La nostra intervista alla skateboarder Lizzie Armanto

In occasione del lancio di Vanguards, l’ultimo capitolo della campagna globale di Vans This Is Off The Wall, abbiamo fatto due chiacchiere con Lizzie Armanto.

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6 Marzo 2019

Classe 1993, Lizzie Armanto è una skateboarder di fama internazionale. In pochi anni e nonostante la giovane età Lizzie è riuscita a farsi un nome all’interno dell’ambiente dello skate, riuscendo a vincere numerose competizioni e soprattutto diventando la prima donna a completare il famoso The Loop ideato da Tony Hawk.

Vans Vanguards Lizzie Armanto | Collater.al

La sua storia e la sua bravura l’hanno portata a essere uno dei volti della campagna globale di Vans This Is Off The Wall che si sta chiudendo con l’ultimo capitolo dal titolo Vanguards.

La campagna punta a raccontare lo skate attraverso le storie di quattro skater donne: Brighton Zeuner, Yndiara Asp, Mami Tezuka e ovviamente Lizzie Armanto.

Vanguards, infatti, non è solo una campagna pubblicitaria, ma anche un modo per sostenere la crescita e lo sviluppo dello skateboard, che negli ultimi anni sta riscuotendo un grandissimo successo, arrivando a essere dichiarato disciplina olimpica per i prossimi Giochi di Tokyo 2020 e per favorire l’accesso a questa disciplina indistintamente a donne e uomini.
In occasione di questa campagna noi abbiamo incontrato Lizzie e ci siamo fatti raccontare la sua storia e la sua vita sullo skate.

Com’è nata la tua passione per lo skateboard e quando è diventata la tua professione?

Ho iniziato ad andare sullo skate a 14 anni perché mio fratello voleva provare e mia madre ci ha portato entrambi allo skatepark. Per me, lo skateboard è diventato un posto dove andare, un modo per uscire di casa, per passare del tempo all’aperto. A un certo punto ho iniziato a partecipare a delle competizioni di skate e mi piaceva molto la scena, l’ambiente e le persone che c’erano. Così, fin da subito è stato divertente partecipare alle gare, perché potevo spingermi oltre, andare in posti nuovi e incontrare persone nuove.
Poi sono andata al liceo, in un community college, e in quel periodo mi sono fatta male proprio andando sullo skate e non ho potuto riandarci per un paio di mesi, è stato a quel punto che mi sono resa conto che volevo farlo diventare la mia carriera, che mi sono detta “è proprio questo che voglio fare”.

Come viene percepita la figura femminile nella scena dello skateboard, un settore che dall’esterno sembra essere quasi esclusivamente maschile?

Se non ci sei mai stato, è decisamente intimidatorio andare in uno skatepark per la prima volta ed essere quello nuovo. Ci vuole una certa dose di coraggio. Ma, poi, rimani sorpreso quando inizia a provarci davvero, cerchi di capire come funziona e, magari, chiedi anche aiuto alla gente. La maggior parte delle volte, la persona a cui chiedi va già sullo skateboard da tempo e quindi ti dice come fare una determinata cosa e a volte capita anche di ricevere qualche complimento come “Hey, quello che hai fatto è stato pazzesco!”. In generale, comunque, è un posto piuttosto aperto e ospitale. Un sacco di volte si ha molta paura, paura di farsi male o di quello che le persone possano pensare di te, ma se uno vuole provare davvero qualcosa deve iniziare da qualche parte. Le prime volte si cadrà, ma bisogna imparare a cadere. Poi col tempo sarà tutto più facile.

Quando hai scoperto Vans come brand e cosa significa per te far parte della campagna Vanguards?

Mi ricordo quando ero al liceo ho avuto la possibilità di andare in un negozio Vans e scegliere delle scarpe, così ne ho comprato un paio e lo ho indossato fino allo sfinimento, finché non avevano i buchi nelle suole e le avevo personalizzate e ci avevo disegnato sopra. Sono state delle scarpe davvero speciali, forse quello che ho indossato per più tempo. Però è stato un po’ più tardi che ho iniziato ad avere più familiarità con il brand. Forse è stato proprio quando ho iniziato ad andare sullo skate e a gareggiare che ho avuto più consapevolezza su cosa fosse davvero Vans.

In che modo la scelta della scarpa influisce sulle prestazioni ed esiste un modello di Vans con il quale ti senti più a tuo agio o più sicura?

Ci sono un sacco di preferenze personali, ad esempio alcune persone si sentono meglio con modelli come le Slip On e rappresentano proprio quello che vogliono perchè sono super facili da mettere e da togliere. Per lo skate io non le uso, di solito faccio skate con le High Top perché mi piace avere la caviglia più sostenuta. Ma è tutta una questione di preferenze personali, su come ci si sente quando si indossa una scarpa e si fanno i primi passi. E, a volte, l’importante è sentirsi bene guardando le scarpe, se guardando in basso ti piace ciò che vedi e come appaiono. È una cosa semplice.

C’è qualcosa che fai sempre prima di una gara, come un gesto scaramantico?

Prima di una gara, di solito, cerco sempre di mangiare un pasto caldo per colazione, perché so che quel pasto mi fa star bene, mi fa sentire bene. È una cosa super semplice, ma è questa la cosa che mi rende felice. Mi fa sentire pronta per la giornata. La colazione è il pasto più importante della giornata.

Qual è stata la sua reazione quando lo skateboard è stato dichiarato disciplina olimpica e come ti stai preparando per le Olimpiadi di Tokyo 2020?

Mi sento come se per molto tempo fosse nell’aria, si sentiva parlarne, sto cercando ancora di capire la logistica e sono entusiasta e non vedo l’ora di vedere come sarà a Tokyo. Mi preparerò continuando ad andare sullo skate, prendendomi cura di me stessa e facendo il meglio e tutto quello che posso per essere pronta per la gara.

Come pensi di vivere un’esperienza come quella delle Olimpiadi?

Sono entusiasta dell’esperienza di andare a Tokyo e gareggiare, ma so che una volta che sarà finita, tornerò indietro e continuerò a fare skate come ho sempre fatto. Credo che sarò in cerca della prossima cosa da fare, che per me è sempre nello skate.

Vans Vanguards Lizzie Armanto | Collater.al
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