Le opere vive di Neri Oxman

Le opere vive di Neri Oxman

Collater.al Contributors · 3 settimane fa · Design

L’architettura, il design e le sue regole hanno delineato nel tempo una forma di pensiero che Neri Oxman e il suo team di ricerca al Massachusetts Institute of Technology (MIT) mettono in discussione in un’ottica sostenibile.

Parte tutto da un’intuizione elementare “In natura non c’è distinzione tra design, ingegneria e produzione: l’osso è tutto questo”. Con queste parole l’architetto israeliano ci racconta uno studio trasversale, che guarda ai meccanismi biologici per inaugurare una nuova stagione di ricerca progettuale. 

Nel suo studio i concetti di catena di montaggio e costruzione per assemblaggio vengono abbandonati per una produzione che fa letteralmente crescere i materiali in laboratorio. È qui che grazie alla modifica di alcuni parametri, la natura si ingegnerizza e il progetto diventa una struttura viva, un contiuunum con l’ambiente che la ospita.

Il lavoro dei ricercatori del MIT sfrutta l’innovazione tecnologica nei campi della digital fabrication e dell’ingegneria dei materiali, insieme al design computazionale che genera strutture complesse partendo da formule semplici, e alla biologia sintetica, che interviene sul DNA per creare nuove funzionalità biologiche. Questi sono gli strumenti con cui la designer immagina e progetta edifici che crescono come organismi, vestiti per viaggi interplanetari in ambienti ostili all’uomo e altre idee che sembrano appartenere a un futuro fantascientifico.

In questo futuro la Material Ecology è una realtà e materiali come la chitina, prodotta naturalmente da gamberi, granchi, farfalle e altri organismi, sostituisce la plastica in progetti visionari. Strutture biodegradabili e innovative come lo Silk Pavilion, una cupola costruita grazie alla forza lavoro di 6500 bachi da seta. Gli animali hanno creato l’opera seguendo naturalmente la struttura delineata dal computer, con variazioni di spessore, densità e quindi resistenza del materiale, grazie al controllo della luce. Una nuova opportunità di produzione, oltre che un edificio futurista, che non implica l’uccisione dei bachi per la realizzazione dei tessuti.

Nessun campo rimane escluso dal terreno di ricerca del team che arriva in passerella con la collezione Wanderers, An Astrobiological Exploration. Capi realizzati per permettere all’uomo di ricavare sostanze nutritive dai propri abiti e vivere in pianeti o ambienti ostili. Come una seconda pelle, le opere si ispirano al corpo umano e contengono cianobatteri, che trasformano la luce in zucchero e Escherichia che rendono lo zucchero un biocarburante utile all’uomo.

Organismi bioluminescenti, api, strutture vegetali e animali diventano complici delle produzioni umane. Nel team Neri il design organico raggiunge un livello avanzato, che supera l’imitazione della natura per collaborare al suo fianco, in vista di un domani – che è sempre più oggi – che richiede prospettive sostenibili e uno sforzo collettivo.

Alle nuove opportunità nei mezzi di produzione è fondamentale affiancare un ripensamento metodologico – afferma la designer – che vede nell’incontro tra scienza, biologia, design e arte la formula per accelerare il cambiamento che il nostro pianeta chiede.

Nel saggio The Age of Entangelement l’architetto delinea il Ciclo Creativo di Krebs, un processo che trasforma l’informazione in conoscenza, utilità e comportamento. Qui scienza e scienze umane si alimentano reciprocamente per creare un progetto armonioso e funzionale, come in natura. 

Il team del MIT è la testimonianza di come gli edifici e i prodotti a cui siamo abituati non sono l’espressione diretta del fermento dell’architettura e del design contemporanei.

A questo proposito Paola Antonelli, curatrice del Dipartimento di Architettura e Design del MoMa di New York, vede nel lavoro di Neri Oxman un doppio valore e significato. Da un lato l’ingegnerizzazione della natura, che rivede gli strumenti e il risultato del progetto e dall’altro l’approdo a una sintesi formale, con un profilo estetico compiuto, capace di rappresentare il design del ventunesimo secolo.

