Se Hans Ruedi Giger avesse fatto un figlio con Siouxsie Sioux, concependolo tra le rovine di un cimitero precolombiano durante un concerto dei Burzum, questo figlio sarebbe Kris Kuksi.
Kris Kuksi è un artista americano, appartenente al movimento Fantastic Realism. Pittore e scultore, Kuksi crea complesse installazioni artistiche che si muovono tra l’umorismo nero, la politica, il sesso e la morte. Il suo lavoro, decadente e accuratissimo, riprende l’immaginario surreale di Hieronymus Bosch, il gusto gotico e barocco di H. R. Giger, naturalmente, e l’arte classica.
Ci si perde nelle opere di Kuksi, tra citazioni artistiche e micromondi post-industriali. Vecchi oggetti, piccoli giocattoli e ricambi meccanici rimodellati in equilibrate asimmetrie e trasformati in isole sospese. Fotografie da un purgatorio psichedelico, capaci di mescolare sensualità, irrealtà e orrore, in equilibrio tra giorno e notte, bene e male, passato e futuro, divino e mefistofelico.
Le sue rappresentazioni sono di una ferocia spietata. Grottesche e dissacranti. Le opere del passato vengono rovesciate di senso e mutilate, rivisitate alla luce di un presente demoralizzato e corrotto.
Un luogo in cui “new beginnings, new wars, new philosophies, and new endings exist“.

