Art Parees Fest 2026, quando i muri raccontano la città
Artartfestivalstreet art

Parees Fest 2026, quando i muri raccontano la città

-
Arianna Maria Leva

A Oviedo, un muro non è soltanto una superficie da riempire. Può diventare un luogo in cui riaffiorano una storia, un ricordo, una presenza naturale o un frammento della vita di un quartiere. È da questa idea che nasce Parees, il festival di muralismo contestuale e situato che dal 2017 interviene nello spazio pubblico della città asturiana attraverso un metodo che mette ricerca e ascolto prima della pittura.

La nona edizione, realizzata tra il 31 agosto e il 6 settembre 2026, ha portato a Oviedo tre nuovi interventi firmati da Maite Rosende, Greta von Richthofen e Mar Herrera. Tre artiste, tre quartieri e tre storie molto diverse, unite da un processo di mediazione che parte dal territorio prima ancora di arrivare al muro.

Prima del colore viene l’ascolto

Parees si distingue da un tradizionale festival di arte urbana perchè qui l’artista non arriva con un’immagine già pronta da trasferire su una parete. Il lavoro comincia attraverso incontri, ricerca sul campo e confronto con le persone che vivono il luogo. Il processo di mediazione, sviluppato da Raposu Roxu e Yetooponese, mette in relazione artisti, abitanti, associazioni e figure legate alla storia o alle caratteristiche del territorio. L’obiettivo è costruire un’opera che non sembri semplicemente collocata in un determinato punto della città, ma che nasca da quel punto.

Il muro non viene quindi considerato una tela bianca, ma una superficie che possiede già una memoria. Il compito dell’artista diventa allora quello di raccoglierla, interpretarla e restituirla attraverso un nuovo linguaggio visivo.

Maite Rosende e la memoria de La Cometa

Nel tunnel della Ronda Sur, in Calle Huertas 24B, Maite Rosende ha lavorato sulla memoria di La Cometa, un precedente progetto murale legato alla storia della città. L’artista basca ha raccolto fotografie e ricordi attraverso il confronto con gli abitanti, trasformando quella memoria in una nuova interpretazione dell’opera.

Maite Rosende, nata a Donostia nel 1991, arriva dalla pratica dell’illustrazione e ha sviluppato nel tempo un linguaggio che attraversa libri, disegno e pittura murale. Il suo intervento a Parees mantiene questa libertà: invece di partire da un’immagine rigidamente definita, il disegno prende forma direttamente sulla parete.

Il risultato porta colore in uno spazio di passaggio quotidiano, trasformando un tunnel anonimo in un luogo in cui la memoria del precedente intervento continua a esistere, ma attraverso una nuova composizione.

Greta von Richthofen e la salamandra che abita Oviedo

La seconda storia è molto più piccola nelle dimensioni, ma non per questo meno legata all’identità della città. In Calle Vázquez Mella 58, Greta von Richthofen ha dedicato il proprio intervento alla sacavera d’Uviéu, la salamandra comune della sottospecie Salamandra salamandra bernardezi, una presenza particolare dell’ecosistema urbano di Oviedo.

La scelta non nasce soltanto da un interesse estetico. Le popolazioni urbane di questa salamandra hanno sviluppato caratteristiche che permettono loro di sopravvivere in un ambiente profondamente modificato dall’uomo. Studi dell’Università di Oviedo hanno documentato proprio la presenza di popolazioni urbane della sottospecie S. s. bernardezi, isolate all’interno del tessuto cittadino.

Nel mural di von Richthofen, la salamandra sembra emergere dalle fughe della pavimentazione, quasi fosse sempre stata lì. L’artista, che lavora tra illustrazione, graphic novel e pittura murale, costruisce così un incontro tra la città e una delle sue presenze più discrete.

La ricerca è stata accompagnata anche dal contributo dello zoologo David Álvarez Fernández, professore dell’Università di Oviedo e autore di studi sulla salamandra e sulla biodiversità urbana. In questo caso il muralismo diventa quasi uno strumento di osservazione: rende visibile qualcosa che normalmente attraversiamo senza notare.

Mar Herrera e la memoria di Teatinos

A Rosa María Menéndez López 5-7, invece, Mar Herrera ha guardato alla storia del quartiere di Teatinos, lavorando sulla sua memoria industriale e popolare. Il progetto è nato attraverso incontri con la comunità locale e dalla raccolta di racconti legati alla vita del quartiere.

Il soggetto scelto dall’artista è un momento della Feria de la Ascensión degli anni Settanta, quando la festa si svolgeva nei pressi dell’antico mattatoio della zona. Una scena quotidiana e apparentemente circoscritta diventa così il punto di partenza per riportare sulla parete un pezzo di vita collettiva.

Per Herrera, questa è anche la prima grande esperienza di pittura murale. La sua formazione è invece profondamente legata alla pittura figurativa: nata a Gijón nel 1971, ha studiato Veterinaria prima di dedicarsi con continuità alla pratica artistica, sviluppando una ricerca incentrata su forma, colore e materia.

Il suo intervento introduce quindi una dimensione quasi cinematografica: un istante del passato viene isolato e trasformato in immagine pubblica, permettendo a una memoria privata e orale di trovare una nuova collocazione nello spazio comune.

Un festival che non finisce sul muro

A Parees, la pittura è soltanto una parte del progetto perchè attorno ai tre interventi principali, l’edizione 2026 ha sviluppato una serie di attività pensate per coinvolgere direttamente gli abitanti: laboratori di serigrafia, workshop dedicati alle salamandre tessili, un laboratorio di muralismo per famiglie e la visita guidata Más allá del mural, che accompagna il pubblico tra le opere nuove e quelle realizzate nelle edizioni precedenti.

Il festival lavora infatti sulla costruzione di una sorta di museo diffuso. Le opere non sono concentrate in un unico luogo e non richiedono l’ingresso in uno spazio espositivo: sono distribuite per la città e possono essere incontrate durante la vita quotidiana.

È un modello che negli anni ha trasformato progressivamente Oviedo in una galleria a cielo aperto. Dopo l’edizione 2024, il patrimonio del festival aveva raggiunto circa 40 interventi, con artisti locali e internazionali e opere legate a temi come la memoria dei quartieri, le tradizioni asturiane, il patrimonio naturale e gli antichi mestieri.

Il muro come archivio

Quello che Parees costruisce, quindi, non è semplicemente una collezione di grandi immagini sulle facciate della città. È un archivio distribuito nello spazio pubblico. La memoria di un festival, la presenza di una salamandra, una vecchia festa di quartiere: elementi che potrebbero rimanere confinati ai racconti di chi li ha vissuti vengono trasformati in immagini accessibili a tutti.

Ed è proprio qui che il muralismo contestuale assume un significato diverso dalla semplice decorazione urbana. Prima di dipingere, Parees osserva ciò che esiste già. Poi lo traduce in una nuova forma, lasciando che siano i muri a continuare a raccontare la città.

Artartfestivalstreet art
Scritto da Arianna Maria Leva

Editor's Picks

x
Ascolta su