Per la prima volta nella storia del Messeplatz Project ad Art Basel, l’arte pubblica si manifesta sotto forma di pittura. A firmare questo gesto audace è Katharina Grosse, un’artista che ha scelto di sfidare i limiti fisici e concettuali dello spazio urbano: CHOIR è la sua opera più grande in un contesto urbano e, come racconta lei stessa, «il mio lavoro più ambizioso all’aperto, nonché il primo Messeplatz Project ad Art Basel a prendere la forma di un dipinto».

Curata da Natalia Grabowska, Curator at Large per l’Architettura e i Progetti Site-Specific alla Serpentine di Londra, l’installazione di Katharina Grosse si impone come un’opera totalizzante, un affresco contemporaneo che si estende liberamente su superfici, strutture e persino sui simboli ufficiali della fiera. «Sin dall’inizio ho dato per scontata la possibilità di dipingere ovunque, incluso sopra il logo di Art Basel», spiega l’artista su Instagram, sottolineando l’intento di scardinare ogni forma di controllo.

CHOIR è un’opera che parla di libertà, fluidità e trasformazione. Nata dal desiderio di «sfidare ciò che può accadere in un ambiente rigidamente regolato», la pittura abbraccia lo spazio con una forza visiva quasi organica, come se fosse «un vasto dipinto volato dentro, atterrato brevemente, e che ha lasciato il suo residuo dietro di sé».

Il colore, e in particolare il magenta, diventa protagonista. Invade l’architettura e il paesaggio urbano, cattura lo sguardo e altera la percezione dello spazio circostante. «Il colore diventa uno strumento per interrompere le abitudini e provocare un cambiamento. Voglio che le persone si sentano così destabilizzate – in positivo o in negativo – da essere mosse, interiormente», racconta Katharina Grosse.

CHOIR non è solo un dipinto: è un’esperienza collettiva e temporanea. Una “folla pittorica” che unisce e dissolve, che accoglie chiunque e non appartiene a nessuno. «Appartiene a tutti e a nessuno. Riunisce le persone in un collettivo fugace – un coro di voci distinte, tenute insieme momentaneamente in un’esperienza condivisa e mutevole», conclude l’artista.

In un’epoca in cui l’arte tende a essere codificata e incasellata, CHOIR apre una breccia. Un invito a lasciarsi andare, a percepire il reale come qualcosa di liquido, instabile e, proprio per questo, vivo.

