I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

Giulia Guido · 7 giorni fa · Photography

Cinematografici e surreali. Quasi futuristici. Gli scatti di Kate Hook fanno questo effetto, portano lo spettatore in luoghi lontani, non geograficamente, ma nel tempo e nello spazio. La fotografa con base nel sud del Regno Unito ci fa viaggiare con la mente nel tempo e nello spazio. 

Kate Hook ha studiato Art Direction all’University of Arts London, Filmmaking alla Staffordshire Uni e oggi è una fotografa specializzata in fotografia analogica. Allontanandosi da molti colleghi che fanno affidamento soprattutto sulla post produzione e su Photoshop, Kate realizza tutto in macchina e guardando i risultati ottenuti non possiamo che rimanere senza parole. 

Noi la abbiamo fatto qualche domanda e Kate Hook ci ha raccontato come ha cominciato a scattare e qualcosa in più sulla sua tecnica. Non perderti l’intervista qui sotto e seguila su Instagram e sul suo sito.

Raccontaci come ti sei avvicinato alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

Non c’è un momento particolare che mi viene in mente, è stata più una sequenza organica di sviluppo di un interesse per la fotografia che è iniziato con una Canon AV-1 che mio padre mi ha dato quando ero un’adolescente, oltre a giocare con le altre fotocamere digitali in casa. Quando avevo circa 14-15 anni mi sono appassionata e verso i 16 anni è diventato abbastanza evidente che avevo un talento per la fotografia. Una cosa che ricordo di quel periodo era qualcuno che mi diceva che stavo scattando foto “sbagliate”, il perché è che a quell’età avevo poca idea di ciò che stavo facendo, dato che non avevo avuto alcun insegnamento o qualcuno che mi mostrasse come usare bene una macchina fotografica. Così ho iniziato a leggere libri su fotocamere e fotografia perché volevo imparare a scattare correttamente e poi farlo “male” di proposito.

Descrivi il tuo stile fotografico. Come sei arrivato a questo punto?

Magico e vivido. Non chiaro o scuro, è luminoso e onirico. Ho passato anni a giocare con vari metodi e tecniche diverse. Quando ero più giovane ero molto attratta dal surrealismo, quindi sento che ha avuto un impatto su di me a livello creativo. Ho sempre creduto che la magia sia reale e che ci sia molto di più nella realtà di quello che ci viene insegnato, così cerco di mostrarlo nel mio lavoro. Dopotutto la realtà è ciò che tu fai con essa. 

Secondo te qual è la cosa da considerare più importante mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Il mood e il messaggio… Se ce n’è uno, dipende un po’ dalla foto. Di solito ci sono un bel po’ di elementi da considerare e che dipendono da set che si sceglie. Per quanto riguarda il modello, bisogna considerare il modo in cui è presentato, la sua espressione, ma anche ciò che indossa. Poi ci sono altri elementi come l’illuminazione e l’attrezzatura. Così come i temi e il simbolismo. Tutto questo è come un’equazione matematica con vari fattori diversi che danno vita alle immagini finali.

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Scatto interamente su pellicola e ho iniziato a usare più filtri nel mio lavoro. Le principali fotocamere che uso sono Nikon F100, Fm2 e F3. Recentemente ho ricevuto una Pentax 645N con la quale sono entusiasta di lavorare di più. Di tanto in tanto uso la tecnica del “film soup, ovvero immergo la pellicola di un rullino 35mm in un liquido, questo distorce l’equilibrio chimico della pellicola e provoca alcuni effetti interessanti. Assolutamente nessuno dei miei lavori è photoshoppato, tutto è fatto praticamente nella macchina fotografica. Faccio solo qualche piccolo ritocco prima di caricarlo, tutto qui. Passiamo un sacco di tempo a fissare gli schermi, quindi per me è importante dal punto di vista artistico scattare e creare immagini senza l’ausilio di un computer e di un software di editing. Inoltre scattare su pellicola rende tutto un po’ più reale. 

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Pete Turner e Benoit Debbie sono stati le maggiori influenze per me nel corso degli anni. Turner è stato essenzialmente il padrino della fotografia su pellicola a colori e Debbie è un maestro del colore per la cinematografia. 

Continua la frase: per me la fotografia è…

La verità. È tutto lì per una ragione. L’occhio umano non può e forse non vuole vedere tutto. La fotografia può dirci quanto sia impressionante e allo stesso tempo quanto sia bello il mondo.

