New Wave, riciclare plastica per costruire una scuola in Messico

New Wave, riciclare plastica per costruire una scuola in Messico

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Ulf Majergren Architects (UMA) ha elaborato un progetto concettuale, “New Wave”, riutilizzando bottiglie di plastica proveniente dalle acque dell’oceano per costruire una scuola d’arte in Messico. Gli oggetti di riciclo sono stati utilizzati per la facciata dell’edificio, in modo tale da poter trasmettere un messaggio positivo e sensibilizzare la comunità locale. Tutto questo in aggiunta al fatto che il paese genera circa mezzo milione di tonnellate di rifiuti in plastica annui.

La costruzione simula delle vere e proprie onde di plastica che hanno lo scopo di stupire i passanti e allo stesso tempo offrire un ambiente di stimolo per i bambini, ma anche di ricordare che le bottiglie provengono proprio da lì, dal mare.

Le bottiglie sono state prima forate, inserite in una barra pieghevole, poi impilate l’una sull’altra e infine modellate a forma di grandi onde. Per meglio intenderci vengono unite quasi fosse un recinto. Le bottiglie vicino al suolo sono state riempite di cemente o sabbia per garantirne la stabilità ed ogni elemento è anche attaccato ad una parete o ad una lastra a mezz’aria.

I colori sono quelli tipici del mare, o meglio, di un’onda, blu-ciano-bianco. La struttura offre anche riparo dalla pioggia e dal sole e in alcune parti si creano anche delle sedute e tavoli. La scelta di dare vita ad una forma così fedele è stata fatta per sensibilizzare e far riflettere su come la plastica stia danneggiando il nostro pianeta e su come possa essere riutilizzata e impiegata in architettura.

Testo di Elisa Scotti

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Christophe Benichou e il gioco di luci ed ombre nel deserto

Christophe Benichou e il gioco di luci ed ombre nel deserto

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Christophe Benichou è un architetto francese che collabora con diversi studi da tutto il mondo. I suoi progetti coinvolgono l’uso di tutti i sensi, alcuni dei quali sono davvero stupefacenti e dalle forme particolari pur rimanendo semplici e minimali.

Costruito in mezzo al deserto, solitario e del colore della sabbia, il suo ultimo lavoro si chiama “Sesame” ed evoca l’ambiguità di un movimento fisso o immediato, ma anche di un tempo incerto, tra rovina e contemporaneità. L’abitazione ha l’aspetto di un cubo che si sfalda: sezioni di parete di staccano da ciascun lato quanto basta per far entrare e uscire una persona. Al suo interno si nasconde un ambiente domestico, caldo e accogliente e ad ogni varco aperto, corrisponde una parte dell’abitazione. Il letto, il bagno, la sala da pranzo e la cucina.

Il progetto di Christophe Benichou è un gioco di luci e ombre, aperto e socchiuso, che non dà alcuna visione diretta sullo spazio esterno, un luogo d’introspezione, calma e ambiguità.

Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2
Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2
Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2
Christophe Benochou e il gioco di luci ed ombre nel deserto Collateral 2

Testo di Elisa Scotti

Christophe Benichou e il gioco di luci ed ombre nel deserto
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Trunk House, il boutique hotel tra le strade di Tokyo

Trunk House, il boutique hotel tra le strade di Tokyo

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Il marchio alberghiero Trunk ha collaborato con lo studio di design Tripster per creare il Trunk House, un boutique hotel a Tokyo che s’ispira all’estetica tradizionale giapponese e situato nel quartiere Kagurazaka.

L’idea di questa tipologia di hotel nasce dai saloni che si trovavano a Tokyo, dove artisti e creativi si riunivano – spazi dove le persone condividevano idee e scambiavano pensieri e cultura, simili ai Salòn francesi. Da qui, la voglia di creare un ambiente contemporaneo che avesse la stessa funzione.

Ma il punto forte è un’insolita e piccola discoteca di un rosso vivo che è considerata la più piccola discoteca del Giappone. Caratterizzata da un minibar curvo, da una disco ball scintillante, una pista da ballo piena di luci e all’evenienza anche un karaoke.

