Art Off Screen – Jim Jarmusch: fare film come fare musica 
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Off Screen – Jim Jarmusch: fare film come fare musica 

Off Screen è la rubrica che guarda oltre lo schermo. Racconta i registi che non si limitano al cinema, ma portano la loro visione tra fotografia, installazioni e linguaggi visivi ibridi. Perché alcuni film continuano anche quando la pellicola finisce.
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Leila Stabile
Jim Jarmusch on set | collater.al

“Per me fare un film è un’attività musicale: durante le riprese e il montaggio, il tempo scorre in forma visiva, così come l’ascolto della musica fa sentire il tempo fisicamente.”

Jim Jarmusch, 72 anni, capello indomabile e sguardo da poeta beat, è il primo regista di Off Screen la cui pratica artistica parallela è la musica. Non la pittura come Lynch, non gli storyboard come Columbus, non i quaderni con disegni preparatori come Del Toro. Ma non una musica decorativa, da colonna sonora, bensì pensata come parte integrante del suo cinema, che ne definisce il ritmo e l’atmosfera. Una musica che esiste anche fuori dai film, in album e concerti.

Jarmusch non è solo regista: è musicista, compositore, performer. Suona la chitarra elettrica nella band SQÜRL, ha pubblicato diversi album, si esibisce dal vivo sonorizzando film muti surrealisti. La musica attraversa tutta la sua filmografia: nei titoli (Mystery Train, Only Lovers Left Alive), nelle collaborazioni con Tom Waits, Iggy Pop, Neil Young, RZA, nella scelta di far recitare musicisti invece che attori professionisti.

Per Jarmusch cinema e musica non sono mai stati linguaggi separati. Sono due modi di scolpire il tempo.

Il minimalista di Akron che ha scoperto il cinema a Parigi

Nato ad Akron, Ohio, il 22 gennaio 1953, Jarmusch non sembrava destinato al cinema. Dopo una laurea in Letteratura alla Columbia University, si trasferisce a Parigi dove scopre il cinema europeo alla Cinémathèque Française. “Non uscivo mai dalla sala perché non avevo i soldi per i biglietti, allora mi nascondevo tra i sedili,” ha raccontato al Cinema Ritrovato di Bologna. “Quando il direttore Henri Langlois mi scoprì ebbe compassione e mi disse che potevo vedere tutti i film senza problemi.

Tornato a New York, si iscrive alla Tisch School of Film dove diventa assistente di Nicholas Ray durante le riprese di Lampi sull’acqua. “Il mio mentore principale è stato Nicholas Ray, il mio preferito tra i romantici americani,” ha dichiarato. “Devo molto anche a Sam Fuller e a Wim Wenders. Tra le donne, fondamentali ancor più delle figure maschili, le mie amiche Patti Smith, Thelma Schoonmaker e Tilda Swinton.

La formazione musicale viene prima. Negli anni ’70 Jarmusch suona in una band post-punk chiamata The Del-Byzanteens. Un’esperienza breve ma formativa: gli insegna il minimalismo, la ripetizione. 

Down by Law: quando la musica entra in scena

L’esordio è Stranger Than Paradise (1984), girato in bianco e nero con inquadrature fisse, ma è con Down by Law (1986) che la musica occupa un ruolo di primo piano. Il film riunisce Tom Waits, John Lurie (leader dei Lounge Lizards) e Roberto Benigni in una cella di prigione in Louisiana. Waits e Lurie non sono solo attori: sono musicisti prestati al cinema. Le scene sono scandite da canzoni e jam session improvvisate. 

Come ha scritto Álvaro Enrigue, “se suona artefatto, è perché la trama per Jarmusch sembra essere una gentile concessione al pubblico.” Ma vien fuori una delle migliori interpretazioni di Benigni e si realizza per la prima volta il progetto del cineasta-musicista Jarmusch: far fare ai suoi amici della musica le cose dei suoi amici del cinema.

Mystery Train: pellegrinaggio nella città di Elvis

Mystery Train (1989) è un film dichiaratamente musicale, come si intuisce dal titolo tratto dal brano di Junior Parker e Sam Phillips interpretato soprattutto da Elvis Presley, fantasma perennemente presente. Ambientato a Memphis, le storie di tre personaggi non americani si intersecano sulle note del “Re del Rock and Roll”. 

La celebrazione della musica statunitense passa attraverso lo sguardo straniero: una giovane coppia giapponese di Yokohama in pellegrinaggio nella città di Elvis, un’italiana vedova in viaggio con il feretro del marito, un disoccupato britannico appena lasciato. Jarmusch ripropone questo scambio culturale a più riprese: il samurai di Ghost Dog (2000) con la colonna sonora rap di RZA, o la becchina con katana di The Dead Don’t Die (2019) interpretata da Tilda Swinton.

Dead Man: l’improvvisazione di Neil Young

Tappa fondamentale è la collaborazione con Neil Young per Dead Man (1995), western sperimentale con Johnny Depp. La colonna sonora venne improvvisata da Young in studio guardando il montato finale. Un continuo riarrangiamento dello stesso brano che scandisce le vicende di William Blake, contabile di Cleveland braccato nel West.

Neil è venuto in sala di montaggio, ha guardato il film e ha registrato tutto in un paio di sessioni,” ha raccontato Jarmusch. “Volevo che fosse completamente libero, che reagisse emotivamente alle immagini. È pura improvvisazione.” Il risultato è una delle colonne sonore più radicali degli anni ’90: monotona, ipnotica, perfettamente coerente con il film.

Nel film compare anche Iggy Pop. Lo si ritroverà in Coffee and Cigarettes (2003), raccolta di corti. In uno dei momenti più “Jarmusch” della sua filmografia, Iggy Pop e Tom Waits fumano una sigaretta perché, avendo smesso di fumare, possono finalmente fumarne una. Paradosso vincitore della Palma d’Oro a Cannes 1993 come cortometraggio, poi espanso in lungometraggio.