Articolo di Chiara Sabella

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La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz

La Seconda Guerra Mondiale rivista da Joe Cruz

Chiara Sabella · 18 ore fa · Photography

In occasione del lancio delle nuove gallerie permanenti sulla Seconda Guerra Mondiale, l’Imperial War Museum (IWM) di Londra decide di raccontare uno dei momenti più bui della storia moderna attraverso l’arte. In collaborazione con l’artista Joe Cruz, il museo lancia un’edizione limitata di sei stampe che reinterpretano l’archivio storico, per mettere l’accento sulle dimensioni globali del conflitto. 

Da un recente sondaggio condotto per l’IWM, meno della metà degli intervistati è a conoscenza del contributo bellico dell’India agli alleati nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso modo, molte colonie dell’Impero Britannico vennero duramente impiegate in termini di mano d’opera e risorse. Esclusi i volontari, in tanti furono sfruttati e costretti ai lavori forzati per contribuire alla terribile causa, gli stessi volti che rischiano di perdersi oggi tra le pagine della Storia. 

Per mettere in luce “la loro forza, l’eroismo e il duro lavoro” che caratterizzava la vita delle colonie durante il conflitto, Joe Cruz sceglie uno stile acceso, in grado di trasformare gli scatti storici B/W in composizioni forti e vivaci. Il suo obiettivo è mostrare le drammatiche esperienze che hanno coinvolto gli abitanti di ogni parte del globo. Nel farlo, l’artista ci dà la sua personale chiave: “Volevo che le mie creazioni fossero audaci ed energiche per trasmettere sia la piena forza dei soggetti – racconta in un’intervista a Creative Boomsia portarli in un regno iper-acido e irreale, che si allontana dal romanticismo e dalla nostalgia”

Così, Joe Cruz tinge di blu elettrico le divise degli uomini che venivano addestrati all’uso delle bombe e di quelli impiegati nelle unità di segnalazione, poiché alfabetizzati. Il cielo si colora con toni fluo, insieme ai veli delle suore che assistono i civili di Gibilterra, costretti a lasciare gli ospedali, mentre le uniformi giallo brillante dei soldati africani ci mostrano come spesso venivano reclutati in unità di lavoro disarmate. Ogni fotografia svela un aspetto diverso della “macchina della guerra”, rappresentando simbolicamente il lavoro di tutte le mani sfruttate dalla Corona per continuare il conflitto. Il poeta Fernando Pessoa afferma che l’arte descrive le cose per “come sono sentite, come si sente che debbano essere”, è forse questo il motivo che porta Cruz ad allontanarsi dai toni cupi, per sorprenderci con una storia che sottolinea i suoi errori per rinascere.
Con una poetica che spazia tra arte, design, grafica e moda, Joe Cruz ci tiene sospesi tra scatti fotografici che assomigliano a dipinti sgargianti, in un approccio mixed media.

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La fotografia di Cécile André congela il tempo e la bellezza

La fotografia di Cécile André congela il tempo e la bellezza

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Cos’è la libertà? Ognuno ha la sua idea e il suo modo di esprimerla. Secondo Cécile André vuol dire esprimersi con il corpo e ce lo racconta nei suoi scatti. 

Cécile André è una fotografa francese con base a Nantes, cittadina attraversata dalla Loira situata nella parte nord-occidentale del Paese a una sessantina di chilometri dalla costa. È proprio questo luogo, con i suoi appuntamenti culturali, mostre e concerti, che ha spronato Cécile a dedicarsi alla fotografia. 

Cécile André

Attraverso scatti esclusivamente analogici, la fotografa francese ci mostra la sua idea di libertà, incarnata quasi sempre da giovani ragazze libere di mostrarsi come vogliono e di utilizzare il proprio corpo per trasmettere stati d’animo ed emozioni. 

Le fotografie di Cécile André hanno un non so che di delicato e fragile, esattamente come i fiori che spesso condividono la scena con le modelle che scatta e altre sono gli assoluti protagonisti. 

Guarda qui sotto alcuni suoi scatti e seguila su Instagram per non perderti i prossimi lavori. 

