Art L’adolescenza di Martina Sarritzu è l’adolescenza di tutti
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L’adolescenza di Martina Sarritzu è l’adolescenza di tutti

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Giorgia Massari

Le compagne di classe la chiamavano l’iperbolica, sempre troppo sensazionalista o esageratamente drammatica secondo loro. Martina Sarritzu (Cesena, 1992) ha fatto del suo soprannome liceale una professione. Le sue illustrazioni grottesche e tragicomiche guardano proprio a quegli anni dell’adolescenza, per indagare le complesse emozioni che caratterizzano un periodo altrettanto complicato. Il tempo sembra dilatato se si ripensa a quegli anni, un cambiamento continuo da affrontare, un susseguirsi di stranezze, pressioni sociali da gestire, in cui tutto – dalla peluria all’acne – sembra essere un problema irrisolvibile.



Con le sue graphic novel Sarritzu delinea un immaginario tanto reale quanto sconveniente, ogni dettaglio è enfatizzato, sviscerato e posto davanti allo spettatore, che facilmente si riconosce negli scenari da lei proposti. «Conviene innamorarsi del brutto», ha detto Martina in un’intervista su Artribune, «Ho iniziato a trovare affascinante e divertente tutto ciò che era sgraziato e ridicolo intorno a me. Raccontandolo poi, potevo renderlo fastoso e leggendario».

Martina Sarritzu, Emmò che dovrei fare mò?

La sfera sessuale è al centro della sua ricerca. Il corpo umano, l’elemento kitsch, così come l’esaltazione del particolare “imperfetto” emergono con prepotenza, per i più pudici, ma con un’estrema naturalezza da riuscire ad abbattere, almeno per il momento dell’osservazione, ogni tabù. Le illustrazioni di Martina Sarritzu vertono a una decostruzione degli stereotipi sessuali, di genere e, più in generale, volontariamente o non, innescano un meccanismo di normalizzazione tale per cui chi guarda tira come un sospiro di sollievo. L’identificazione collettiva e la condivisione di disagi dapprima solo personali sono in grado di distendere e alleviare traumi adolescenziali potenzialmente ancora irrisolti. Tutto è enfatizzato dai colori saturi, tipici dei cartoni animati che guardavano i Millennials. Oltre al mondo animato sono anche le mode e i trend di quegli anni a ispirare Martina Sarritzu. Brand come Onyx, Fornarina e Guru arricchiscono il suo immaginario, creando forti rimandi a un periodo ormai andato ma che riemerge come un sogno lucido.

Martina Sarritzu, Bisteccona
Sabato pomeriggio fisse da Emy
Carnaby Club
Sundee Feelings 2
Amabilmente discorrono

Courtesy & copyright Martina Sarritzu

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Scritto da Giorgia Massari

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