Let’s Talk, la campagna fotografica di Charlie Clift sulle malattie mentali

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9 Aprile 2019

La campagna fotografica di Charlie Clift "Let's Talk" nasce con l'intento sdoganare il tabù delle malattie mentali e parlarne senza vergogna.

Per raccontarvi questo progetto fotografico, ho bisogno di dirvi una cosa: da circa due anni soffro, in ordine, di disturbo generalizzato d’ansia, disturbo da attacchi di panico, agorafobia e depressione e ogni giorno mi chiedo se forse non ne ho sempre sofferto di alcune di queste cose, senza ammetterlo a me stessa.

La parte difficile in fondo non è mai stata quella di rendermi conto che improvvisamente il mio cuore batte all’impazzata, saltando anche qualche battito all’occorrenza, o che il mio fiato è alquanto corto, piuttosto è stata dura dare una forma e una ragione ai pensieri che accompagnano tutto ciò, come quello della paura di morire da un momento all’altro, quello di essere affetta da qualcosa che mi rende di meno rispetto alle media delle persone che mi circondano, quello di non meritare le cose positive ma solo quelle negative, ecc.

In poche parole, senza annoiarvi oltre con le mie peripezie mentali, sono il soggetto perfetto per far parte della campagna fotografica di Charlie Clift: Let’s Talk, che nasce con l’intento di aprire una conversazione sulle malattie mentali, pulirle da quello strato fatto di stigma e vergogna, conoscerle per saperle temere di meno. Nei suoi scatti, Charlie – che ha sofferto a lungo di depressione – si appoggia all’aiuto della lettering artist Kate Forrester, la quale dipinge sul volto dei volontari nonchè soggetti delle foto, le parole che questi userebbero per descrivere i disturbi mentali di cui sono affetti.

C’è chi su una guancia ha scritto di sentirsi fratturata al suo interno, chi sulla fronte ammette di non sentirsi meritevole di provare felicità, chi ha il volto pieno di assenza di speranza, oscurità, dolore. Il tutto in caratteri bianchi, che a differenza della lotta quotidiana con la propria malattia, andranno via passandoci dell’acqua. Per questo Charlie immortala questi momenti, questi volti, queste parole scritte su pelle, perchè inizi una conversazione, una mano virtualmente alzata che si aggiunga a loro e che racconti la sua storia.

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