Immaginate un luogo che riesce a fondere la New York di fine Ottocento con il movimento dei parchi nazionali. Sembra impossibile, eppure da pochi giorni è diventato realtà proprio nel cuore del la Grande Mela, nel quartiere SoHo.
Al 140 di Wooster Street, infatti, Jacques Marie Mage ha inaugurato la sua prima galleria newyorkese che conta quasi 200 metri quadrati suddivisi su più livelli, pensati come uno spazio ibrido tra boutique e wunderkammer contemporanea.
Fondato a Los Angeles nel 2014 dal designer francese Jérôme Mage, il marchio ha costruito la propria identità su tirature limitatissime (parliamo di poche centinaia di pezzi per ogni colorazione) e su montature in acetato giapponese lavorate a mano nel distretto artigianale di Fukui, ognuna legata a un riferimento culturale preciso: un personaggio storico, una sottocultura, un’epoca. È un approccio che ha trasformato l’occhiale in oggetto da collezione, al punto da guadagnare a JMM soprannomi come “la Rolls Royce degli occhiali da sole”.


A Wooster Street, occhiali, pelletteria, gioielli e manufatti in edizione limitata convivono con tre sculture monumentali dell’artista francese Quentin Garel. Un lupo, un bisonte e il cranio di un’aquila dominano l’ambiente come totem di un West americano rievocato più che rappresentato.
Il progetto porta la firma di Jacques Garcia, architetto e interior designer francese classe 1947, tra i nomi più autorevoli dell’hôtellerie di lusso mondiale. Sono sue le atmosfere dell’Hôtel Costes e del Royal Monceau a Parigi, della Mamounia a Marrakech e del NoMad a New York. Il suo stile, che si contraddistingue per l’utilizzo di velluti, legni pregiati, luce calda, che danno vita a luoghi in cui il gusto per il passato viene riletto in chiave contemporanea. Per JMM tutto ciò si declina in un Art Déco moderno che si scontra, e si salda, con la crudezza organica delle sculture di Garel.


Classe 1975, parigino, formatosi all’École des Beaux-Arts nei laboratori di Jean Clos e Giuseppe Penone, Quentin Garel costruisce da sempre il proprio lavoro attorno al mondo animale: anatomia, scheletri, reperti archeologici tradotti in sculture di legno e bronzo dalle forme ibride, che sembrano a un primo sguardo vestigia autentiche di una fauna scomparsa. Nel contesto rifinito della galleria, ossa e scheletri sovradimensionati smettono di essere reperti e diventano quasi reliquie, oggetti di culto.
La scultura del lupo, in particolare, non è solo un elemento decorativo ma un dispositivo architettonico vero e proprio. Le sue fauci spalancate diventano la soglia da varcare per accedere al secondo livello. Attraversarle significa entrare letteralmente dentro l’animale, un gesto che trasforma lo shopping in una forma di rito di passaggio, viscerale prima ancora che simbolico.

Al piano superiore, un grande disegno a carboncino di Garel copre l’intera parete e rappresenta crani animali che si sovrappongono e si intrecciano in una composizione che ricorda tanto uno studio anatomico quanto un frammento di pittura rupestre. Sotto, teche a specchio e volumi in acciaio lucido ospitano piccoli oggetti, da conchiglie a ceramiche, trattati con la stessa cura riservata a reperti museali.
Il risultato è uno spazio che rifiuta la contrapposizione netta tra naturale e artificiale, tra selvaggio e raffinato. La galleria di Wooster Street funziona proprio come un habitat, un ecosistema visivo dove il lusso contemporaneo e l’immaginario naturalistico americano si guardano allo specchio.
Con questa apertura, Jacques Marie Mage prosegue il proprio programma globale di gallerie concepite come espressioni culturali e architettoniche autonome, ognuna radicata nel contesto che la ospita. A SoHo, il brand sceglie di raccontare l’America attraverso le sue ossa.







