L’estetica di Lanthimos, fin dalla sua opera prima è sempre stata bene definita. Corpi si trascinano in un vortice di azioni apparentemente insensate e surreali a volte ritratti da campi stretti che ne evidenziano dettagli, altre volte ritratti nella loro interezza; anime immobili smarrite in una straniante realtà.
I film del regista greco, dopo più di un decennio di carriera, mantengono sempre la stessa cifra stilistica ma negli anni qualcosa è cambiato: in primissimo luogo il budget di produzione, da film indipendenti ambientati nella sua terra di provenienza con cast nostrano si è passati a produzioni più sostanziose potendo cosi arrivare ad ingaggiare attori fino ad ora inarrivabili senza però rinunciare ai suoi tanto cari attori feticcio, usati svariate volte nelle precedenti pellicole.
L’ultimo film, “The Killing of the Sacred Deer” presentato a Cannes nel 2017 si è portato a casa il premio Best Screenplay oltre a numerose nomination.
Il cast del film include l’ormai testato Colin Farrell (The Lobster) e una nuova star del calibro di Nicole Kidman. La storia narra le vicende di un chirurgo di successo che inspiegabilmente introduce un giovane ragazzo nella propria vita familiare dando via così ad un complesso dramma psicologico dalle tinte horror.
Per chi non conoscesse i lavori precedenti del regista, ormai diventate pellicole di culto per gli appassionati, ecco un breve excursus sui lungometraggi di Lanthimos:
Kinetta, prima pellicola del regista, introduce il tema dell’inadeguatezza umana, che svilupperà in maniera sempre più surreale e straniante nei successivi film. In questo primo film, il regista racconta il gioco morboso tra un poliziotto, un fotografo e una cameriera che decidono di inscenare e filmare delle morti realmente avvenute andando così a svelare atteggiamenti turbanti ma allo stesso tempo profondamente umani.
Kynodontas, analogamente al film iraniano Apple, racconta l’esistenza di una ricca famiglia che ha deciso di far crescere i propri figli senza contatti con il mondo esterno, causando cosi in loro sia deficit di apprendimento che una sconvolgente paura per il mondo esterno e le creature che lo abitano.
Alps, terza opera del regista, indaga ancora il tema della morte e della messa in scena attraverso un team di quattro persone che per alzare qualche soldo rimpiazzano individui appena defunti per vendere a caro prezzo ai parenti delle vittime un loro surrogato.
The Lobster, penultimo lungometraggio e prima produzione internazionale di Lanthimos, dipinge un universo distopico nel quale chi arrivato alla mezza età non ha trovato la propria anima gemella, viene tramutato in un animale a propria scelta.
Ora che il regista greco è sotto i riflettori vedremo se sarà in grado di soddisfare le aspettative accontentando il suo pubblico più affezionato e magari guadagnandosene anche di nuovo.
