Cosa succede quando un marchio con oltre 160 anni di storia decide di non limitarsi a rinnovare la propria immagine, ma di trasformare il proprio universo visivo in un luogo da attraversare? Nel caso di Pastiglie Leone, il passaggio dal packaging allo spazio è parte di un unico progetto: recuperare la storia dell’azienda senza trasformarla in un semplice esercizio nostalgico.


Fondata a Torino nel 1857, Leone ha costruito la propria identità attorno a un immaginario fatto di pastiglie, cioccolato, colori e una precisa idea di manifattura italiana. Nel lavoro sviluppato da Design Bridge & Partners, iniziato nel 2022, il punto di partenza è stato proprio questo patrimonio. L’obiettivo era rendere più coerente l’identità di un marchio caratterizzato da un portafoglio molto ampio, mantenendone però il carattere artigianale e riconoscibile.
Un’identità costruita sulla memoria
Per il rebranding, Design Bridge ha guardato direttamente agli archivi e alla storia di Leone. La vecchia fabbrica è diventata una delle principali fonti di ispirazione: la sua architettura, i colori e i dettagli in ferro decorato sono stati tradotti in un linguaggio visivo contemporaneo.
Anche la nuova tipografia nasce da un riferimento preciso: i caratteri delle insegne stradali torinesi vengono reinterpretati nel nuovo wordmark, mentre sui packaging i pattern riprendono le forme delle pastiglie. A chiudere le confezioni compare inoltre una “L” dorata, elemento ispirato ai materiali conservati negli archivi della famiglia.
Più che cancellare il passato, quindi, il progetto lo utilizza come materiale per costruire qualcosa di nuovo. Design Bridge descrive questa direzione attraverso il concetto di “Sensory Escapism”, l’idea che i prodotti Leone possano offrire una momentanea evasione dalla quotidianità attraverso gusto, immaginazione e scoperta. È proprio questa idea a compiere il passaggio successivo.

Dalla confezione allo spazio
Inaugurata il 22 settembre 2026 a Collegno, alle porte di Torino, la nuova struttura sorge accanto allo stabilimento attuale e occupa 7.000 metri quadrati. Non è quindi una nuova fabbrica che sostituisce quella esistente, ma uno spazio costruito per rendere accessibile al pubblico il mondo di Leone, mantenendo allo stesso tempo un rapporto diretto con la produzione. L’edificio progettato da Piuarch è infatti concepito per mettere in relazione produzione, visitatori e paesaggio, con un’architettura aperta che lascia visibile ciò che normalmente rimane dietro le quinte di un prodotto. La facciata stessa riprende nei colori l’identità di Leone, mentre all’interno il percorso alterna elementi architettonici, installazioni e riferimenti alla storia dell’azienda.
Ad accogliere il pubblico è un grande atrio dominato dalla riproduzione monumentale della storica latta gialla Leone, sospesa al centro dello spazio. Qui trovano posto anche una caffetteria e il flagship store, allestito all’interno di una grande serra. La vendita comprende l’intera gamma Leone e permette anche di creare una selezione personalizzata attraverso la vendita sfusa. Questi ambienti sono accessibili senza biglietto.



Una fabbrica che si lascia guardare
Il cuore del progetto è però il percorso museale. Distribuito su due piani e organizzato secondo una struttura ad anello, alterna ambienti immersivi, installazioni interattive e affacci sulle linee produttive. Il visitatore non si limita quindi a conoscere la storia dell’azienda attraverso oggetti e immagini, ma può osservare direttamente alcuni dei processi attraverso cui nascono i prodotti.
Il punto culminante è il Teatro, da cui è possibile vedere le linee produttive delle pastiglie e del cioccolato. Qui macchinari d’epoca e tecnologie contemporanee convivono nello stesso spazio, rendendo visibile quella continuità tra tradizione e innovazione che Leone vuole raccontare. La visita termina con un assaggio dei prodotti, mentre il programma della Fabbrica comprende anche visite guidate e libere, laboratori e attività dedicate alle specialità Leone.
È proprio questa trasparenza uno degli aspetti più interessanti del progetto: la fabbrica non viene trasformata in un semplice fondale scenografico. La produzione rimane parte dell’esperienza e il visitatore può vedere il luogo in cui il prodotto viene effettivamente realizzato.
170 anni trasformati in esperienza
La Fabbrica della Felicità nasce dal desiderio della proprietà di raccontare una storia iniziata nel 1857. Come spiegano Michela Petronio e Luca Barilla nel comunicato di apertura, il progetto vuole trasformare quasi 170 anni di storia dell’azienda in un’esperienza accessibile al pubblico e legata al territorio. Per questo il progetto museale è stato affidato a Luca Molinari Studio, mentre Piuarch ha firmato l’edificio. Design Bridge ha sviluppato il concept creativo, Studio Paolo Monzeglio ha curato il progetto scenografico e Fo.LL.iA la componente interattiva, multimediale e grafica. La collaborazione tra queste realtà costruisce un percorso in cui l’identità del brand non rimane confinata alla comunicazione, ma diventa ambiente.
Anche la sostenibilità è parte del progetto architettonico. Il nuovo edificio è stato concepito per ottenere la certificazione LEED Gold e integra impianti fotovoltaici, sistemi di recupero delle acque piovane e materiali naturali e riciclabili. La progettazione valorizza inoltre la luce naturale e il rapporto con il verde, sia negli spazi interni sia in quelli esterni.



Quando il branding diventa un luogo
Guardata insieme al redesign del marchio, la Fabbrica della Felicità racconta quindi un passaggio preciso: Leone porta la propria identità dal prodotto allo spazio. Il packaging aveva già trasformato la storia dell’azienda in un sistema visivo fatto di colori, forme e riferimenti all’archivio. Ora gli stessi principi vengono tradotti in architettura, scenografia e percorso espositivo. La latta diventa un elemento monumentale, i colori entrano nell’edificio, la produzione diventa parte del racconto e la storia dell’azienda smette di essere qualcosa da guardare soltanto attraverso fotografie o oggetti d’archivio.
La scelta più significativa rimane però quella di tenere insieme museo e produzione. La Fabbrica della Felicità non racconta soltanto come Leone è stata, ma mostra anche dove e come continua a essere oggi. In questo senso, più che costruire un museo attorno a un marchio storico, Leone ha scelto di aprire la propria fabbrica e trasformarla in un luogo di incontro tra passato, presente e pubblico.

