A giugno nessuna pietà è il titolo scelto dal fotografo Luca Cepparo per il reportage che attraversa quattro mesi di preparazione e lotta dei Verdi di San Giovanni, una delle squadre storiche del calcio fiorentino. Un progetto che non si limita a documentare uno sport antico, ma che scava nelle pieghe di un rito collettivo che Firenze rinnova ogni anno, con la stessa intensità con cui difese la propria identità nel 1530, durante l’assedio di Carlo V.

Il calcio storico fiorentino è un gioco che somiglia più a una guerra che a una partita. Ventisette giocatori per lato, nessuna sostituzione, cinquanta minuti in cui quasi tutto è concesso. Ma dietro la ferocia si nasconde un sentimento più profondo: la memoria, l’orgoglio e lo spirito indomito di una città.




Cepparo, milanese cresciuto con la nostalgia di una tradizione popolare ancora viva, ha trovato in Firenze il terreno ideale per colmare quel vuoto. Il suo sguardo, ispirato alla fotografia documentaria del ’900, si è posato sui dettagli, sugli spazi vuoti, sulle attese. Non solo il sangue e la polvere dell’arena, ma anche i volti, i gesti quotidiani e i momenti in cui la tensione si scioglie nella normalità.




La scelta di seguire soltanto i Verdi di San Giovanni è una dichiarazione d’intenti: ridurre il campo visivo per approfondire, immergersi in un microcosmo per restituire un racconto universale. Il risultato è una serie di immagini che non cercano di spiegare tutto, ma che invitano a interrogarsi, a entrare nel ritmo lento della preparazione e in quello esplosivo della partita.




In A giugno nessuna pietà c’è Firenze e c’è l’Italia, con le sue ritualità secolari che resistono al tempo. Ma c’è anche la voce personale di un fotografo che osserva con curiosità, senza giudizio, lasciandosi trascinare dalla potenza di un evento che è allo stesso tempo tradizione, spettacolo e atto di appartenenza.









