Art L’opera distrutta di Jeff Koons e la Sindrome di San Tommaso
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L’opera distrutta di Jeff Koons e la Sindrome di San Tommaso

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Tommaso Berra
Jeff Koons | Collater.al

Bisognerebbe sentire gli addetti dei musei di tutto il mondo per definire quello strano morbo che colpisce una grande fetta di visitatori di mostre e installazioni e che definiremo per comodità come la “Sindrome di San Tommaso”. Per una strana attrazione magnetica e curiosità il turista di turno non riesce a privarsi dell’esperienza di toccare con mano sculture e dipinti, lui vuole sentire se sono vere, sentire come sono fatte davvero.
La Sindrome di San Tommaso ha colpito anche una collezionista americana durante l’anteprima privata della Art Wynwood, una fiera d’arte contemporanea nel centro di Miami. Sul piedistallo trasparente al centro di una delle sale era posizionata una delle 799 riproduzioni del “Balloon Dog” di Jeff Koons, e la visitatrice non è riuscita a fare a meno di toccare più volte l’opera, attirata dal blu elettrico e dalle forme arrotondate del finto cane realizzato con palloncini gonfiabili.
Le copie dei “Balloon Dog” ora sono 798, quella esposta a Miami è finita sul pavimento infrangendosi in tanti pezzi, mentre tutt’intorno la folla guardava quel che rimaneva di un opera valutata 42mila Dollari.

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I visitatori in un primo momento hanno pensato che si trattasse di una performance artistica di Jeff Koons – non presente all’evento – o di qualche altro artista in cerca di visibilità. Dopotutto siamo nella città in cui nel 2019 l’artista performer David Datuna ha mangiato l’opera di Maurizio Cattelan “Comedian”, la famosa banana scotchata che era in mostra alla galleria Perrotin, all’Art Basel di Miami.
I partecipanti all’opening sono rimasti qualche minuto fermi davanti ai resti dell’opera, mentre il personale del museo cercava di raccoglierli per evitare che venissero raccolti (è già partita la caccia dei collezionisti ad acquistare i frammenti) e permettere di verificare le dinamiche dell’incidente.
La buona notizia per il museo è che l’assicurazione pare che coprirà il danno, mentre per la responsabile chissà, potrebbe entrare in una lista di performer artist, intraprendere una interessante carriera e toccare con mano tutte le opere del mondo, basta non farlo troppo forte.

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Scritto da Tommaso Berra
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