Art Tredici muri per raccontare Nau Bostik
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Tredici muri per raccontare Nau Bostik

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Anna Frattini

Nau Bostik è uno di quei luoghi che resistono. Un’ex fabbrica di adesivi incastrata tra i binari e le strade di La Sagrera, a Barcellona, che da dieci anni continua a reinventarsi grazie alla comunità che la abita. Qui l’arte urbana non è decorazione né intrattenimento: è infrastruttura sociale, gesto politico, modo per rimanere vivi in una città che spesso lascia sempre meno spazio alla spontaneità.

In questo contesto B-Murals ha appena inaugurato tredici nuovi murales che ridisegnano il complesso, confermando Nau Bostik come un organismo creativo in continua trasformazione. Il colpo d’occhio arriva subito dalle facciate principali, affidate a due artisti che parlano linguaggi distantissimi ma complementari: Emilio Cerezo e Martí Sawe.

Cerezo firma un murales astratto che sembra respirare all’unisono con l’edificio. Le sue forme tonde, luminose, sovrapposte come strati di un ritmo visivo in espansione, trasformano la facciata in un paesaggio emotivo. È un’opera che nasce dal dialogo con gli abitanti del quartiere e celebra l’anniversario del luogo con un gesto collettivo, quasi un rito d’alba in cui tutto vibra e si muove. Lo stesso universo pittorico, portato all’estremo, entra anche all’interno della galleria di B-Murals con La Rutina del Sueño, un’installazione immersiva che traduce in spazio l’istante sospeso tra sonno e risveglio.

Dall’altra parte del complesso, Martí Sawe porta una tempesta. Tempesta Creativa è un murale che racconta il caos del processo artistico: la scintilla improvvisa che si scontra con la burocrazia, l’entusiasmo che inciampa nella frustrazione, la libertà del gesto che convive con la trappola dell’autoesigenza. Sawe mescola la disciplina dell’illustratore con la spontaneità del graffiti writer, trasformando il muro in una scenografia ironica e lucida della condizione dell’artista contemporaneo.

È però nel cortile interno che esplode la varietà della scena urbana attuale. Otto artisti selezionati tramite open call, insieme a ospiti speciali e a una resident artist, compongono un mosaico di stili che racconta quanto questa disciplina sia in continua evoluzione. C’è l’esperienza di Werens e Chylo, le superfici sottili di Schoko Tanaka, la grinta rurale di Laura Merayo, i paste-up di Rockaxson e Vantees, la pulizia del lettering più classico e le narrazioni illustrate di NSN997 e Andrea Devia Nuño. Un cortile che diventa geografia, attraversato da immaginari che arrivano da Argentina, Italia, Brasile, Giappone e da tutta la Spagna.

L’intero progetto è stato presentato durante il B-Murals Fest, una giornata pensata per trasformare l’arte urbana in un luogo di incontro reale: workshop gratuiti, pareti libere per chiunque volesse dipingere e momenti di confronto tra artisti, curatori e istituzioni. Un’occasione per ribadire che Nau Bostik non è un semplice spazio culturale, ma un ecosistema dove più di cento persone lavorano, creano, organizzano attività e condividono idee ogni settimana.

Dieci anni dopo la sua nascita, Nau Bostik continua a dimostrare che esiste un altro modo di fare cultura: dal basso, con la comunità, lontano dalla retorica degli eventi-spettacolo. E le tredici nuove opere curate da B-Murals sono l’ennesima prova che, nonostante tutto, ci sono ancora angoli di città in cui l’arte non si limita a sopravvivere: respira, cresce, si moltiplica.

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Scritto da Anna Frattini

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