La Linea 6 della metropolitana di Napoli ha inaugurato da pochissimo con tre nuove stazioni. Tra queste è quella di Chiaia a entrare a far parte del circuito delle “stazioni dell’Arte“, pensiamo alla famosissima stazione Toledo che è stata nominata “la stazione metro più bella d’Europa”. Questa volta a firmare il progetto è l’architetto Uberto Siola, già autore delle stazioni Mostra, Augusto e Lala. Ma a colpirci è la presenza del nome di Peter Greenaway, artista e regista di fama internazionale. La stazione della metro, sviluppata su tre piani e con una scala elicoidale che ci ricorda tanto quella disegnata da Frank Lloyd Wright per il Guggenheim Museum di New York, è ancor più magica grazie all’intervento di Greenaway.
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L’intuizione del cineasta britannico è stata quella di concepire la struttura come «un viaggio mitologico nelle viscere della Terra». La prima installazione scultorea che si incontra, ancor prima di entrare all’interno della stazione, è la divinità Giove, qui stilizzata da una sagoma vitruviana dalle ventiquattro braccia. Il mare ai suoi piedi, così come la simbologia che rimanda allo scorrere del tempo, lo fanno apparire come un protettore dei viaggiatori. Ma scopriamo qualcosa in più sugli interventi all’interno e quali altre divinità si incontrano prima di raggiungere la banchina.

L’occhio (e le visioni) di Peter Greenaway
Caratteristica di Peter Greenaaway è la capacità di pensare e di immaginare inquadrature del tutto artistiche. Quando si guarda un suo film – pensiamo a “Il ventre dell’architetto”, a “Lo zoo di Venere”, o ancora a “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante” -, è chiaro che ogni fotografia conserva uno sguardo molto artistico, fatto di luci e ombre, come se si fosse all’interno di un quadro caravaggesco. Non a caso fu autore del bellissimo intervento sull’Ultima Cena di Da Vinci, uno spettacolo di luci e ombre, di suoni e parole che hanno fatto rivivere l’opera conservata al Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano. Operazione simile a quella fatta mesi prima su La Ronda di Notte di Rembrandt al al Rijksmuseum di Amsterdam. Tutto questo per avvicinarci più consapevolmente a questo nuovo intervento, questa volta permanente, nella stazione metropolitana di Chiaia a Napoli.

Un viaggio tra regni mitologici
Solito dunque a dialogare con altri autori, lontanissimi nel tempo ma anche altrettanto vicini, qui la conversazione con il disegno architettonico di Siola risulta ben riuscito. Da una parte l’architetto che immagina una discesa nelle profondità della Terra, dall’altra Greenaway che accetta l’input trasformandolo in un viaggio tra diversi regni mitologici. Prima Giove, poi Nettuno omaggiato con il verso di Ovidio Est in aqua dulci non invidiosa voluptas scritto in corsivo blu lungo tutta la scalinata. Una visione idilliaca impreziosita dalla cupola in vetro posta al centro. A seguire è Cerere a essere protagonista, divinità materna della terra e della fertilità a lei è dedicata una stanza verde quadrata, rigorosa ma animata da motivi simil-floreali. Poi Prosepina, figlia di Cerere, e infine Ade, dio degli Inferi, osserva i viaggiatori con i suoi 320 occhi, disegnati su tutta la cupola sopra la banchina.




