Style Dentro al laboratorio di Nike da Dropcity durante la MDW
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Dentro al laboratorio di Nike da Dropcity durante la MDW

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Anna Frattini

Durante la Milano Design Week 2026, Nike sceglie Dropcity per presentare NikeAir_Lab che funge da dispositivo aperto, un laboratorio vivo che trasforma l’aria in materia progettuale. Un concept di cui abbiamo già parlato qui in occasione delle Olimpiadi e della presentazione della Milano Jacket. Siamo passati da Via Sammartini in occasione del talk How to Question Everything and Go Wild, una conversazione che ha messo attorno allo stesso tavolo Paola Antonelli del MoMA insieme ad Aaron Belchere e Daniel Morgan, e che ha restituito il senso più profondo dell’intero progetto: mettere in discussione ogni processo per arrivare a nuove forme di innovazione.

NikeAir_Lab si presenta come un sistema modulare di sperimentazione, dove il concetto di Air – da sempre al centro della ricerca Nike – viene scomposto e analizzato attraverso una serie di stazioni operative. Non si tratta di storytelling, ma di ingegneria applicata: otto tool stations che lavorano su altrettante proprietà dell’aria, dalla pressione alla deformazione, dalla sottrazione alla propagazione. Bracci robotici, macchine per il termoformato, cilindri pneumatici e dispositivi di calibrazione trasformano lo spazio in una piattaforma tecnica dove ogni gesto progettuale è visibile, misurabile e replicabile.

Il risultato è un ambiente che ricorda più un’officina sperimentale che una mostra di design. Qui il visitatore non osserva soltanto, ma entra in contatto con processi che normalmente restano nascosti nella fase di ricerca e sviluppo. È in questa esposizione dei meccanismi che si coglie il valore del progetto: rendere trasparente la complessità, mostrare il prodotto non come risultato finale ma come accumulo di tentativi, errori e iterazioni.

All’interno del percorso trovano spazio anche prototipi mai visti prima, campioni e materiali che raccontano l’evoluzione di tecnologie come Air Liquid Max o FlyWeb. Non sono presentati come oggetti finiti, ma come frammenti di un processo continuo, dove il design è inseparabile dalla sperimentazione tecnica. È un archivio attivo, più vicino a un database fisico che a una collezione museale.

Il dialogo con Dropcity amplifica ulteriormente questa dimensione. Il centro milanese, destinato a diventare uno dei più grandi hub europei per architettura e design, offre il contesto perfetto per trasformare l’installazione in qualcosa di permanente. Dopo la Design Week, infatti, NikeAir_Lab diventerà Air Lab, entrando a far parte di un ecosistema produttivo che include robotica, stampa 3D, tessile e manifattura avanzata. Non più evento temporaneo, ma infrastruttura.

Quello che emerge è un cambio di paradigma abbastanza netto: il brand non si limita a presentare innovazione, ma costruisce le condizioni perché questa possa continuare a esistere nel tempo e nello spazio urbano. Milano, in questo senso, non è solo una vetrina ma un banco di prova, un territorio in cui sperimentare nuove forme di collaborazione tra industria e ricerca.

Il talk a cui abbiamo assistito ha chiarito bene questo approccio. Più che fornire risposte, ha aperto possibilità: interrogare i processi, spingere i limiti dei materiali, accettare l’instabilità come parte integrante del progetto. NikeAir_Lab traduce tutto questo in forma concreta, trasformando un principio astratto in una macchina operativa.

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Scritto da Anna Frattini

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