Non ho mai smesso di portare la camicia di flanella in questi anni, in attesa di questo momento. Mentre gli hipster pensano di aver scoperto gli anni ’90 e sguazzano tra l’indie rock rimasticato da Pitchfork e il rap che fa il verso alla west coast di Tupac e si masturba colle creme abbronzanti al cocco, io non mi sono mai ripreso dalla mia gioventù sonica.
E come me neanche i Loveless Whizzkid.
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Il loro debut album “We were only trying to sleep” suona come una scopata tra grunge e shoegaze, in cui innocue melodie pop vengono violentate da chitarre distorte ai limiti del noise. Fragili e sognanti, garage-rock e acid-rock, psichedelia lisergica e post-punk.
Il rock è rivitalizzato dal rumore.
Sonic Youth, My Bloody Valentine, Dinosaur Jr, Melvins, Fugazi, Nirvana, Shellac, Pavement, Slint, Bardo Pond. Bellezza infantile, singhiozzi hardcore e una processione scheletricamente post-rock, seppelliscono i resti ovvi pseudo underground dell’indie rock contemporaneo, riesumando scomposizioni sonore, ossessioni, evocazioni.
Gli anni ’90 non sono mai finiti e sono ancora sporchi di fango fino alle ginocchia e con la voce rauca.
Registrato e mixato a Catania da Sacha Tilotta, poi spedito a Chicago per il mastering di Bob Weston. Confezionato a Milano da Orazio Marino che ha realizzato un design concept morboso e raffinato, e infine distribuito dall’etichetta Seahorse Recordings.
Il video prodotto da Collater.al | #OLD e realizzato dai ragazzi di Sette Secondi Circa è un omaggio ai videoclip che registravamo su vhs da Videomusic. Una carrellata sporca e distorta di psicosi visive.
Ora basta dormire, è ora di pisciare sangue e rock and roll.



