Verrà presentata ufficialmente il prossimo settembre, ma Odyssey, l’ultima opera d’arte dell’artista contemporaneo Marc Quinn, fa già parlare di sé.
Si tratta di una scultura collaborativa composta dalla scultura stessa e dalla collettività che si è formata per realizzarla, perché per creare Odyssey, oltre a Marc sono servite più di 5000 persone.
A comporre l’opera saranno due cubi uguali, uno verrà riempito con una tonnellata di sangue prelevato a rifugiati, mentre l’altro verrà colmato sempre con una tonnellata di sangue, ma questa volta di persone non rifugiate. Il sangue verrà completamente congelato e per mantenerlo tale durante tutto il tempo dell’esposizione il famoso architetto Norman Foster ha progettato un padiglione di refrigerazione.
L’opera rappresenta l’uguaglianza tra gli uomini e la solidarietà che ci dovrebbe essere e dato che sostiene la tesi “sotto la pelle siamo tutti uguali” i due cubi verranno presentati senza svelare l’appartenenza del sangue, in pratica nessuno saprà qual è quello dei rifugiati.
“Under the skin we are all the same”
L’inaugurazione di questa mostra che girerà il mondo avverrà nel settembre 2019 sui gradini della New York Public Library sulla Fifth Avenue, in fin dei conti quale posto migliore se non una città costruita grazie all’immigrazione.
I fondi raccolti da Odyssey andranno interamente ad associazioni benefiche e per ottenere ancor più richiamo globale tra i donatori figurano nomi di spicco del mondo del cinema, della musica e della moda come Anna Wintour, Kate Moss, Paul McCartney, Bono, Jude Law, Angok Mayen e Gwendoline Christie, che, con migliaia di altre persone, hanno portato la loro testimonianza.
[yuotube]https://youtu.be/tW-G3z071yM[/youtube]

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