Style La nuova estetica del foulard con i Dov’è Liana
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La nuova estetica del foulard con i Dov’è Liana

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Leila Stabile
cover | Collater.al

Il foulard in testa non è solo un accessorio di moda: è un simbolo carico di significati, capace di attraversare epoche e subculture, adattandosi e trasformandosi nel tempo. Da complemento di stile a emblema di ribellione, libertà e identità fluida, il foulard racconta storie di cambiamento e creatività. I Dov’è Liana, un trio musicale francese che ha scelto – o forse no – di riportarlo in auge, lo hanno reso un elemento distintivo della propria estetica. Grazie a loro, questo simbolo torna a rappresentare una generazione in cerca di autenticità e libertà. Scopriamo di più.

La rivoluzione culturale del foulard

Il foulard è è senza dubbio legato all’eleganza del XX secolo, quando icone come Audrey Hepburn, Grace Kelly e Jacqueline Kennedy Onassis lo consacrarono a simbolo di stile. Audrey Hepburn lo indossava con naturalezza, rendendolo uno dei suoi tratti distintivi sul grande schermo. Grace Kelly, in un aneddoto ormai leggendario, lo utilizzò addirittura per immobilizzare il suo braccio infortunato, dando vita a un’immagine iconica. Jacqueline Kennedy lo abbinava ai grandi occhiali da sole, contribuendo a consolidarne l’aura di glamour. Case di moda come Hermès, Gucci e Pucci ne fecero un accessorio irrinunciabile dell’alta moda. Eppure, le sue origini sono più umili. 

Prima di diventare un simbolo di eleganza, il foulard era un alleato delle mondine nelle risaie: un oggetto pratico, usato per proteggersi dal sole. Dalle risaie all’immaginario collettivo del Novecento, questo accessorio ha saputo adattarsi alle mode e ai movimenti culturali, trasformandosi in un segno di appartenenza.

Con l’avvento delle subculture, il foulard è diventato un potente strumento di comunicazione. Negli anni Cinquanta e Sessanta, beatnik e hippie lo adottarono per sfidare le norme sociali, rendendolo un simbolo di indipendenza e ribellione. Negli anni Ottanta e Novanta, è stato reinterpretato da punk e comunità LGBT+, che lo hanno trasformato in un manifesto di identità fluida e libertà sessuale.

Il foulard secondo i Dov’è Liana

Arriviamo a oggi con i Dov’è Liana, un trio francese che mescola italo disco, house, rock ed elettronica. Se partecipate a un loro concerto, noterete subito una cosa: quasi tutti indossano un foulard. Ma facciamo un passo indietro prima di capire il perché.  

I Dov’è Liana conquistano l’Italia grazie alle loro canzoni con testi in italiano, cantante con il loro inconfondibile accento francese, ma non solo. Il loro sound, che richiama la libertà espressiva delle subculture, riesce a far  innamorare quasi tutti. Emblematica è la loro canzone di debutto Perché Piangi Palermo e il loro primo album Love 679. Da quel momento in poi i loro concerti si trasformano in spazi di euforia collettiva, dove ogni giudizio resta fuori dalla porta.

Non solo musica ma anche e soprattutto appartenenza collettiva, simboleggiata rigorosamente dal nostro accessorio, il foulard. Ormai elemento chiave dell’estetica dei Dov’è Liana, diventa elemento evocativo sia delle atmosfere mediterranee quanto delle estetiche gender-fluid. Così, questo semplice pezzo di stoffa diventa un segno di appartenenza a un universo libero, dove passato e futuro si fondono in una celebrazione continua. Non solo un dettaglio di stile, ma un ponte tra le sottoculture storiche – dai movimenti bohémien agli anni Ottanta queer – e il presente, con la sua richiesta di spazi inclusivi e condivisi.

Indossare un foulard al concerto dei Dov’è Liana diventa un gesto spontaneo, un modo per omaggiare il trio e sentirsi parte di una comunità unita dalla musica e dall’espressione libera. Come dicono loro: «L’importante è ballare, ridere e fare l’amore». E magari, indossare un foulard.

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Scritto da Leila Stabile

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