Paris Fashion Week: quando la moda e l’arte s’incontrano

Alla Paris Fashion Week alcune delle maison più famose del mondo, oltre a presentare le loro collezioni per la fw19/20, hanno creato delle vere opere d’arte.

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6 Marzo 2019

Alcuni puntano sulla tecnologia, altri sui colori, altri ancora sulle riproduzioni di scenari e luoghi del mondo. Alla Paris Fashion Week abbiamo visto sfilare le nuove collezioni di alcune delle maison e dei brand che più amiamo, che oltre a presentare dei capolavori sartoriali, hanno create degli show fatti e finiti, dove ha fatto capolino una vecchia amica della moda, l’arte.

Thom Browne

Se dieci anni fa vi eravate persi la sfilata di Thom Browne a Firenze non disperate, lo stesso show è stato ripresentato nella capitale francese, inclusa la schiera di lavoratori, in giacca e cravatta, seduta alla scrivania. 

Off-White

Virgil Abloh, per presentare la sua collezione ha pensato a un’enorme scacchiera (che forse ricorda la celeberrima trama di Louis Vuitton), sulla quale modelle e modelli si muovono e si incrociano come se stessero camminando per la strada. Una strada di cui vorremo fare parte.

Dior

Femminismo è la parola d’ordine! Infatti, il set dello show è stato curato da Tomaso Binga, alias Bianca Pucciarelli, che ha prestato forse una delle sue più famose opere, Alfabetiere murale. Il salone che ha ospitato la sfilata è stato interamente tappezzato delle foto del suo corpo nudo che prende le forme delle lettere dell’alfabeto. 

Miu Miu

L’artista britannica Sharna Osborne ha realizzato il set per la sfilata di Miu Miu, che, dopo vari esperimenti ha creato un mix di elementi, dalle vecchie foto di campagne del brand a videoclip quasi senza senso. Il risultato è futuristico, quasi allucinato, ma assolutamente perfetto. 

Saint Laurent

Anche Saint Laurent è riuscito a dare al suo show un’aria futuristica, grazie a un uso impeccabile delle luci e dei riflessi che, all’inizio, hanno creato un’atmosfera classica e molto elegante, ma poi hanno trasformato il tutto in una specie di flou party, mettendo in risalto al meglio le ultime creazioni presentante. 

Kenzo

Quella di Kenzo, più che una sfilata, è stata una vera e propria messa in scena. Il regista Parte Oliva ha collaborato con i coreografi Paul Sadot e Nqobilé Danseur, per creare uno show in cui i capi sono stati indossati da ballerini che danzavano tra file di spalti che si muovevano meccanicamente, seguendo il ritmo della musica.

Louis Vuitton

Louis Vuitton lo citiamo semplicemente perché non citarlo sarebbe come commettere un crimine, ma in questo caso non è stata creata nessuna opera d’arte o installazione, piuttosto è stato cercato un luogo che si adattasse alla perfezione alla collezione, ed è stato trovato nel famoso Centre Pompidou. Una sfilata assolutamente da vedere! 

Jacquemus

Jacquemus è riuscito a restituire una cosa di cui in questo periodo abbiamo profondamente bisogno, l’aria d’estate. Per la sfilata è stato ricreato uno scenario che urla Provenza, ma anche Sicilia e mare, sole, gelato e relax. Sento già il rumore delle onde infrangersi sugli scogli.

Chanel

Ultimo, e questa volta è proprio il caso di dirlo, ma non per importanza. La Paris fashion Week si è conclusa con la prima sfilata di Chanel senza Karl Lagerfeld. A ospitare lo show è sempre il Gran Palais, che per l’occasione è diventato un vero e proprio paesino innevato, con tanto di chalet di legno da cui uscivano le modelle un po’ emozionate e un po’ commosse. 

Oltre al doveroso minuto di silenzio iniziale, il momento più toccante è stata la chiusura, quando tutte le modelle hanno calcato la passerella e nell’aria risuonava Heros di David Bowie. Brividi. Lacrime. 

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