Collyrium – Un approfondimento sul cinema di Matteo Garrone

Matteo Garrone è uno dei maggiori registi italiani contemporanei. Purtroppo se ne è sempre parlato meno del dovuto, cerchiamo di recuperare.

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7 novembre 2018

Per questo nuovo appuntamento abbiamo deciso di scrivere di uno dei registi italiani di maggior spicco del panorama internazionale: Matteo Garrone. Non si sa perché, ma di Garrone si è sempre parlato poco. Forse schiacciato dal peso mediatico (non dal talento) di Sorrentino o forse perché noi italiani siamo sempre stati molto bravi a capire i nostri talenti in ritardo. Recentemente però Dogman è stato selezionato tra i film italiani per concorrere agli Oscar come miglior film straniero.

Questo ci da lo spunto per fare un veloce riassunto della sua filmografia e della sua poetica. 

Il cinema Garroniano è unico. Al centro del suo interesse c’è l’animo umano, svelato sempre lentamente ponendo l’attenzione sulla gestualità e sull’espressione dei personaggi. Per ottenere questo il regista svolge un incredibile lavoro di pre-produzione dedito alla creazione di rapporti umani e di interazione con il set e l’ambiente. 

Garrone ama lasciare molto spazio agli attori, spesso girando con la macchina a mano con lo scopo di dare un tocco più realistico e documentaristico, e darci modo di partecipare all’azione e portarci dentro le vite dei personaggi e dell’azione. Secondo il regista, infatti, il cinema ha il dovere di liberarsi dall’imitazione della realtà, andare oltre, deve procedere verso un’altra direzione, quella delle emozioni e dell’arte.

Terra di mezzo (1996): Il primo film di Garrone non è altro che un insieme di tre corti che racconta la Roma borderline, la Roma dell’immigrazione e dell’inserimento dello straniero in una nuova cultura. Questo imprinting semi-documentaristico sarà fortemente presente anche in altre delle sue successive opere. Il primo di questi corti, chiamato Silhuette, è uno spaccato di vita di un gruppo di prostitute nigeriane alle prese con i propri clienti. Il secondo invece, intitolato Euglen e Gertian parla di alcuni giovani manovali albanesi che vengono tirati su dalla strada per lavorare, chiaramente sottopagati. Il terzo e ultimo cortometraggio, chiamato Self Service, racconta le esperienze notturne di un benzinaio egiziano.

Un approfondimento sul cinema di Matteo Garrone | Collater.al 1

Ospiti (1998): Il secondo lungometraggio del regista romano, approfondisce e sviluppa gli stessi temi trattati nel secondo episodio di Terra di Mezzo. Racconta una settimana estiva di due giovani cugini, manovali albanesi, che vengono ospitati nella casa pariolina di un giovane e sgangherato artista fortunatamente privo di pregiudizi. Garrone vuole porre l’attenzione sulle relazioni umane, i rapporti improbabili tra i personaggi. Magistrale è la sua capacità di caratterizzare ogni personaggio, raschiando via lo sguardo superficiale e categorie stereotipate.

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Estate Romana (2000): La terza pellicola tratta l’intreccio di diverse vicende e di vari personaggi, alcuni di essi reduci dell’avanguardia teatrale romana degli anni ’70. Il film è ambientato in una torrida Roma estiva che si prepara al Giubileo. È proprio in questo tempo e spazio incerto che si incrociano le vite, altrettanto incerte, di uno scenografo, della sua assistente/amante e di un attrice tornata a Roma dopo un lungo periodo “per rinascere”. Qui la tematica dell’immigrazione, molto cara a Garrone nei lavori precedenti, non è più centrale ma fa da contorno. Qui il tema portante è quello della solitudine esistenziale: ogni personaggio è chiuso nella propria nevrosi e trascina la propria vita in attesa di una svolta, ma tutto sembra disciogliersi nel calore estivo.

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L’imbalsamatore (2002): Il quarto film del regista, che segna l’ingresso in un cinema fatto da produzioni lievemente più cospicue delle precedenti, racconta il triangolo amoroso tra una coppia di giovani e un tassidermista, ambientato tra il grigio Villaggio Coppola del litorale casertano e una Cremona avvolta nella nebbia e nella routine borghese. In questa pellicola, il regista romano ci dipinge due differenti realtà italiane entrambe corrotte. La prima quella della ricchezza, dei vizi, delle festicciole in compagnia di prostitute, legate alla malavita e al personaggio dell’imbalsamatore. La seconda è la mediocre e soffocante routine piccolo-borghese con i suoi ipocriti valori e i suoi ritmi alienanti. Il protagonista rimane ingabbiato un po’ ingenuamente tra l’affetto morboso dei due pretendenti i quali rappresentano due diverse ma ugualmente atroci facce della stessa medaglia: l’amore possessivo.

