Gli scatti onirici e sospesi nel tempo di Mino Pasqualone

Gli scatti onirici e sospesi nel tempo di Mino Pasqualone

Giulia Guido · 10 mesi fa · Photography

Vivere al limite tra realtà e sogno dev’essere come guardare gli scatti di Mino Pasqualone.

Mino Pasqualone, giovane molisano, è approdato nel mondo della fotografia passando prima da quello del design e dell’interior design. La macchina fotografica è il mezzo attraverso il quale Mino si racconta e dà vita a scenari e attimi intimi e surreali.

Alcuni scatti di Mino Pasqualone saranno esposti per Ph.ocus – About Photography nella sezione “Please, Stay Home”. Per l’occasione noi gli abbiamo fatto qualche domanda e ci siamo fatti raccontare nel dettaglio alcuni aspetti della sua fotografia.

Non perderti l’intervista qui sotto! 

Come ti sei avvicinato alla fotografia e qual è stato il percorso che ti ha portato dove sei ora?

La passione per la fotografia nasce in tempi troppo lontani per poterne avere un vivido ricordo. Probabilmente avevo 6 anni quando mi fu regalata la prima Polaroid. La mia carriera, invece, parte più tardi, nel 2016, dopo aver completato gli studi ed aver conseguito la Laurea in Interior Design. Ho iniziato a lavorare come progettista freelance e contemporaneamente ho collaborato alla realizzazione di campagne pubblicitarie in quanto la fotografia è stata sempre un mezzo essenziale per comunicare al meglio i miei progetti. Da quel momento, realizzando ritratti ad amici e conoscenti ed iniziando a raccontare storie attraverso immagini sui miei canali social, ho riscontrato un grande apprezzamento da parte del pubblico che, nel giro di appena un anno, mi ha portato a cambiare rotta, ad iscrivermi ad un master di fotografia di moda e a trasformare quella che era una passione in un lavoro a tempo pieno. 

Che cos’è per te la fotografia e cosa vuoi raccontare con i tuoi scatti?

La fotografia per me è ciò che non ha un nome e che si trova esattamente al centro tra la realtà e il sogno. Trovo che la fotografia sia il miglior mezzo per trasmettere sensazioni, emozioni, stati d’animo, non solo dei soggetti ritratti, ma soprattutto personali, di colui che è dietro l’obbiettivo.
Le mie fotografie raccontano sempre della mia vita, attraverso storie e personaggi fittizi, spesso fuori dal tempo, in dimensioni oniriche.

Parlano delle mie paure, parlano della mia storia, dell’amore, ma anche della felicità. Le location e i props giocano un ruolo essenziale nei miei racconti, infatti vengono scelti in base a quello che mi trasmettono, ancor prima dell’estetica, e spesso in base al filo rosso che mi lega ad essi.

Spesso, guardando le tue fotografie, abbiamo la sensazione di spiare i soggetti immersi nella loro intimità. Come avviene lo scatto?

Credo che la buona riuscita di una fotografia sia dettata dall’intimità che deve necessariamente instaurarsi tra chi scatta e chi posa. Una delle mie prerogative è quella di incontrare più volte i miei modelli prima degli shooting, per conoscerli, capire meglio della loro vita, dei loro drammi, delle loro debolezze, della propria identità.

Tutto ciò che traspare dalle mie fotografie è vero, non ha filtri, è semplicemente la resa in immagini di quello che i soggetti provano in quel preciso istante, senza essere influenzati dalla mia presenza. I miei racconti fotografici sono essenzialmente l’incontro di due storie: la mia e quella di chi posa per me.

Da un punto di vista personale e lavorativo, come hai vissuto il periodo del lockdown? Come è possibile trovare l’ispirazione rimanendo tanto tempo isolati?

Il periodo del lockdown della scorsa primavera è stato davvero triste. Viaggi cancellati, mostre chiuse, lavori posticipati a chissà quale data.

Ero molto provato e lo sono ancora oggi, ma ho comunque dovuto ingegnarmi affinché la depressione non prendesse il sopravvento. L’ispirazione, in certi momenti, nasce dalle proprie passioni, da quei pensieri e desideri che in altri momenti mai avremmo potuto realizzare. Quei progetti che spesso tieni da parte, ma a cui pensi sempre e non hai mai tempo da dedicare. Il mio personale progetto svolto durante i mesi di isolamento è nato proprio così. Essendo solo e non avendo a disposizione modelli, ho dovuto attingere a quello che mai avrei pensato di utilizzare come soggetto: me stesso.

