Monamobile, il brand fondato da Mona Gutheil e Maximilian Benz si posiziona tra abbigliamento e arte performativa, con una carica di parodia e critica sociale che non passa inosservata. L’approccio di questo brand rimane unico e provocatorio, ridefinendo il concetto di indumento e trasformandolo in un mezzo per riflettere sulle assurdità del capitalismo tardivo. Un punto di vista che per quanto di nicchia, ci ha affascinato fin da subito.

Il debutto di Monamobile – avvenuto con la collezione “You Won’t Believe” – che rappresenta al tempo stesso un ritratto fedele e una parodia del contesto socio-economico in cui viviamo. In un’epoca in cui l’attenzione diventa il centro del palco economico, Monamobile risponde con capi dalle doppie identità. Ogni indumento è pensato per essere indossato in almeno due modi diversi, portando con sé una componente performativa che riflette il regime della cosiddetta “post-verità”.
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Accessori e gadget riadattati sono una costante della collezione, con oggetti spostati di contesto per confondere il confine tra funzione e disfunzione. Monamobile gioca con il concetto di utilità, trasformando l’ordinario in straordinario, e viceversa, con una sagacia visiva che invita lo spettatore a interrogarsi sul valore simbolico e pratico degli oggetti di uso quotidiano.


Anche Ke$ha ha indossato due accessori pensati da Monamobile, una costum vape bag e le selfielettos ai piedi. Un bell’esempio di come i due designer berlinesi riescono a prendersi gioco del capitalismo per come lo conosciamo.
Il tratto distintivo di Monamobile sembra quindi essere la capacità di creare ibridi inaspettati tra abito e installazione artistica. L’intervista rilasciata dai fondatori a Sleek Magazine sottolinea questa peculiarità: i loro capi vanno oltre il tessuto, spingendosi al confine tra arte e moda. Tra le creazioni più iconiche si trovano un abito con una borsa Barkin integrata, progettata per trasportare un cane di piccola taglia, e strutture simili a ragnatele che possono trasformarsi in sedie funzionali.

Questi esperimenti scultorei non si limitano a stupire visivamente, ma pongono una domanda cruciale: dove finisce la funzione e dove inizia il paradosso? Monamobile invita il pubblico a riconsiderare la relazione tra forma e utilità, sfidando le convenzioni della moda tradizionale con un’estetica che è al contempo ironica e concettuale.

