La mia infanzia è stata divertentissima, sono cresciuto in una casa lontana dalla città, assieme a decine di cugini. Il pomeriggio ci vedevamo dopo i compiti e ci avventuravamo tra le campagne vicine, spingendoci ogni volte un po’ oltre, protetti dai nostri bastoni e pistole di legno, bende sugli occhi, caschi in testa, coltellini svizzeri in tasca. Un piccolo esercito di guerrieri esploratori.
Il lavoro di Juan Ford sembra essere figlio di un background simile, carico di ricordi avventurosi, di battaglie immaginarie. I suoi dipinti ritraggono personaggi che sembrano divertirsi a interpretare un’avventura post apocalittica. Nastro adesivo attorno al volto, rami secchi e occhialoni da sci. Dei Goonies cresciuti che hanno inventato un mondo in bilico tra Mad Max e Miyazaki.
Ci si legge forse anche un presagio oscuro, un senso di inquietudine verso un futuro catastrofico e retribalizzato. Ma poi il colore trasforma tutto in gioco.











