Le illustrazioni di Luca D’Urbino, specchio dell’attualità

Le illustrazioni di Luca D’Urbino, specchio dell’attualità

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Sempre più frequentemente ci troviamo a dover ammettere che, oggi più che mai, un’immagine può essere più potente di righe e righe di parole e che un disegno composto da pochi, semplici elementi ma sapientemente calibrati e studiati può avere più forza di uno estremamente dettagliato. 

Esponente di questa corrente di artisti che attraverso uno stile sintetico e minimale vanno dritti al punto è Luca D’Urbino, conosciuto anche com D’Urbo Design

Classe 1988, Luca nasce a Milano, città in cui fin da piccolissimo coltiva la passione per il disegno. Solo una volta laureatosi in Disegno Industriale al Politecnico decide di dedicarsi esclusivamente all’illustrazione e puntare tutto su sul amore per le matite, i colori, i fogli bianchi, iscrivendosi al MiMaster.

Oggi Luca D’Urbino è conosciuto a livello internazionale grazie ai suoi lavori che riescono in maniera brillante, chiara e puntuale a raccontare ciò che succede attorno a noi, affrontando temi che vanno dalla politica al cambiamento climatico. Questa capacità di far dialogare la sua arte con l’attualità ha attirato diverse teste come La Stampa, La Repubblica, il New York Times e, ultimo ma non per importanza, il The Economist di cui è diventato illustratore fisso. 

Scopri una selezione dei suoi lavori nella nostra gallery qui sotto e per scoprirne di più vai sul suo sito

Le illustrazioni di Luca D’Urbino, specchio dell’attualità
Art
Le illustrazioni di Luca D’Urbino, specchio dell’attualità
Le illustrazioni di Luca D’Urbino, specchio dell’attualità
1 · 20
2 · 20
3 · 20
4 · 20
5 · 20
6 · 20
7 · 20
8 · 20
9 · 20
10 · 20
11 · 20
12 · 20
13 · 20
14 · 20
15 · 20
16 · 20
17 · 20
18 · 20
19 · 20
20 · 20
Let’s Play Culture, il murales di Nico Skolp su un campo da basket

Let’s Play Culture, il murales di Nico Skolp su un campo da basket

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

È stata terminata pochi giorni fa, Let’s Play Culture, l’ultima opera realizzata da Nico Skolp sulla superficie di un campetto da basket a Matera. 

Classe 1983, Nico Skolp nasce a Bari e fin dall’adolescenza si appassiona all’arte del writing, concentrandosi soprattutto sullo studio della lettera e riuscendo ad andare oltre al semplice concetto di tag. Nelle suo opere, infatti, possiamo notare un approccio inedito che punta tutto sulle forme geometriche e le figure astratte, con le quali Niko è riuscito a portare un metodo quasi scientifico all’interno di un’arte che comunemente è legata all’idea di improvvisazione e totale libertà.

Da cinque anni è particolarmente attivo sulla scena materana grazie al progetto Open Playfull space che ha come obiettivo quello di riqualificare la zona attraverso interventi artistici, ultimo dei quali è proprio Let’s Play Culture. Si tratta di un murales di oltre 400 metri quadrati che copre l’intera superficie di un campo da basket pubblico, realizzato in collaborazione con Quapos – artista tedesco.

L’intento, deducibile anche dal nome dell’opera, era quello di rendere l’arte funzionale al gioco. 

Grazie alla sua arte, Nico Skolp non è conosciuto solo a in Italia, ma anche a livello internazionale: ha partecipato a diversi festival europei di arte urbana e il suo lavoro è apparso su svariate testate online tra le quali spicca www.streetartnyc.org

Ultimo, ma non per importanza, oltre ad essere impegnato con i suoi lavori personali, Nico Skolp è impegnato nella diffusione e nella promozione dell’arte dei graffiti attraverso iniziative come il collettivo Wallness Club e seguendo per Momart – galleria d’arte e spazio creativo – un percorso formativo col fine di creare un primo gruppo di writers della città di Matera. 

Se vuoi scoprire altro su Nico Skolp vai sul suo sito e seguilo su Instagram!

Let’s Play Culture, il murales di Nico Skolp su un campo da basket
Art
Let’s Play Culture, il murales di Nico Skolp su un campo da basket
Let’s Play Culture, il murales di Nico Skolp su un campo da basket
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
Study in Pattern, l’installazione in legno di Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen

Study in Pattern, l’installazione in legno di Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen

Giulia Guido · 3 settimane fa · Art

Sviluppato all’interno del Festival delle Arti Islamiche di Sharjah, Study in Pattern è l’ultimo lavoro progettato e realizzato dal duo di artisti Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen

Si tratta di un’installazione costruita con centinaia di listelli di legno che simula la forma di un tronco d’albero che si attorciglia su se stesso. Study in Pattern, proprio come un albero vero, parte dal pavimento e si innalza fino al soffitto dell’edificio, permettendo ai visitatori di attraversarlo, di passarci sotto e venirne completamente avvolto. 