La fotografia di Cécile André congela il tempo e la bellezza
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Il Mar Morto negli scatti di Alexander Bronfer

Il Mar Morto negli scatti di Alexander Bronfer

Giulia Guido · 6 giorni fa · Photography

Quella del Mar Morto è sicuramente una delle aree della Terra più interessanti e misteriose. Essendo da sempre il bacino idrografico più basso e salato al mondo, fin dall’antichità prede il nome di mare. I luoghi che si affacciano sulle sue sponde sono protagonisti di leggende e racconti biblici, basti pensare alle antiche città di Sodoma e Gomorra, che plausibilmente sorgevano dove ora si trova il Monte Sodoma, all’interno della Riserva Naturale del Deserto della Giudea e poco lontano dalla spiaggia di Ein Bokek

Oltre a rappresentare un importante sito archeologico, dove per esempio sono stati ritrovati i resti di una fabbrica di cosmetici e di fanghi terapeutici risalente al tempo di Erode, oggi Ein Bokek rappresenta una meta frequentata soprattutto da turisti provenienti da Paesi differenti. 

È proprio in questa località posizionata sulla riva occidentale del bacino inferiore del Mar Morto e dove la profondità dell’acqua non supera mai i 2 metri che il fotografo Alexander Bronfer è tornato quasi ogni settimana per circa due anni, catturandone l’anima più vera e profonda. 

Alexander Bronfer è nato in Ucraina e ha studiato in Russia, a San Pietroburgo. Una volta finiti gli studi si è trasferito in Israele, prima a Tel Aviv e poi ha vissuto in diversi Kibutz nel sud del paese.

Questa esperienza lo ha portato a frequentare spesso l’area del Mar Morto, della quale si è innamorato immediatamente. 

Tutti gli scatti che ha realizzato in questa zona sono racchiusi nella serie fotografica The Dead Sea, che negli anni si è trasformata in una collezione di immagini che restituiscono esattamente l’atmosfera quasi surreale che si può vivere in questo luogo. 

Alexander Bronfer

Ciò che si può toccare con mano guardando le sue foto è la tranquillità del posto, una tranquillità che a volte può essere scambiata per abbandono, come se il mondo si fosse dimenticato della sua esistenza.

Alexander Bronfer

Poi, però, soprattutto durante la stagione estiva, alcune decine di turisti riescono a raggiungere Ein Bokek e riempire lo spazio vuoto, appropriandosene giusto per il tempo di una giornata.

Persone di diverse culture e religioni si incontrano sulla spiaggia per godere dei benefici naturali offerti dal Mar Morto, abbandonarsi alle sue acque e spesso e volentieri trascorrere ore a galleggiare tenuti a galla dalla massiccia quantità di sale. 

Visti gli studi più recenti secondo i quali il bacino inferiore del Mar Morto è destinato a scomparire ed evaporare del tutto, le fotografie di Alexander Bronfer non sono solo uno studio su uno dei luoghi più antichi del mondo, ma rappresentano anche la testimonianza di qualcosa che tra qualche anno potrebbe non esserci più. 

Alexander Bronfer
Alexander Bronfer
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“On the Horizon”, la nuova vendita firmata Magnum Photos

“On the Horizon”, la nuova vendita firmata Magnum Photos

Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

La fotografia come mezzo per esplorare gli orizzonti. Orizzonti intesi come confini, come luoghi che delimitano nuovi inizi, dove ciò che conosciamo incontra l’ignoto. Questo, ovvero On the Horizon, è il tema della nuova Magnum Square Print Sale in partnership con Aperture

Da lunedì 18 ottobre a domenica 24 ottobre, sul sito di Magnum Photos, sarà possibile acquistare una selezione di scatti realizzati da ben 110 artisti rappresentati da Aperture e Magnum Photos. Ogni foto rappresenta a modo suo il concetto di orizzonte che può essere fisico, come il punto in cui il mare incontra il cielo, o astratto e rappresentare un nuovo inizio. 

Da Gregory Halpern a Thomas Hoepker, da Martin Parr a Joel Meyerowitz, i lavori dei grandi nomi della fotografia contemporanea sono in vendita come sempre nel formato 6×6” (15,24×15,24 cm), che ormai contraddistingue le Magnum Square Print Sale, e sono stampate su carta d’archivio accompagnate dalla firma o dal marchio della proprietà.

Scopri qui sotto alcune delle fotografie in vendita. 

‘On the Horizon’ Magnum’s Square Print Sale, runs from Monday October 18, 6 AM PST to Sunday October 24, 11:59 PM PST. Signed or estate-stamped, museum-quality, 6×6” prints from over 100 visual artists will exceptionally be available for $100, for 5 days only, from magnumphotos.com/shop.

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