Ci sono artisti che si impongono con clamore e altri che agiscono nell’ombra, scegliendo consapevolmente l’anonimato come forma di libertà creativa. John Fekner è senza dubbio uno di questi. Pioniere della stencil art e protagonista silenzioso ma fondamentale della scena urbana newyorkese tra gli anni ’70 e ’80, Fekner arriva per la prima volta a Reggio Emilia con la mostra Broken Promises, in programma dal 3 luglio al 10 settembre 2025 da SPAZIOC21.
A cura di Jani Pirnat e Brad Downey, l’esposizione – realizzata in collaborazione con il Museo Vžigalica di Lubiana – racconta oltre sessant’anni di attività artistica di un autore che ha sempre usato le parole come strumento di resistenza. Letteralmente. Dai “Warning Signs” spruzzati in giro per i cinque distretti di New York negli anni ’70, ai “word-signs” in stencil che trasformavano muri abbandonati in messaggi politici, Fekner ha sempre saputo dare voce ai silenzi urbani.

La sua arte non si limita a una sola forma espressiva: pittura, videoarte, poesia, musica elettronica, performance e interventi digitali si intrecciano in un corpus eterogeneo, che ha mantenuto come unico filo conduttore l’urgenza sociale. Tra decadenza urbana, inquinamento ambientale, media corrotti e gentrificazione, Broken Promises è una riflessione tagliente – oggi come ieri – sulle promesse infrante delle città e delle istituzioni.

Negli spazi di SPAZIOC21 prende forma un’antologia visiva della New York ribelle, dove i nomi di Keith Haring, Jenny Holzer, Lady Pink e David Wojnarowicz non sono solo riferimenti, ma testimoni di un’epoca condivisa. Il tutto con il tocco discreto di Fekner, che ha scelto la strada – reale e metaforica – come campo d’azione e di confronto.

Domani 3 luglio, giorno dell’inaugurazione, John Fekner sarà presente per incontrare il pubblico e ribadire, ancora una volta, che l’arte può essere un’arma, anche quando si limita a una parola sola spruzzata su un muro in rovina.


ph. courtesy cover: Broken promises, Ph JF Paul Harrison, NY, 1980 Courtesy John Fekner Archive | installation view ph. ph. Fabrizio Cicconi
