Art Letizia Prestipino porta il paesaggio della memoria dentro Sebino
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Letizia Prestipino porta il paesaggio della memoria dentro Sebino

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Collater.al Crew

All’interno di IN/FORM, il progetto che sta ridefinendo gli spazi della sede Sebino, l’intervento dell’artista Letizia Prestipino si sviluppa lungo una traiettoria più sottile, quasi sospesa: quella della memoria. Non come ricordo statico, ma come immagine in movimento, capace di emergere attraverso il colore e la luce, proprio come accade nei paesaggi che abitano la sua ricerca pittorica.

 
 
 
 
 
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È da un’esperienza personale che prende forma Colors of Memory. Back from Berlin, un lavoro che nasce da un attraversamento e da un ritorno, da un momento preciso: l’alba osservata dall’aereo sulle Alpi, poco prima dell’atterraggio a Orio al Serio. Un’immagine sospesa tra distanza e riconoscimento, tra il viaggio e il suo compimento, che diventa punto di partenza per una riflessione più ampia sul paesaggio come spazio interiore.

Nella pratica di Prestipino, il cielo e gli elementi atmosferici non sono mai semplici soggetti, ma dispositivi emotivi. La pittura si costruisce per stratificazioni cromatiche, dove luce e colore si depositano fino a generare una profondità percettiva che sfugge alla dimensione puramente visiva. Il paesaggio si trasforma così in esperienza, in una soglia in cui il ricordo prende forma e si rende condivisibile.

All’interno dello spazio industriale di Sebino, questa ricerca entra in dialogo con un contesto apparentemente distante. Da un lato la precisione tecnica, la struttura, la funzione; dall’altro la dimensione atmosferica e instabile del paesaggio. È proprio in questa tensione che si inserisce l’intervento, costruendo un sistema in cui arte e industria non si oppongono, ma si riflettono l’una nell’altra.

L’installazione si sviluppa attorno a una struttura espositiva progettata appositamente: uno scaffale verniciato in rosso RAL 3000, colore identitario dei sistemi antincendio prodotti dall’azienda, che accoglie le opere rendendone visibile sia il fronte che il retro. In questo modo, il dipinto non è più solo immagine, ma oggetto costruito, svelato nella sua intelaiatura, in un parallelismo diretto con l’infrastruttura industriale che lo ospita.

Il gesto di Prestipino non è quindi solo pittorico, ma anche concettuale: mostrare ciò che solitamente resta nascosto, attivare una lettura doppia, in cui il paesaggio dipinto e la struttura che lo sostiene coesistono. È una modalità che trasforma lo spazio produttivo in un campo di risonanze, dove natura e artificio si intrecciano continuamente.

La struttura tripartita dell’installazione amplifica ulteriormente questa dinamica. Ai lati, due opere della serie Colors of Memory, mentre al centro una quadriglia di lavori di formato più piccolo provenienti dalla serie Open Field. Qui il tema del riuso diventa centrale: i dipinti nascono infatti da telai serigrafici dismessi, recuperati e trasformati in nuove superfici pittoriche, cariche di una memoria materiale che si somma a quella visiva.

Questo processo di riappropriazione introduce un ulteriore livello di lettura. I supporti, originariamente destinati allo scarto, diventano parte attiva della narrazione, mentre il paesaggio dipinto si colloca in bilico tra reale e immaginato. È un continuo slittamento, in cui ogni elemento porta con sé una storia precedente, che viene assorbita e rielaborata.

In alcune opere, inoltre, compaiono frammenti del sistema antincendio progettato da Sebino. Un innesto iconografico che rompe definitivamente la separazione tra i due mondi: l’infrastruttura tecnica entra nello spazio della pittura, mentre il paesaggio la accoglie, la trasforma, la rende parte della propria grammatica visiva.

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Scritto da Collater.al Crew

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