Cinque canzoni per un solo Oscar

Cinque canzoni per un solo Oscar

Giulia Guido · 2 mesi fa · Music

A dieci giorni dalla cerimonia degli Oscar 2020 è giunto il momento di riascoltare tutte le canzoni nominate, senza sbilanciarci o fare previsioni, anche perché mai come quest’anno esiste un equilibrio all’interno della categoria Miglior canzone

Sound on! 

I Can’t Let You Throw Yourself Away – Toy Story 4

Se esiste una persona abituata a essere nominata a un Oscar – no, non sto parlando di Meryl Streep – quella è Randy Newman, che dal 1982 a oggi ha ottenuto ben 17 nomination e due vittorie, ultima delle quali con We Belong Together di Toy Story 3. È proprio con Toy Story 4 e in particolare per I Can’t Let You Throw Yourself Away, un pezzo leggero e allegro ma con un forte messaggio, che arriva la 17ª nomination.  

(I’m Gonna) Love Me Again – Rocketman

Firmato da Elton John e il suo inseparabile Bernie Taupin, (I’m Gonna) Love Me Again, il brano sorprende sia perché racchiude tutto lo stile, il sound e il ritmo dell’inimitabile cantante britannico, perché inaspettatamente il giovane Taron Egerton si è rivelato all’altezza della sfida, sia perché il videoclip ufficiale alterna scene del film Rocketman con immagini d’archivio, rendendolo un vero e proprio omaggio alla decennale carriera di Elton John. 

Mettete il volume al massimo e siate pronti a ballare! 

I’m Standing With You – Atto di fede (Breakthrough)

A fare da sottofondo alla toccante storia raccontata da Breakthrough troviamo le note di I’m Standing With You scritta da Diane Warren, la strepitosa autrice di brani per il cinema come There You’ll Be di Pearl Harbour o l’indimenticabile I Don’t Wanna Miss a Thing di Armageddon

A interpretare il brano di Diane è Chrissiy Metz, protagonista del film e conosciuta a livello internazionale grazie al suo ruolo nella serie This Is Us, in cui abbiamo scoperto le sue impressionanti doti canore. 

“We all got time’s when we can’t be strong
When it feels like, like all hope is gone”

Into the Unknown – Frozen II – Il segreto di Arendelle 

Dopo il successo di Frozen I, per il quale ha vinto l’Oscar in questa categoria, Robert Lopez e la moglie Kristen Anderson-Lopez si riconfermano gli autori delle colonne sonore del sequel Frozen II – Il segreto di Arendelle

Anche se non avete visto il film o non avete mai ascoltato il brano dall’inizio alla fine, di sicuro conoscete il ritornello perché da quando il film è uscito nelle sale il popolo del web non si è sprecato nell’ideazione di meme e vignette divertenti accompagnati dalla scritta “Into the unknown”. 

Stand Up – Harriet

Oltre ad aver ottenuto una nomination all’Oscar per Migliore Attrice Protagonista per la sua interpretazione di Harriet Tubman nel film Harriet, Cynthia Erivo si è aggiudicata anche una nomination per Stand Up

La voce della giovane attrice e cantante inglese, capace di abbracciare sia le note alte e graffianti, sia quelle basse e profonde, è come se ci accompagnasse alla scoperta di questo pezzo, un inno alla libertà. 

Can you hear freedom calling?

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @carla_sutera_sardo, @odetteombra, @lmashtalerova, @siria.d.angelis, @moulayahmed2.0, @paolatala_10, @francescaersilia1, @adriano.losacco, @valeriaroscini, @martinanorii_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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EST. TRAMONTO – #ontheroof

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#viteinlockdown #selfportrait

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The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Ci sono bastati pochi secondi sul suo profilo Instagram, per innamorarci degli scatti di João Marques, fotografo di Lisbona.