È nata così una serie, lontana dai miei standard, ma ricca di significato. Una serie che mi ha portato a ricreare quasi tutte le tele di Caravaggio attraverso la fotografia (con una media di una ogni due giorni), ma nelle quali l’unico soggetto sono io. Può sembrare una celebrazione al mio ego, ma non è così. È invece un progetto dettato dalla costrizione all’isolamento e dalla voglia di evadere e non pensare all’emergenza sanitaria in corso.
Dopo un attento studio delle tele, attraverso l’auto scatto e la post produzione digitale, le opere hanno preso vita, in chiave quasi ironica, ma che lascia riflettere su come il virus abbia condizionato la nostra quotidianità e sul potere indiscutibile dell’arte e dei nuovi modi di comunicare.
L’estremo senso di solitudine che salta all’occhio guardando le foto, essendo io stesso l’unico soggetto degli scatti, è il segno tangibile di quei terribili ed infiniti giorni.

Una macchina fotografica, un cavalletto, abiti e stoffe trovate in casa e la luce, vera essenza del tutto. Quella stessa luce che in quei giorni sembrava essersi spenta, ma che necessitava solo di un click per riportare nelle nostre vite bellezza. In conclusione, credo che il lockdown sia stato un momento di profonda riflessione e che abbia incentivato i creativi a portare alla luce quello che durante un periodo di normalità, non avrebbe mai preso vita.

Lavorativamente parlando, ahimè, il nostro settore è stato duramente colpito e credo sia difficile fare, in questo momento, un concreto bilancio dei danni.

Quali sono le tue influenze? Chi sono gli artisti e i fotografi che segui?

Prima ancora dei fotografi, trovo la mia ispirazione e dedico il mio tempo alla consultazione di libri e pagine d’arte. A mio personale avviso, ciò che un fotografo, ma anche un amatore, deve fare per affinare la propria tecnica e la propria creatività, è studiare un manuale di pittura del ‘600. D’altronde, i diretti predecessori della macchina fotografica erano senz’ombra di dubbio il pennello e la tela. Parlando di fotografi, sicuramente seguo con piacere ed ammirazione le creazioni di Nicholas Fols, Alessio Albi e Tim Walker. Forse perché più vicini alla mia idea di immaginario fotografico ed armonia di forme e colori. 

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La fotografia aerea e concettuale di Brad Walls

La fotografia aerea e concettuale di Brad Walls

Tommaso Berra · 2 giorni fa · Photography

Il noto fotografo Brad Walls ha presentato “Detached, in Harmony”, la sua ultima serie di fotografie elaborata negli ultimi due anni di pandemia.
Il punto di vista è aereo, che contraddistingue tutta la produzione artistica di Walls. In quest’ultimo progetto non abbiamo l’impressione di guardare la scena attraverso un occhio meccanico ma con uno sguardo impersonale che osserva con distacco un deserto nel quale si muovono donne in costumi colorati. Il cielo azzurro annulla la profondità del campo visivo, mentre lo spazio si definisce solo grazie alle coreografie dei soggetti e alle ombre che il sole proietta sulla sabbia. I corpi diventano pezzi di un modulo in cui tutte le distanze sono studiate e la simmetria annulla la spontaneità dei gesti.

Quella di Brad Walls in “Detached, in Harmony è uno dei pochi casi di fotografia aerea concettuale. Non utilizzare la fotocamera a mano per scatti concettuali è una scelta insolita, ma aiuta a rappresentare la distanza emotiva vissuta dall’artista durante la pandemia.
“Le figure sono volutamente statiche, per simboleggiare come siamo stati congelati nel tempo negli ultimi 18 mesi” ha commentato Walls.
In attesa di vedere esposta “Detached, in Harmony” in una personale in programma nel 2022, la serie di fotografie si è classificata seconda nella categoria ‘Conceptual’ dei Fine Art Photography Awards del 2021 e nei prestigiosi premi PX3 e Moscow Fine Art Awards 2021.

Scopri il lavoro dell’artista sul suo sito ufficiale.

Brad Walls | Collater.al
Brad Walls | Collater.al
Brad Walls | Collater.al
Brad Walls | Collater.al
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La fotografia aerea e concettuale di Brad Walls
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Foto di manifesti erotici nella Napoli degli anni ’70

Foto di manifesti erotici nella Napoli degli anni ’70

Tommaso Berra · 3 giorni fa · Photography

Conosco alla perfezione la città in cui sono nato e in cui vivo da sempre, potrei andare ovunque seguendo il percorso più veloce, potrebbero persino bendarmi, lasciarmi in qualsiasi angolo del reticolo di vie romane e riconoscerei immediatamente il posto in cui sono. C’è solo una via in cui non sono mai passato, vicino alla stazione, in cui un’insegna bianca e rossa anticipa la presenza di un cinema porno.
In tutti gli anni in cui sono transitato per l’incrocio dal quale è visibile l’insegna, ho sempre avuto una specie di timore nel voltare lo sguardo, non tanto per vergogna, più per paura di vedere qualcosa che non avrei dovuto vedere. Come se mi aspettassi di trovare un set cinematografico lungo il marciapiede, oppure una locandina che non lasciasse molto spazio all’immaginazione.

