Il Marocco negli occhi di Ismail Zaidy

Il Marocco negli occhi di Ismail Zaidy

Giulia Pacciardi · 6 mesi fa · Photography

La fotografia come mezzo di espressione, affermazione dell’io, amore e rispetto per le proprie origini e necessità di esprimere creatività.
Ismael Zaidy, giovanissimo fotografo autodidatta marocchino, realizza scatti colorati e minimali che hanno il desiderio di spezzare i preconcetti che circondano la sua cultura, quella mussulmana.

“Through my pictures, I tackle the notions of gender equality, unity and love. I try to promote through them the Moroccan culture, and to shut down the stereotypes associated with my country. Morocco is not only a deserted country where people travel on animals’ backs”.

L’artista ventiduenne racconta ciò che meglio conosce tramite dei dettagli ricorrenti tra cui spicca l’utilizzo di djellaba, niqab e hijab, abiti tipici del suo paese, che creano poetiche composizioni.

Il suo obiettivo è quello di dare voce a chi per scelta si copre, utilizzando colori forti come gli individui che si celano sotto i veli, sottolineando la loro reale esistenza, le loro possibilità e la positività della loro eredità.
Protagonisti dei suoi scatti i suoi fratelli, ma anche altre persone che, come lui, vedono nell’arte un mezzo per potersi esprimere liberamente.
Un mezzo che unisce, elimina il concetto di differenza nella sua accezione negativa e racconta spaccati reali in un linguaggio universale.

Il Marocco negli occhi di Ismail Zaidy
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Liquere, corpi nudi e acque calme nelle fotografie di Danny Eastwood.

Liquere, corpi nudi e acque calme nelle fotografie di Danny Eastwood.

Giulia Pacciardi · 6 mesi fa · Photography

Ostranenie, l’arte di presentare al pubblico cose comuni in modo inconsueto anche al fine di migliorarne la percezione.
È questa la parola d’ordine alla base dei progetti del pluripremiato fotografo Danny Eastwood, tra cui spicca l’affascinante e confuso Liquere.

Liquere, dal latino “essere fluidi”, è una collezione di 16 scatti che raccontano una storia fatta di corpi nudi e acque calme.
Corpi che si confondono, uniscono, sfumano e diventano astratti non appena entrano in contatto con un liquido limpido e inondato di luce.

Le forme scultoree si mostrano e nascondono, si immergono per poi galleggiare in un movimento fluido e transitorio che nella sua perfezione ammalia, confonde e regala a un qualcosa di, tutto sommato semplice, una dimensione differente rispetto al modo in cui generalmente siamo abituati a conoscerla.

Liquere, corpi nudi e acque calme nelle fotografie di Danny Eastwood.
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Le immagini eteree ed evanescenti di Isabelle Chapuis

Le immagini eteree ed evanescenti di Isabelle Chapuis

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Photography

Isabelle Chapuis ha lavorato ad un serie fotografica chiamata Anitya che mette in risalto la figura umana, e le forme dei nostri corpi, riferendosi sia alla nostra bellezza interna che a quella esterna. Gli esseri sono in perpetuo stato di sviluppo.
Tra le rive blu, le fotografie mantengono un flusso che si perde e si arricchisce.

La serie si concentra sull’idea di impermanenza – di cambiamento, movimento e passaggio del tempo. Sabbie scintillanti cadono dai corpi come una clessidra che prende vita. I protagonisti di questi scatti sembrano delle figure inanimate, come delle statue di pietra.

Creando un dialogo tra la pelle e la sabbia, Isabelle Chapuis rappresenta la forma umana in un costante stato di metamorfosi. “La sabbia è una metafora della condizione umana, costantemente in movimento..sinonimo di tutte le possibilità, la sabbia porta in sé la promessa di un cambiamento eterno, immagina un orizzonte senza fine”.

Testo di Elisa Scotti

Le immagini eteree ed evanescenti di Isabelle Chapuis
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Victoria Lautman rivela la bellezza nascosta dei pozzi indiani

Victoria Lautman rivela la bellezza nascosta dei pozzi indiani

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Photography

Victoria Lautman, giornalista di Los Angeles, visita per la prima volta l’India una trentina di anni fa iniziando a scattare i tipici pozzi indiani, meglio conosciuti come “Baori”, “Baoli”, “Bawasi” o “Vav”. Non hanno le caratteristiche tipiche di un pozzo occidentale, ma sono delle vere e proprie strutture architettoniche per la raccolta di acqua, quasi come fossero dei palazzi sotterranei, che sono stati costruiti nel subcontinente indiano a partire dal 600 d.C.

Infatti, questi pozzi sono delle vere e proprie meraviglie di architettura, ingegneria e arte. Questi favorivano lo sfruttamento idrico per tutto l’anno e sono di dimensioni, stili e materiali vari. I gradini caratteristici formano delle geometrie davvero suggestive ed avevano uno scopo ben preciso, in base alla stagione e al riversarsi delle piogge, la loro funzione era quella di raggiungere il livello dell’acqua per servirsene. Quando la falda aumentava il suo livello, quei gradini, gradualmente, sparivano o viceversa, nei periodo di siccità l’architettura tornava alla luce. Dopo un millennio questi sistemi sono stati sostituiti da impianti idrici più moderni e tecnologici, ma il loro fascino rimane comunque immutato.

Nel 2017 la giornalista ha pubblicato il suo libro dedicato a queste meraviglie degne di una favola Disney, immortalando oltre 200 architetture, il libro si chiama “La comparsa dei pozzetti dell’India”. Fino al 22 ottobre 2019 potrete trovare questa serie in mostra al Fowler Museum alla UCLA.

Testo di Elisa Scotti

Victoria Lautman rivela la bellezza nascosta dei pozzi indiani
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Luce tenue e colori pastello nella fotografia di Teresa Freitas

Luce tenue e colori pastello nella fotografia di Teresa Freitas

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Photography

Teresa Freitas è una fotografa portoghese che, attraverso i suoi scatti, immagina un mondo in tinte color pastello che sembrano essere frame usciti dai film di Wes Anderson. Nel 2016 oltre ad ottenere il diploma in design, decide di dedicarsi seriamente alla fotografia per farla diventare il suo vero lavoro.

Teresa da quell’anno non sbaglia un colpo, o forse dovrei dire uno “scatto”, e riesce a collezionare collaborazioni con clienti come Polaroid, Fujifilm, American Express, Huawei, Fairmont e Corinthia Hotels e Netflix.

Ciò che distingue la sua fotografia, oltre che l’inquadratura, è la post produzione del colore, alla quale si rivolge per modellare al meglio l’immagine e staccarla dalla realtà.

Immergiti nel suo mondo sfogliando la gallery qui sotto, e visita il suo sito per scoprire di più.

Testo di Giordana Bonanno.

Luce tenue e colori pastello nella fotografia di Teresa Freitas
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