Art La maschera digitale è il nostro io ideale
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La maschera digitale è il nostro io ideale

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Giorgia Massari

Quelle di Josefin Jonsson sono creature devianti per i molti, ma per lei non è altro che il suo io ideale. L’artista svedese, nata a metà degli anni Ottanta, attraversa in piena adolescenza l’avvento di internet e del digital, ne rimane ossessionata tanto da usarlo come suo mezzo artistico principale. Tutto per lei nasce da lì, dalla magia del web e dalle sue infinite possibilità. Da subito si rende conto che tutto quello che proiettiamo sui social non è altro che la nostra maschera digitale e che questa non è una rappresentazione fittizia di noi stessi, ma è quello a cui aspiriamo a essere. Un po’ come le maschere pirandelliane che indossiamo in varie situazioni, oggi in piena epoca digital ne abbiamo una anche per questo nuovo mondo, parallelo a quello reale ma sempre più vissuto. Qui convergono i nostri pensieri e la nostra prima rappresentazione.

È così che nasce Pastelae, l’alter-ego di Josefin, nonché la sua maschera digitale. L’artista, nel chiedersi quanto sia importante l’aspetto dei nostri “involucri di carne” rispetto a quello dei nostri “avatar“, compie un passo in più in questo senso portando all’estremizzazione il concetto di maschera digitale. In altre parole, Pastelae esce dallo schermo fino a diventare reale, indossata personalmente da Josefin.

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«Personalmente, sento che l’innovazione nel creare volti digitali a nostra somiglianza ci avvicina alla creazione divina, non soffiando vita nella materia, ma fissando destini attraverso la rappresentazione di un altro modo di esistere, spingendo il confine di come apparire umani».

Josefin Jonsson

Figure aliene, devianti, mostruose si fondono con pelli olografiche e lucide, corpi chirurgicamente prefetti e consistenze viscide, originando la versione digital di Josefin Jonsson ovvero quello che vorrebbe essere. Con non poca stravaganza, Pastelae incarna il connubio tra la sua maschera digitale – quella che tutti noi abbiamo – e il suo io ideale, seguendo il concetto di cosplay e facendoci chiedere quale sarà la sua prossima maschera, oggi così diva e così extraterrestre.

pastelae

Contrariamente a quanto si possa pensare guardando i suoi avatar, il pastelverse di Josefin Jonsson è tutto fuorché fittizio. Qui emerge il suo animo ribelle, che ha potuto fiorire solo grazie al web durante la sua adolescenza svedese in un piccolo paese noioso. I videogiochi, lo stile vaporwave e il mondo digital in generale hanno fatto sì che la sua arte potesse svilupparsi, attingendo da sottoculture come il punk e il metal, dal mondo queer e dallo stile visual kei giapponese. Poi l’effetto olografico, il rosa e i colori pastello hanno ultimato il tutto, dando vita a opere «with dream layers and soft pink internet feelings», come si legge sulla sua bio Instagram, dove l’artista conta 160 mila follower, attirando l’attenzione – tra gli altri – anche di Miley Cyrus e Will.i.am, con cui ha collaborato per la realizzazione dei loro videoclip.

Josefin Jonsson

Courtesy Josefin Jonsson

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Scritto da Giorgia Massari
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