Se dovessimo trovare una parola con cui descrivere le sue fotografie è contemplazione, legata sia ai soggetti che scatta sia agli spettatori. Infatti, molte delle sue immagini ritraggono figure di profilo o viste di schiena con gli occhi puntati verso il cielo, di notte, di giorno, al tramonto, pieno di stelle o illuminato dalle luci della città. Come loro, anche noi rimaniamo completamente incantati dai suoi lavori.

Incuriositi abbiamo fatto qualche domanda a João Marques che ci ha raccontato come è nata la sua passione per la fotografia.

Raccontaci come ti sei avvicinata alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

È iniziato tutto quando avevo circa 13 anni, a quel tempo ho chiesto a mio padre di provare la sua macchina fotografica digitale, era una Olympus e per me è stata una figata. Ho iniziato a fare per lo più ritratti dei miei amici ed è stata una cosa che mi è sempre rimasta impressa negli anni della scuola. Vivevo in una città molto piccola e la fotografia è diventata il mio hobby, filmavo e fotografavo sempre i miei amici. A 17 anni mi sono trasferito a Lisbona per finire il liceo e l’anno successivo ho frequentato la scuola di cinema. In quei tre anni mi sono concentrato soprattutto sul cinema, ho guardato molti film e ho coltivato di più la mia passione per il cinema. Solo nel 2018, dopo aver finito la laurea e aver diretto il mio primo cortometraggio “Incomum”, mi sono fermato un attimo e ho pensato che poteva essere una buona idea approfondire le mie conoscenze sulla fotografia, che ha fatto parte della mia vita per tanto tempo ma mai consapevolmente. Sono andato alla Ar.Co e ho fatto un corso di un anno e in quel momento ho ricominciato a farlo, e ho continuato ad andare avanti.

Cosa è per te la fotografia e cosa cerchi di raccontare attraverso i tuoi scatti?

La maggior parte delle volte lavoro d’istinto, quindi non c’è molta riflessione dietro il mio lavoro. A questo punto una cosa che ho capito di me stesso è che ho il bisogno di creare e di esprimermi artisticamente in qualche forma. Amo il fatto che la fotografia mi abbia dato questa opportunità di produrre istantaneamente, di creare un’idea o di esprimere la mia percezione di un sentimento su un’immagine. Per qualcuno come me che ha già un background anche sul mondo del cinema, dove tutto è molto più complesso e coinvolge molte persone, la fotografia mi dà la possibilità di fare quasi da moodboard a come voglio che siano i miei film. 

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Ho girato sia in analogico che in digitale. La mia fotocamera digitale è una Sony A7 III e la mia fotocamera a pellicola è una Pentax K1000. È divertente perché in realtà non ho mai avuto altre fotocamere a pellicola. Stavo pensando di passare a una macchina fotografica da 120 mm, ma per ora continuo a usare questa. Non mi piace fare molta pianificazione, quindi credo che la maggior parte delle volte non prendo nient’altro oltre alla macchina fotografica. Se prendo qualcosa sarebbe una piccola luce o qualche oggetto di scena che vorrei usare per lo scatto.

C’è uno scatto a cui sei più legato? Puoi raccontarcelo?

Se dovessi scegliere una sola immagine, forse questa. Questa immagine è stata scattata intorno alle 2 del mattino del 1° gennaio 2019. Questo è stato il giorno in cui ho iniziato questa serie che ho intitolato ‘the sky is a painting’ di scatti notturni. Questa rappresenta tutte le altre immagini notturne simili che ho fatto. Mi sono sempre sentito legato alla notte e al cielo. Ero abituato a fissare molto il cielo e ad avere uno di quei momenti in cui mi rendo conto di quanto siamo piccoli. Mi piace giocare con questa idea dell’umano contro l’universo. In futuro vorrei fare un libro fotografico con tutti i miei scatti atmosferici notturni.

