Sulla casa d’infanzia – vissuta come guscio primordiale e «localizzazione spaziale della nostra intimità» – il fenomenologo francese Gaston Bachelard ha scritto alcune delle pagine più belle di La poetica dello spazio (1957). Con un salto temporale di non poco conto, l’artista visivo Stefan Zsaitsits (Lower Austria, 1981) approda all’immagine sognante del tetto domestico per costruire la sua versione di uno spazio che sa di casa, emozioni e vita. «I flussi del pensiero, le tracce dell’inconscio, le impressioni della vita e i ricordi quasi dimenticati» viaggiano sulla carta da disegno, compagna fedele della sua poetica e della sua prassi creativa.
Il disegno è per Stefan Zsaitsits il terreno privilegiato da cui esplorare la necessità della comunicazione d’arte. Tra carta, sogno e grafite, la sua mano esplora emozioni, sentimenti e incognite legate tanto all’universo dell’adolescenza quanto al mondo adulto. La solitudine del suo personaggio più affezionato si barcamena – forte, a tal proposito, il richiamo illustrativo alla navigazione e alle barche – tra la precarietà di un’incertezza chiaramente avvertita e il desiderio di abbandonare la prigione dorata di un quotidiano affidato alla routine.
Nella restituzione bidimensionale di uno spazio abitato dalla bulimia delle presenze e da una miriade di oggetti, il volo dello spirito appare paralizzato: nei poveri resti di un uccellino impossibilitato a volare (Frattali, 2025), come nello scafo illustrato come un pesante blocco di pietra (Arca, 2025).

Come l’artista ha ricordato: «Se qualcosa di simile all’indicibile esiste, se si tratta di spazi interiori o momenti della vita in cui le parole non trovano più risposta e se solo le immagini sembrano essere in grado di esprimerlo, allora voglio che le mie opere trovino spazio lì. Spazi tra gli opposti come ragione e assurdità, riposo e fretta, sonno e veglia. Sui confini di questi spazi desidero creare i miei quadri. Quadri che spesso sollevano più domande di quante ne possano rispondere. Quadri che trattano di questioni vitali e profane. Da pensieri confusi a idee concrete. Razionalità e irrazionalità, ordine e caos, reale e surreale come unità nella mia mente e nei miei disegni. Ma soprattutto, questi sono quadri sull’assurdità come stato e legge della vita.»
Abitando lo spazio del foglio e distogliendo la realtà da una fruizione passiva, evocazioni, segni, disillusioni e speranze attivano l’ascolto di uno spazio esteso oltre la griglia di una umana desolazione (Contorcersi e scomparire, 2025).
Articolo di Floriana Savino