Solo gli amanti sopravvivono: vampiri e liuti

Solo gli amanti sopravvivono (2013) è la storia d’amore tra due vampiri annoiati, Adam (Tom Hiddleston) ed Eve (Tilda Swinton). Hiddleston riempie i secoli vissuti sulla Terra con la sua passione per le chitarre: ne ha a decine, anche appartenute ai più grandi musicisti del passato.

La musica è onnipresente e costituisce per Adam l’ultimo appiglio alla vita. Uno struggente brano interpretato dalla cantante libanese Yasmine Hamdan lo trasporta in una dimensione passionale che lo tiene legato alla vita e a Eve.

Il film segna l’inizio della collaborazione con il liutista olandese Jozef Van Wissem. I due si erano incontrati casualmente per strada a New York nel 2006, avevano iniziato a suonare insieme e nel 2012 avevano pubblicato il primo album, Concerning the Entrance Into Eternity. Per il film, Van Wissem ha composto i brani per liuto, mentre Jarmusch e SQÜRL hanno aggiunto chitarre distorte, batteria e synth.

Il risultato vince il Cannes Soundtrack Award: liuto barocco che si intreccia a fuzz psichedelico. “Jim fa i suoi film come un musicista: ha la musica in testa quando scrive la sceneggiatura,” ha detto Van Wissem.

Da allora Jarmusch e Van Wissem hanno pubblicato altri album: The Mystery of Heaven (2012), An Attempt to Draw Aside the Veil (2019), American Landscapes (2023). Si esibiscono dal vivo in musei e gallerie, confermando che la loro collaborazione ha una dignità artistica autonoma.


SQÜRL: il gruppo rock allegramente marginale

Nel 2009 Jarmusch fonda SQÜRL insieme a Carter Logan e Shane Stoneback. Si autodefiniscono “un gruppo rock allegramente marginale da New York City che ama grandi tamburi e chitarre distorte, registratori a cassette, loop, feedback, tristi canzoni country, molten stoner core, chopped & screwed hip-hop e colonne sonore immaginarie.”

La band nasce per comporre musica per i film di Jarmusch, ma diventa un progetto autonomo. Nel 2016 compongono la colonna sonora di Paterson, film su un poeta-autista di autobus (Adam Driver). Musica ambient e psichedelica che accompagna la malinconia quotidiana del protagonista.

Nel 2019 arriva The Dead Don’t Die, zombie-movie con Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Chloë Sevigny, Iggy Pop, Tom Waits, RZA. La colonna sonora degli SQÜRL omaggia i classici dell’horror: John Carpenter, Morricone, Tangerine Dream, Goblin.

Nel 2023 esce Silver Haze, il primo vero album da studio non legato a un film. Contiene collaborazioni con Anika e Charlotte Gainsbourg.

Four Films by Man Ray: cinema dal vivo

Uno dei progetti più affascinanti degli SQÜRL è la sonorizzazione dal vivo di quattro film muti dell’artista surrealista Man Ray. Jarmusch e Logan eseguono score semi-improvvisati basati su loop, synth e chitarre effettate.

Ci sono momenti in quei film che sono molto narrativi, ma altri più puramente sull’immagine, che ti invitano a entrare e fare la tua interpretazione, possibilmente in musica,” ha spiegato Carter Logan. “Jim e io gravitiamo verso la texture.”

Lo spettacolo è stato rappresentato all’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, al Museo Nazionale del Cinema di Torino, all’Art Institute of Chicago. Un omaggio al cinema delle origini, quando le immagini mute venivano accompagnate dal vivo.

A 72 anni, due film e una nuova sceneggiatura

Nell’estate 2025, Jim Jarmusch si presenta alla Mostra del Cinema di Venezia con Father Mother Sister Brother, film a episodi con Cate Blanchett, Adam Driver, Vicky Krieps, Tom Waits e Charlotte Rampling. Il film vince il Leone d’Oro. È una commedia intrecciata con fili di malinconia che affronta i rapporti familiari.

Alla masterclass al Cinema Ritrovato di Bologna, Jarmusch ha annunciato che sulla sua scrivania c’è già una nuova sceneggiatura. A 72 anni, il regista di Akron non ha intenzione di fermarsi. Tredici film in 45 anni: mai parte della New Hollywood, sempre fedele al cinema indipendente.

Quelli delle grandi aziende sono tutti soldi sporchi,” ha dichiarato, “ma mi permettono di fare i miei film.

Il tempo come sostanza condivisa

Cosa unisce cinema e musica per Jarmusch? La gestione del tempo. “Quando guardi un film, il film si dispiega nel suo time frame. È molto vicino all’ascolto di un pezzo di musica in quanto il suo time frame è il suo time frame. Sono così correlati.

Nei suoi film questa correlazione è totale. Le inquadrature lunghe funzionano come note tenute. I silenzi sono pause musicali. I dialoghi hanno il ritmo di una jam session. In Paterson, il protagonista poeta scrive versi che hanno la stessa cadenza della colonna sonora di SQÜRL. In Only Lovers Left Alive, i vampiri vivono immersi nella musica dei secoli perché la musica è l’unica cosa che può riempire il tempo infinito.

Jarmusch ha passato cinquant’anni a dimostrare questa tesi. I suoi film sono partiture visive, le sue canzoni sono film senza immagini, il confine non esiste. Esiste solo il tempo che scorre, plasmato da un artista che usa entrambi i linguaggi. Tutto è interconnesso, tutto è tempo scolpito in forme diverse.

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Scritto da Leila Stabile

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