Nel bagno piastrellato c’è una vasca enorme quadrata e gigante in cipresso. Nella sala da tè il pezzo forte è il camino incassato di fronte al quale sono disposti stuoie e tatami. Anche il salotto è molto accogliente, con un grosso divano marrone in pelle, un tavolino di vetro e delle ampie finestre a muro. Il tutto è stato progettato per assomigliare a un genkan.

La camera da letto principale, è composta da un classico letto in stile giapponese, materasso appoggiato su una piattaforma di legno rialzata. La sala da pranzo invece è caratterizzata da pareti quasi nere, tipo persiane, un lungo tavolo in quercia, luci soffuse e un’ampia porta finestra quadrata, che si affaccia su un piccolo cortile.

L’hotel può ospitare fino a 6 persone.

Testo di Elisa Scotti

Trunk House, il boutique hotel tra le strade di Tokyo
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Paranoie, sogni e pensieri dalla mente creativa di Tyler Spangler

Paranoie, sogni e pensieri dalla mente creativa di Tyler Spangler

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Abbiamo già detto qualcosa su Tyler Spangler, artista e designer americano conosciuto per lo stile psichedelico e surrealista con il quale le sue creazioni prendono vita.

Al college studia psicologia, ma parallelamente agli studi si accorge di un bisogno più forte: quello di creare arte ed esplorare gli stili che più lo attraggono. Passano gli anni e inizia a collezionare più di 2.000 pezzi, tra creazioni personali e progetti sviluppati presso l’Art Center College of Design per la progettazione grafica.

Da quel momento in poi Tyler decide di mettersi in proprio e lavorare freelance definendo quello che oggi è il suo stile.

È tornato a sorprenderci con immagini ancora più pop e colorate sulle quali fluttuano messaggi e frasi d’effetto sempre frutto della sua mente creativa. Oltre a ispirarsi a immagini e fotografie vintage, prende come riferimento le correnti artistiche del passato come il Dadaismo, Costruttivismo e Surrealismo per dare vita al mondo nel quale è capo il suo estro.

Ogni creazione è totalmente diversa da quella precedente, ed è per questo che Tyler non ci stanca mai.

Dai un’occhiata alla gallery qui sotto e seguilo sul suo sito.

Testo di Giordana Bonanno.

Paranoie, sogni e pensieri dalla mente creativa di Tyler Spangler
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Una sauna nel deserto? Al Burning Man è possibile.

Una sauna nel deserto? Al Burning Man è possibile.

Collater.al Contributors · 6 mesi fa · Design

Lo studio di architettura JKMM Architects di Helsinki ha unito le forze con il Finish Studio per costruire una sauna in mezzo al deserto del Nevada, in occasione del Burning Man di quest’anno. Che poi, diciamocela tutta, la scelta di far sorgere una sauna in una location con un clima così rovente, suona un po’ un controsenso. Le due aziende però hanno pensato che i partecipanti al festival potessero attingere ai riti e alla disintossicazione tipica delle saune finlandesi. Nascerà così, un padiglione Steam of Life.

La struttura è realizzata con doghe di legno scuro in due diverse dimensioni e tre lunghezze; disposta a forma di anello intorno a un cortile esterno ombreggiato per consentire agli utenti di rinfrescarsi, rilassarsi e ricaricarsi. Per tenere conto dell’elevato numero di visitatori, i progettisti hanno optato per un percorso circolare che circonda l’edificio.

L’ingresso avrà un passaggio poco illuminato che conduce al bagno turco. Lo spazio curvo sarà caratterizzato da panche in legno lungo le pareti e da un braciere centrale. Dopo l’esperienza, gli utenti saranno incoraggiati a muoversi e trovare l’uscita che si affaccia sul cortile che è stato progettato al posto di una piscina di immersione fredda, tipicamente utilizzata dopo la sauna.

Il padiglione ha delle dimensioni davvero ridotte. Può essere trasportato con facilità su di un container e ovunque si voglia. Steam of Life fa parte di una serie di installazioni temporanee che sarà realizzata nel Black Rock Desert in Nevada per Burning Man, che avrà luogo dal 25 agosto al 2 settembre.

Testo di Elisa Scotti

Una sauna nel deserto? Al Burning Man è possibile.
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