Rosalba Russo | Collater.al

Racconti di generazioni passate parlano di quel cinema come un rito di passaggio dei 18 anni (o prima se eri fortunato), in una stagione di conquista della libertà sessuale – generalmente maschile – e di apertura a un repertorio di immagini che, giudicate con il termometro del tempo, definiremmo oscene. In questo stesso clima, in un periodo breve che va dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’80, inizia il lavoro fotografico a Napoli di Marialba Russo.
Le strade in quegli anni iniziavano a riempirsi di locandine e poster di film erotici, ed è proprio il fascino attrattivo di quelle opere che porta Marialba Russo a fotografarle di nascosto, da lontano, di sfuggita o sporgendosi dal tettuccio del suo Due Cavalli.

Rosalba Russo | Collater.al
Rosalba Russo | Collater.al

Le illustrazioni di quei flani, raccolte in un bellissimo libro edito da NERO Editions dal titolo Public Sex (2020), viste oggi sono pornografia pudica, ma ai tempi erano il segno della spaccatura in una morale cattolica e patriarcale. Russo documenta questo strappo attraverso la raccolta di illustrazioni di sogni adolescenziali e non, che pochi anni dopo verranno eliminate e poi sorpassate da una pornografia all you can eat.
La raccolta è un lavoro di difficile catalogazione, se non fosse perché il genere pornografico in quegli anni iniziò a insinuarsi – pur alleggerito – in altri generi come la commedia, grazie al divismo di attrici rimaste anch’esse nei racconti di quei diciottenni dei quali si parlava qualche riga più su. 

Guardo il lavoro di Marialba Russo e ripenso al tic che mi porta, a quasi 30 anni, a schivare ancora l’insegna del cinema Roma, come fosse quella scena soft-porno del film che passava in TV mentre ero sul divano insieme ai miei genitori. È l’importanza documentaristica di queste fotografie a determinarne il valore, il fatto di provenire da anni nei quali serviva molta fantasia per immaginare il piacere, oppure bastava solamente non voltare lo sguardo per strada.

Rosalba Russo | Collater.al
Foto di manifesti erotici nella Napoli degli anni ’70
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Foto di manifesti erotici nella Napoli degli anni ’70
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Le migliori foto al microscopio del 2021 secondo Nikon

Le migliori foto al microscopio del 2021 secondo Nikon

Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

La natura mi fa paura. Mi fa paura semplicemente perché ha ancora troppi misteri, piante, batteri, insetti che non so come siano fatti. Come sono fatte le ali di una farfalla? Come è fatto un pidocchio? Una muffa invece? Intendo dire, come sono davvero?
L’unico modo per chiarire alcuni dei misteri della natura è guardandola al microscopio ed è a quel punto che grazie a una lente, si apre un mondo di colori e forme, che in molti casi non fanno altro che aumentare la paura per ogni singolo minuscolo insetto.
Il fascino un po’ spaventoso di queste micro-fotografie è celebrato ogni anno dal Nikon Small World Photomicrography, il concorso fotografico giunto alla 47° edizione e organizzato da Nikon, che nei giorni scorsi ha svelato le migliori foto del 2021.
A vincere è stata l’immagine di una foglia di quercia, realizzata sovrapponendo duecento foto poi modificate in post produzione, per far emergere una superficie, che assomiglia al suolo di un pianeta sperduto a milioni di anni luce da noi, ma più probabilmente è sopra la vostra testa, nel giardino di casa.
“Nikon Small World è stato creato per mostrare al mondo come l’arte e la scienza si uniscono al microscopio. Il primo classificato di quest’anno non potrebbe essere un esempio migliore di questa fusione”, ha detto Eric Flem, Communications Manager, Nikon Instruments.


Ecco alcune delle più belle foto del 2021.

Fotografia microscopica | Collater.al
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Le migliori foto al microscopio del 2021 secondo Nikon
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Le migliori foto al microscopio del 2021 secondo Nikon
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @veber.photos, @alessandrascoppetta, @a.leszandra, @photoworldvlada, @foteinizaglara, @feebelli, @andreeacaas, @sonolucio, @francescaersilia1, @marcopiropirondini.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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