Kate Hook | Collater.al
Kate Hook | Collater.al

Leggi anche: Gli autoritratti surreali di Alice Milewski

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
Photography
I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11
Le fotografie intime e passionali di Leo Maki

Le fotografie intime e passionali di Leo Maki

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Passionali e intimi, decisi e sensuali, gli scatti di Leo Maki ci aprono le porte di un mondo dove il corpo umano è al centro di ogni cosa. 

Leo Maki è un fotografo e videomaker polacco che a 26 ha già messo a punto uno stile riconoscibile e preciso che utilizza per raccontare e mostrare il proprio punto di vista su temi temi come l’intimità, il corpo e i sogni
Il taglio unico delle sue immagini, in cui il focus è tutto sul soggetto lo ha portato a collaborare con differenti realtà e a realizzare copertine per differenti testate come PNPPL magazine o per HART Magazine. 

Da quando ha ricevuto la prima macchina fotografica a 12 anni ad oggi, sono cambiate molte cose per Leo Maki. Se il primo approccio alla fotografia è stato attraverso quelle fotografie che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita, magari ad amici in contesti quotidiani, ora la produzione del fotografo di Varsavia sbalordisce per originalità e impatto. 

I protagonisti dei suoi scatti sono giovani uomini attraverso i quali Leo Maki riscopre la bellezza e il potenziale espressivo del nudo artistico. Ogni cosa ruota attorno al corpo, alle sue forme e a ciò che è capace di trasmettere allo spettatore.
Inoltre, l’uso esasperato di luci colorate, che a volte rende gli scatti quasi monocromatici, dà vita a immagini ancora più potenti. 

Non esiste vergogna o imbarazzo e in un certo senso le fotografie di Leo Maki ci ricordano che dobbiamo riscoprire e riabituarci alla bellezza e alla purezza del corpo nudo, senza giudicare. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni suoi scatti, ma per scoprirne di più seguite Leo Maki su Instagram e visitate il suo sito

Leo Maki | Collater.al
Leo Maki | Collater.al
Le fotografie intime e passionali di Leo Maki
Photography
Le fotografie intime e passionali di Leo Maki
Le fotografie intime e passionali di Leo Maki
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10
“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci

“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci

Giulia Guido · 10 ore fa · Photography

Tovaglia a quadri, spaghetti al sugo, vino rosso, lui in canotta bianca e lei in vestaglia da casa: è l’Italia degli stereotipi, è il Bel Paese visto dagli altri, è Sesso italiano, il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci

Classe 1994, Martina Dendi nasce a Livorno ed è una fotografa che ha costruito il suo background e il suo bagaglio di conoscenze alla LABA di Firenze, Stephen F. Austin State University in Texas,  all’Accademia di Brera di Milano e alla Moholy-Nagy Művészeti Egyetem di Budapest. Oggi vive a Milano e ha già alle spalle il fotolibro Caducità e diverse esposizioni. 

Di un anno più giovane, Lorenzo Paci nasce a Cecina dove tutt’oggi lavora come barista, ma non solo. Attirato dal mondo del teatro e dall’arte della recitazione fin da adolescente, oggi continua a partecipare a produzioni e cortometraggi.

Dall’incontro tra Martina e Lorenzo nasce “Sesso italiano”, un progetto fotografico che parte dagli stereotipi più comuni legati all’Italia e li ricontestualizza. Le immagini attualizzano i cliché che spesso ci caratterizzano all’estero (o sui quali a volte noi stessi scherziamo amaramente) e mostrano come nel mondo di oggi risultino paradossali e grotteschi. 

In particolare, sono tre i temi che Martina e Lorenzo vanno a scomodare: il passato con i suoi tabù, il patriottismo e la famiglia. Temi che vengono rappresentati attraverso simboli riconoscibili come un crocifisso al collo o la maglietta della Nazionale. 

Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al

Dio.
É qui rievocata l’Italia dei ruggenti anni ‘60, del boom economico e di Fred Bongusto, una realtà che si scontra violentemente con la nostra generazione, toccata dalla crisi del 2008 e dal Covid.
Il clima di sospensione del totale, con le sue pose plastiche, forzate, viene sconvolto nei dettagli: avviene così una catarsi di tutta la sessualità repressa che quella generazione ha dovuto sopportare per via della costante presenza di tabù nelle loro vite.

Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al

Patria.
Il momento della partita è il picco del patriottismo italiano.
In una nazione giovanissima, che non è mai riuscita a sedare le inimicizie tra paesi confinanti, quando “gioca l’Italia” diventiamo il più fiero e coeso dei popoli.
Italia, rivestita della sola bandiera, assiste al match a fianco del suo tifoso-amante.
La loro relazione complicata trova pace solo in questo contesto.

