Quello che Natela Grigalashvili esplora con le sue fotografie sono luoghi e comunità poco conosciute ai molti. Nello specifico si concentra sulle aree rurali e su quelle popolazioni che vivono lontane dalla tecnologia e dai comfort del progresso. Una delle sue serie di reportage più interessanti si intitola La Terra dei Doukhobors, una comunità protestante ortodossa che vive in Georgia, la stessa patria di Natela. Gli scatti offrono uno sguardo ravvicinato sulla quotidianità di queste persone raccontando al contempo abitudini, tradizioni e una storia secolare affascinante.

Chi sono i Doukhobors?
La storia dei Doukhobors risale a tre secoli fa, localizzati nella provincia di Tambov in Russia. Esiliati dallo Zar russo e trasferiti in Georgia, i Doukhobors hanno fondato otto villaggi nella regione di Javakheti, con Gorelovka come il più grande. Considerano Javakheti la loro terra santa, chiamandola “La Terra dei Doukhobors,” e considerano Gorelovka il centro spirituale per i Doukhobors di tutto il mondo. Nonostante il clima rigido, la comunità prosperò, creando una comune che includeva un orfanotrofio, una scuola e un’economia collettiva. La loro natura industriosa li rese una delle comunità più ricche del Caucaso, con la fattoria collettiva di Gorelovka che divenne la seconda più ricca di tutta l’Unione Sovietica durante quell’epoca.


Il rifiuto per i simboli materiali e il culto del femminile
La fede dei Doukhobors, caratterizzata dal rifiuto di simboli materiali come croci, icone, preti e rituali ecclesiastici, enfatizza la semplicità nei rituali di nascita, matrimonio e morte. Credono nell’onnipresenza di Dio, particolarmente nell’anima umana, considerandola un tempio. La loro comunità è guidata da leader spirituali, con un numero significativo di questi leader che sono donne, mantenendo un equilibrio di genere e un culto della femminilità.

Verso la fine di un popolo?
Gli ultimi due decenni sono stati particolarmente difficili per i Doukhobor. Un numero significativo è tornato in Russia, spinto da fattori come tradimento, paura, persecuzione e false promesse. Oggi, restano solo circa 150 famiglie Doukhobor, per lo più a Gorelovka. I giovani della comunità, affrontando opportunità limitate in ambito educativo e lavorativo, stanno lasciando i villaggi e il paese. Le fotografie di Grigalashvili catturano l’essenza di questa comunità resiliente, documentando le loro lotte e i cambiamenti che affrontano. Le immagini raccontano storie di tradizione, fede e la lenta erosione di una cultura un tempo fiorente. I nuovi proprietari delle case dei Doukhobor, estranei alle loro usanze, stanno alterando il paesaggio culturale, sfidando ulteriormente gli sforzi di conservazione della comunità.
Attraverso l’obiettivo di Natela Grigalashvili, otteniamo una comprensione più profonda del ricco patrimonio culturale dei Doukhobors e delle sfide contemporanee che affrontano, ricordandoci l’importanza di preservare queste storie per le generazioni future.




Courtesy Natela Grigalashvili
