Nel Sud-Est asiatico il mare non è solo una risorsa, ma una linea di sopravvivenza. È proprio da questa fragile dipendenza che nasce Overfishing in Southeast Asia, il nuovo progetto della fotogiornalista Nicole Tung, vincitrice della 15ª edizione del Carmignac Photojournalism Award, in mostra al Bronx Documentary Center di New York fino al 26 aprile. Un’indagine durata nove mesi che attraversa Thailandia, Filippine e Indonesia e che racconta una crisi ambientale e umana spesso invisibile, ma sempre più urgente.

Il Sud-Est asiatico produce oltre la metà del pesce mondiale, eppure le sue acque sono tra le più sfruttate e contese del pianeta. Le fotografie di Tung non documentano solo la sovrapesca, ma entrano nel sistema complesso che la sostiene: flotte industriali, porti sovraffollati, lavoratori migranti, comunità costiere che vedono progressivamente ridursi le proprie risorse. Un’industria opaca, difficilmente accessibile, soprattutto in mare aperto, dove gran parte delle operazioni rimane lontana da qualsiasi forma di controllo pubblico.

Le immagini costruiscono un racconto che segue il percorso del pesce, dai porti locali ai mercati globali, mostrando il costo umano nascosto dietro una filiera che arriva fino alle tavole di tutto il mondo. Pescatori che rientrano dopo settimane in mare, lavoratori che smistano tonnellate di pescato, specie minacciate scaricate all’alba, comunità indigene che mantengono rituali tradizionali mentre il loro ecosistema cambia rapidamente. Non è solo una questione ambientale, ma un equilibrio sociale che si sta sgretolando.

Nel reportage emergono anche le contraddizioni delle possibili soluzioni: aree marine protette, iniziative economiche locali, tentativi di regolamentazione. Strategie necessarie, ma spesso insufficienti di fronte alla pressione crescente dell’industria globale e alle tensioni geopolitiche che influenzano l’accesso alle risorse marine.
Nicole Tung, nata a Hong Kong e conosciuta per il suo lavoro nei contesti di crisi e conflitto, sposta qui il suo sguardo su una guerra meno visibile: quella per il controllo degli oceani. Ancora una volta, il suo lavoro si concentra sulle persone più esposte, raccontando storie individuali che rendono tangibile una crisi globale.

Con Overfishing in Southeast Asia, la fotografia diventa uno strumento di indagine e responsabilità. Un racconto visivo che mette in discussione la distanza tra consumo e produzione, tra mare e città, tra crisi locale e conseguenze globali. Perché la sovrapesca non è solo un problema lontano, ma una catena invisibile che collega comunità costiere, mercati internazionali e le nostre abitudini quotidiane.
in cover: Diverse specie di squali, alcune in pericolo di estinzione e altre classificate come vulnerabili, vengono trascinate a riva all’alba da pescatori commerciali nel porto di Tanjung Luar, lunedì 9 giugno 2025, a Lombok Est, in Indonesia. Tanjung Luar è uno dei più grandi mercati di squali in Indonesia e nel Sud-Est asiatico, da cui le pinne di squalo vengono esportate verso altri mercati asiatici, principalmente Hong Kong e Cina, mentre le ossa vengono utilizzate in prodotti cosmetici venduti anch’essi in Cina. La carne e la pelle di squalo vengono invece consumate localmente come importante fonte di proteine.
Negli ultimi anni, di fronte alle forti critiche rivolte all’industria della pesca degli squali non regolamentata, il governo indonesiano ha cercato di introdurre controlli più severi sulla caccia commerciale agli squali, nel tentativo di bilanciare le esigenze dei pescatori con la necessità di proteggere popolazioni di squali sempre più in diminuzione.
© Nicole Tung for Fondation Carmignac