 

Un approfondimento sul cinema di Matteo Garrone | Collater.al 4

Primo amore (2004)Vittorio è un orafo quarantenne che vive a Vicenza e ha una passione morbosa per le donne magre. Quando incontra Sonia, modella in una scuola di pittura, nasce l’amore. Un amore malato, al punto che la giovane ragazza decide di sottostare al desiderio insano dell’amato, fino ad arrivare ad un peso di 44 kg. Ma c’è qualcosa in lei che le impedisce di diventare la scultura in carne ed ossa che Vittorio brama. Similmente all’Imbalsamatore, anche in Primo Amore, amare rimane il fallimentare sinonimo del verbo possedere.

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Gomorra (2008): Gomorra, adattamento cinematografico del romanzo di Saviano, firma il successo internazionale di Matteo Garrone grazie alla vittoria di numerosi premi tra cui il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, svariati David di Donatello e 5 European  Award. Il film è diviso in cinque diverse storie, alcune intrecciate, altre no, ambientate tra Scampia ed il casertano. Le vicende trattate tutte con protagonisti diversi, vogliono offrire allo spettatore uno spaccato reale della vita che effettivamente molte persone vivono per le strade di Napoli. La pellicola segue una tecnica registica e narrativa del tutto nuova per il “gangster movie”. Garrone non ci racconta le gesta dei boss e lo sfarzo delle loro abitazioni, Garrone vuole guidarci all’interno di una realtà che condiziona e stritola chi la abita, partendo proprio dai più piccoli. Il  film è caratterizzato dalla numerosissima presenza di attori non professionisti alla quale molto spesso è lasciata carta quasi bianca nell’interpretazione.

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Reality (2012): questo film vuole essere la prima simil commedia del regista anche se effettivamente risulta più un dramma grottesco ed angosciante. La storia racconta il periodo in cui Luciano, divertente e semplice padre di famiglia, attende il responso all’audizione del Grande Fratello che non arriverà mai. Garrone durante questa pellicola ci descrive il lento e inesorabile delirio del protagonista. Lo scopo registico non è sicuramente di denuncia sociale contro la tv spazzatura, ma è un semplice racconto di delirio, di illusione e di dissociamento dalla realtà di un uomo comune. Reality, grazie alla sua semplicità e alla sua ferocia, ha fatto vincere al regista numerosi premi tra i quali il Gran Prix della Giuria a Cannes.

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Il racconto dei racconti (2015): Con questa pellicola Garrone vuole far trasparire maggiormente le sue radici da pittore, riducendo il più possibile i dialoghi in favore di una fotografia narrativa preponderante. Anche il Racconto dei Racconti ha una trama che si sviluppa in tre differenti storie tratte da lo “Cunto de li cunti” scritto da Basile durante il XVII secolo. La pulce, La cerva e la Vecchia scorticata. Le tre favole, nonostante siano state scritte quasi quattro secoli fa, sono decisamente contemporanee, ma il regista sceglie di raccontarci queste storie partendo dalla figura femminile e i suoi problemi in diverse fasi della vita.

Un approfondimento sul cinema di Matteo Garrone | Collater.al 8

Dogman (2018): L’ultima fatica di Garrone può essere vista come un ritorno all’epoca dell’Imbalsamatore e di Primo Amore: partendo da un fatto di cronaca, il regista si focalizzava sulle interazioni tra i personaggi ponendo l’accendo sull’empatia. Dogman, a tal proposito, ne è l’esempio perfetto. Il film è tratto dal fatto di cronaca del Canaro della Magliana, che durante gli Anni Ottanta sconvolse l’Italia per la brutalità dell’omicidio. Garrone però decide di non soffermarsi sui particolari più macabri e regalarci uno spaccato di umanità attraverso un realismo astratto che attraversa i generi cinematografici. Un film fatto di atmosfere, di gesti e silenzi, rabbioso e poetico. Un western suburbano e malinconico.

Un approfondimento sul cinema di Matteo Garrone | Collater.al 9

Sappiamo che Matteo Garrone ha in mente altri film, primo fra tutti un Pinocchio che vedrà Toni Servillo nel ruolo di Geppetto. Le informazioni sono ancora poche ma i casting sono già partiti. Aspettiamo trepidanti.

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