Famiglia.
Chiaro omaggio a Casa Vianello, ci troviamo nel momento più intimo della giornata.
Sourja, unica “figlia” che possono permettersi data la precarietà lavorativa, fa loro compagnia.
La disillusione nei confronti del futuro è catalizzata in una perpetua ricerca di stimoli che distoglie dal presente e affievolisce ogni pulsione.

Una volta finito di guardare gli scatti di “Sesso italiano” non possiamo non chiederci se questi stereotipi, questi cliché che ci contraddistinguono e che per tanto tempo ci hanno caratterizzati sono resistiti alla prova del tempo o se, adattati all’oggi, risultano soltanto una caricatura di una realtà che non è più la nostra. 

Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al
Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al
“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci
Photography
“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci
“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci
1 · 15
2 · 15
3 · 15
4 · 15
5 · 15
6 · 15
7 · 15
8 · 15
9 · 15
10 · 15
11 · 15
12 · 15
13 · 15
14 · 15
15 · 15
Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele

Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele

Giulia Guido · 9 secondi fa · Photography

Fotografie di moda, ma non solo. Gli scatti di Arnaud Ele nascondono quel qualcosa in più da lasciare lo spettatore in contemplazione. 

Nato in Camerun, dove ha trascorso i primi 5 anni di vita, Arnaud Ele è cresciuto tra la Francia e la Svizzera e ha terminato gli studi a Ginevra, specializzandosi in regia alla Scuola di Cinema. Sarà il suo background, o forse la sua storia personale, a dare alla sua produzione fotografica un taglio speciale. 

Arnaud è conosciuto per la sua fotografia di moda e ha lavorato per Diesel, adidas, Vogue Portugal e molti altri brand e magazine rinomati, eppure quando guardiamo i suoi scatti ci troviamo davanti immagini che si allontanano dalla fotografia di moda che comunemente immaginiamo.  

La scelta dell’analogico dona agli scatti una certa unicità e dimostra come il Arnaud Ele sia uno specialista nel cogliere l’attimo giusto. Il taglio, invece, ricorda quello documentaristico. Non a caso, oltre alla fotografia di moda, il fotografo ha fatto parlare di sé anche con serie realizzate in Svizzera, o nel suo paese natale. 

In ogni caso, che si tratti di un paesaggio, di un ritratto o di uno still life, negli scatti si respira sempre un atmosfera intima, fruibile a pochi. 

Noi abbiamo selezionato solo alcune delle sue fotografie, ma per scoprine di più visitate il sito di Arnaud Ele e seguitelo su Instagram

Arnaud Ele
Arnaud Ele
Arnaud Ele
Arnaud Ele
Arnaud Ele
Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele
Photography
Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele
Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele
1 · 14
2 · 14
3 · 14
4 · 14
5 · 14
6 · 14
7 · 14
8 · 14
9 · 14
10 · 14
11 · 14
12 · 14
13 · 14
14 · 14
Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Dominik Hollaus è un giovane fotografo e graphic designer di Innsbruck, Austria, che dopo aver studiato e aver lavorato per diversi anni ha messo a punto uno stile tutto personale. 

Nel suo portfolio troviamo fotografie dall’estetica chiara e pulita, in cui il soggetto risalta su tutto. Questa tecnica lo ha portato a collaborare con diversi brand e realtà come Chanel, Pomellato o Tom Ford. 

Noi però siamo stati colpiti in particolar modo da due suoi progetti personali molto simili, Negative Cuts e Strip Portraits. La particolarità di queste due serie fotografiche è che per realizzare Dominik Hollaus è in qualche modo a photoshoppare un’immagine su pellicola. 

Ci spieghiamo meglio: le immagini che fanno parte di questi lavori sono dei veri e propri collage realizzati strisce di negativi fotografici e a volte tagliandoli e incollandoli in ordine differente. Una volta riassembleti tutti i pezzi, il fotografo li rifotografa: il risultato è estremamente moderno ed accattivante. 

Il soggetto, che sia un edificio o un ritratto, rimane riconoscibile, ma la sua forma è frammentata e la prospettiva e le proporzioni completamente distrutte. Solo in questo modo si possono azzardare nuove e innovative interpretazioni. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma per scoprirne di più seguite Dominik Hollaus su Instagram e visitate il suo sito.

Photo credits: Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
Photography
Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12