Con il progetto Yugen, Tokyo la sentiamo sempre più vicina, vicinissima, quasi attaccata.

Come i protagonisti della serie Tokyo Compression di Michael Wolf. Corpi schiacciati, attaccati, compressi nella subway della metropoli giapponese. Uomini e donne che sfidano giornalmente le leggi della prossemica per trascorrere brevi e lunghi percorsi in un’intima performance con degli sconosciuti. Wolf in questo progetto mira alla densità non più architettonica come nelle sue opere precedenti, ma umana.
Cattura lo sguardo dello spettatore all’interno dell’obiettivo così come i passeggeri non sono in grado di sfuggire al confinamento di queste cellule temporanee. Gli scatti creano un senso di disagio e le sue “vittime” tentano di dimenarsi, di insultarlo o di chiudere gli occhi, sperando che se ne vada.
Un inferno urbano che mette in evidenza la vulnerabilità della città nella sua forma più estrema. L’impotenza della routine in uno stupro collettivo.