Inoltre, la luce che penetra tra una listelli e l’altra danno vita a un’atmosfera onirica e quasi sospesa nel tempo. 

Il risultato finale dell’opera che lascia a bocca aperta è dato soprattutto dal dialogo tra l’installazione e l’ambiente che la ospita, tra il legno e il marmo, tra la natura e l’architettura.  

Non è la prima volta che Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen usano questo materiale per le loro opere – anche se inizialmente prediligano la carta – e la versione presentata a Shariah pare essere un modello in versione ridotta di dell’installazione che verrà prossimamente presentata a Seattle. 

Scopri Study in Pattern nella nostra gallery e scopri più installazioni firmate da Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen sul loro sito

PH: Obaid Albudoor / Wade Kavanaugh and Stephen B. Nguyen

Study in Pattern, l’installazione in legno di Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen
Art
Study in Pattern, l’installazione in legno di Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen
Study in Pattern, l’installazione in legno di Wade Kavanaugh e Stephen B. Nguyen
1 · 7
2 · 7
3 · 7
4 · 7
5 · 7
6 · 7
7 · 7
BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone

BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone

Giulia Guido · 2 settimane fa · Art

C’è chi guardando una macchia di colore non vede nulla. Poi c’è chi ci vede un mondo intero, una storia. È proprio da una piccola pennellata di vernice che parte BAVURE, l’ultimo cortometraggio firmato Donato Sansone

Classe 1974, Donato Sansone ha studiato prima all’Accademia di Belle Arti di Napoli e poi al Centro Sperimentale di Animazione di Torino e durante la sua carriera ha firmato la regia di diversi cortometraggi tra cui spiccano “Love Cube”,“Topo glassato al cioccolato”, “Portrait”, “Journal animé” e “Robhot”, con i quali ha collezionato diverse nomination e vittorie a Festival internazionali. L’a creatività di Donato Sansone non si esaurisce al mondo del cinema, ma arriva fino a quello della musica, curando diversi videoclip per artisti come i Subsonica, i Verdena e gli Afethours.

Come abbiamo detto, il suo ultimo cortometraggio si intitola BAVURE e si tratta di una metafora della vita, della creazione del mondo, ma anche della creazione artistica. Tutto ha inizio con della tempera, un po’ di rosso e un po’ di bianco e la mano di un abile artista, per dar vita a un corpo, uno scheletro, un uomo e poi una donna, un neonato e l’universo intero. 

BAVURE, che ci attira e ci ripugna allo stesso tempo, si è ritagliato un posto nella lista dei candidati per il Premio César e proprio per questo la casa di produzione Autour de Minuit ha pubblicato per intero il cortometraggio sul proprio canale YouTube, dove rimarrà visibile fino a fine gennaio. Guardatelo qui sotto! 

BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone
Art
BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone
BAVURE, l’ultimo cortometraggio di Donato Sansone
1 · 1
World Underwater, l’alta marea vista da Hayden Williams

World Underwater, l’alta marea vista da Hayden Williams

Anna Cardaci · 2 settimane fa · Art

Da un po’ di tempo a questa parte, grazie a tutti i movimenti eco-friendly promossi da Greta Thunberg, è iniziato un processo di sensibilizzazione riguardante il nostro pianeta. Molte persone si sono attivate mandando campanelli di allarme tra cui Hayden Williams, il quale ha voluto mostrare come l’innalzamento del livello del mare possa influire sulla nostra vita quotidiana. Il progetto s’intitola World Underwater ed è una rappresentazione digitale delle alte maree. Ciò che ha ispirato Hayden Williams è stato un viaggio a Venezia in cui è venuto a scoprire che la città lagunare è spesso allegata ed è rimasto sorpreso dalla capacità di far fronte a questo problema. Da ciò si è immaginato tutto il resto del mondo in questo tipo di condizione.

I suoi rendering 3D mostrano scene quotidiane come le stazioni della metropolitana di New York, i ristoranti e i cinema, tutti parzialmente sommersi. A queste immagini di un futuro distopico viene data anche una qualità da sogno, con un bellissimo cielo blu e una tonalità di rosa unica, in contrasto con la gravità della situazione. Un colore molto presente nei suoi lavori è appunto il rosa che l’artista reputa essere personalmente molto emozionante e perché, sempre secondo lui, ha un effetto positivo sul cervello. Dopo essersi concentrato maggiormente sulla fotografia negli ultimi cinque anni, Hayden, che ha esperienze in ambiti come la biochimica e l’informatica, ha spostato la sua attenzione sulla grafica 3D. World Underwater è nato da una frustrazione per la mancanza di riconoscimento dei problemi ambientali, cosa molto evidente negli Stati Uniti sotto la guida di un presidente risaputamente scettico sulla questione dei cambiamenti climatici.

Hayden Williams | Collater.al 2
Hayden Williams | Collater.al 2
Hayden Williams | Collater.al 2
World Underwater, l’alta marea vista da Hayden Williams
Art
World Underwater, l’alta marea vista da Hayden Williams
World Underwater, l’alta marea vista da Hayden Williams
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10