La New Wave cinese cambia la percezione del Made in China

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17 ottobre 2018

Alla vigilia della chiusura della Shanghai Fashion Week, abbiamo selezionato i talenti d’oltreoceano per noi più interessanti.

Pur avendo un impatto globale, la moda siamo abituati a seguirla sui palcoscenici di grandi città come New York, Londra, Milano e Parigi. Altre capitali si stanno lentamente aggiungendo al calendario e, tra queste, Shangai, culla di nuovi talenti il cui design non poteva non catturare la nostra attenzione.

Il ruolo della Cina all’interno dell’industria moda acquista sempre più rilievo: da un lato, ai consumatori cinesi viene attribuito il 75% della crescita globale del mercato del lusso, dall’altro una nuova generazione di designer, che operano dentro e fuori dalla madrepatria, sta affermando uno stile che difficilmente passa inosservato. Se la Cina dà vita a numerosi talenti dell’industria, pochi sono quelli che scelgono il proprio paese come base per la loro formazione artistica e professionale. La maggioranza degli studenti internazionali di scuole come la Parsons di New York, o la Central Saint Martins di Londra, è cinese. Più di 120 designer sul calendario della NYFW sono cinesi. Le cause di questo fenomeno fanno riferimento alla politica protezionista cinese che, avendo prescritto la censura di alcuni contenuti provenienti dall’occidente e l’uso di molti social media, rende più difficile la comunicazione con i paesi dove la moda è protagonista. In risposta a tutto ciò, dal 2001, la Fashion Week di Shangai è una delle ultime del calendario e ospita molti di quei talenti che, pur essendosi formati altrove, tornano a sfilare nel proprio paese d’origine. Alla schedule ufficiale, si affianca Labelhood, il festival di arte e moda dedicato a talenti emergenti di origine cinese.

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Abituati ai nomi di Alexander Wang, Philip Lim, Derek Lam o Vera Wang, designer cinesi-americani per i quali la propria cultura d’origine non era mai stata al centro delle vocazioni ispirazionali, oggi prendiamo atto di una nuova generazione che, in un mondo in continua globalizzazione, riafferma la propria provenienza tramite il design delle loro collezioni. Sarà la predominante forza acquistata nel mercato internazionale o la voglia di esplorare l’identità personale ad aver esortato questo cambiamento di direzione? Se fino a poco tempo fa i consumatori cinesi tendevano ad investire in marchi occidentali, oggi, la crescente voglia di sentirsi rappresentati e lo sviluppo del loro mercato ha determinato la predilezione di brand locali a quelli internazionali. I designer, a loro volta, rivendicano un certo senso d’orgoglio e sicurezza nel dichiarare come punto di partenza del loro processo creativo proprio la loro cultura d’origine.

Di seguito, i profili di alcuni designer che stanno irreversibilmente cambiando la percezione del Made in China.

Angel Chen

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Nata a Shenzeng e trasferitasi a Londra dall’età di 17 anni, Angel Chen è una delle pioniere del riposizionamento della Cina nel mondo della moda. Subito dopo aver conseguito un corso di womenswear alla Central Saint Martins di Londra, dove si è laureata nel 2014, ha fondato il suo omonimo brand che ha sfilato alla Shanghai Fashion Week nello stesso anno. Le sue collezioni alternano ad elementi prettamente appartenenti al mondo dello streetwear, caratteristiche locali tipiche dell’artigianato cinese. Con un’estetica coloratissima e un modo singolare di accostare i materiali, la principale fonte d’ispirazione del suo lavoro resta il mondo della youth culture. Nonostante la sua presenza fissa a Shangai, Angel Chen presenta prima le sue collezioni in occidente. Per tre stagioni consecutive a Milano e quest’anno a New York come parte del Tmall China Day, la sua collezione SS19 è ispirata a Madame Ching, pirata leggendaria vissuta durante la dinastia dei Qing e Ming.

 

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Marrknull

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Marrknull nasce a Bejing nel 2015 dal genio creativo del duo di Tim Shi e Wang Wei. La loro estetica si evolve attorno ai luoghi comuni sulla cultura popolare cinese. Fonte d’ispirazione dell’ultima collezione sono i luoghi pubblici cinesi e i modi di comportarsi degli individui in questo contesto. Con una campagna in stile Martin Parr, ad affascinare i designer sono il modo di vestire e di atteggiarsi di questi personaggi che vengono catturati nell’atto di fotografarsi tra di loro o scattare dei selfie con l’iconico bastoncino in metallo. Tramite l’uso innovativo del concetto di scomposizione della classica silhouette, l’attenzione ai cambiamenti strutturali nell’abbigliamento, e l’infrangimento dei limiti di genere, le collezioni Marrknull assumono una direzione volta al multiculturalismo. Dopo il loro debutto sulle passerelle di Londra, Shangai e New York, quest’anno vengono selezionati vincitori della sfilata di VFILES a New York.

 

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Xander Zhou

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Xander Zhou è il giovane designer di Bejing specializzato in apparel maschile. La sua formazione inizia con gli studi di industrial design intrapresi nella sua città natale, per poi specializzarsi negli studi di moda in Olanda. Un tipo dalla personalità eclettica che identifica come sua principale icona di stile la madre con la sua collezione di centinaia di paia di scarpe col tacco. Il punto di partenza, per lui, è il tessuto e il modo in cui questo si relaziona alla silhouette maschile. La sua maestria sta nel creare un ponte tra la cultura orientale e quella occidentale. Protagonisti della sua ultima collezione sono infatti i colletti tipici dei costumi mandarinesi, camicie e cappotti in seta lavorata, ideogrammi e dragoni cinesi, ma anche pantaloni cargo e abiti da lavoro.

 

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Testo di Enrica Miller

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