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Certo, ci sono altri fotografi che seguo attraverso i social media che trovo stimolanti, per lo più penso che ciò che mi attrae sia un punto di vista personale del mondo e della vita. Alcuni artisti che consiglio vivamente di vedere sono Mia Novakova, Maya Beano, Tristan Hollingsworth e Edie Sunday, per esempio. Tuttavia penso che ciò a cui mi ispiro di più siano i film. Alcuni registi che mi hanno ispirato sono David Lynch, Jonas Mekas, Teresa Villaverde, Wong Kar-Wai e Robert Bresson.

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques
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Mònica Figueras fotografa l’essenza dell’estate

Mònica Figueras fotografa l’essenza dell’estate

Giulia Guido · 6 giorni fa · Photography

Il profumo del mare, le spiagge gremite in estate e deserte d’inverno. Questa è l’essenza della fotografia di Mònica Figueras, giovane fotografa spagnola di cui avevamo già parlato in precedenza qui.  

Mònica è nata a Palamós, una piccola e bellissima località della Costa Brava, uno di quei classici paesini che in estate si riempiono di gente e in inverno si svuotano completamente, diventando quasi irriconoscibili. 

Questa doppia personalità del luogo in cui ha vissuto finché non si è trasferita a Barcellona e il suo amore per il mare sono cose tangibili nelle sue fotografie. Guardando le sue immagini si respira la nostalgia per l’estate, ma anche la calma e tranquillità delle spiagge vuote che perdono i colori caldi tipici dei mesi estivi e si coprono di un filtro meno saturo. 

Dato che i luoghi e i soggetti che Mònica Figueras fotografa fanno parte della sua vita da sempre, sfogliare i suoi scatti è come entrare nel suo diario personale. Guardiamo ciò che lei ha guardato, siamo circondati da ciò che circondava lei nel momento in cui scattava. 

Dopo poco, il suo stile ha iniziato a interessare diversi clienti, così per i lavori commissionati propende per la fotografia digitale, mentre per i suoi progetti personali opta spesso per l’analogico, che le permette di ottenere delle texture e dei colori migliori senza dover ritoccare successivamente l’immagine. 

Qui sotto trovi una selezione delle sue immagini, per scoprirne di più vai sul suo sito, sul suo profilo Instagram e Tumblr

Mònica Figueras fotografa l’essenza dell’estate
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Mònica Figueras fotografa l’essenza dell’estate
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La vita fugace negli scatti di Audrey Gillespie

La vita fugace negli scatti di Audrey Gillespie

Giulia Guido · 7 giorni fa · Photography

È difficile dare una forma una paura. Non solo perché non è tangibile, ma soprattutto perché è difficile capire di cosa si ha veramente paura. Forse però si può combattere celebrando ciò che incarna tutto il suo contrario, la spensieratezza, la libertà, la leggerezza. Audrey Gillespie ha deciso di affrontare le sue paure armata di macchina fotografica. 

Audrey Gillespie è una giovane fotografa dell’Irlanda del Nord che attraverso i suoi scatti non vuole portarci in scenari e immaginari lontani, ma vuole accompagnarci nel suo mondo. 

Dopo aver realizzato un intero progetto sulla realtà queer del suo paese, oggi, attraverso il suo ultimo lavoro intitolato This Hurts ci trasporta in un mondo giovane, attraverso il quale il quale ci fa respirare e ci fa vivere diversi stati d’animo, dall’ossessione alla liberazione, arrivando alla fantasia. 

Mirror

I suoi scatti sono bui, ma mai cupi, realizzati di notte, a volte per le strade illuminate dalle luci dei lampioni, dei neon, delle insegne, altre nell’intimità di piccoli appartamenti. Sono attimi rubati tra migliaia di altri attimi, sono gli sguardi e i volti di ragazzi e ragazze che come Audrey Gillespie, come tutti noi hanno paura. Ma paura di cosa? Di tutto. 

This Hurts è una serie di fotografie in 35 mm, da cui spicca il gusto personale di Audrey Gillespie, la sua visione del mondo, fragile e vulnerabile.  

Proudly Presents
La vita fugace negli scatti di Audrey Gillespie
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