C’è qualcosa di stranamente magico nella noia. Lo sa bene Nicolas Ridou, illustratore e web designer francese, che proprio in quel limbo tra apatia e curiosità trova il terreno fertile per dare vita alle sue visioni digitali. Le sue illustrazioni non sono semplici disegni: sono universi paralleli in cui gli oggetti più ordinari si deformano, si moltiplicano e si animano, fino a diventare protagonisti di narrazioni surreali, al limite del grottesco. E in tutto questo calderone creativo, la TikTok culture ha un ruolo di prim’ordine.

Il suo stile è difficile da incasellare: un mix di estetica derivata dalla xilografia giapponese, cultura pop, pubblicità zuccherose e reality show ai limiti del delirio. A influenzarlo, come ha raccontato su It’s Nice That nel 2019, sono proprio quei contenuti televisivi in cui la forma prevale sulla sostanza: spot pubblicitari patinati, docu-serie su serial killer, show urlati da prime time. Tutti questi frammenti di cultura visiva diventano tasselli di un collage narrativo che prende vita attraverso l’animazione.

Ridou ha studiato per cinque anni alla Haute École des Arts du Rhin di Strasburgo, dove ha interiorizzato una lezione fondamentale: «la riflessione artistica è importante tanto quanto il disegno». Una filosofia che ha portato con sé nel mondo del lavoro, decidendo fin da subito di evitare le dinamiche da ufficio per abbracciare la strada del freelance: «ho sempre avuto bisogno di molteplici esperienze».

Oggi il suo lavoro è un continuo esperimento. La sua illustrazione non è solo tecnica, ma playground: un parco giochi mentale dove il bambino nostalgico che è in lui può divertirsi, costruire mondi e, soprattutto, giocare. Perché alla fine, come lui stesso afferma, «più di ogni altra cosa, io gioco».




