Un campo da calcio in bilico sulla strada, il contrasto tra un gruppo di pescatori e i fumi di grosse fabbriche sullo sfondo, un comizio dal quale risaltano in special modo i vestiti tradizionali. Sono frammenti di vita, attimi che formano il progetto di Pietro Paolini dal titolo Buscando a Bolívar, fotografo toscano e tra i fondatori del collettivo Terra Project.
Tra il 2004 e il 2014 Paolini ha attraversato Bolivia, Ecuador e Venezuela, seguendo da vicino l’ascesa dei governi di Evo Morales, Rafael Correa e Hugo Chávez: tre presidenze che hanno ridisegnato gli equilibri politici e sociali non solo dei loro paesi, ma del continente, in un momento in cui nulla, ancora, era scontato. Da un decennio Nasce così Buscando a Bolívar, progetto fotografico poi confluito nel 2019 in un libro pubblicato da Editorial RM insieme a Landskrona Foto, Breadfield Press e Witty Kiwi.


Pietro Paolini non racconta la cronaca politica. La insegue mentre si deposita nelle vite delle persone, dove speranze, conflitti e contraddizioni convivono senza mai risolversi del tutto in una direzione sola. Le sue fotografie si tengono a distanza dalle due narrazioni opposte con cui l’Occidente guarda spesso al continente – il socialismo salvifico da una parte, il fallimento populista dall’altra – e restituiscono invece l’ambiguità di ciò che sta realmente accadendo. Cambiamenti che non seguono una linea retta, tensioni che non si sciolgono in una morale.
Più che un discorso politico, Buscando a Bolívar è un esercizio di sguardo, un invito a diffidare delle narrazioni già pronte e a cercare, nella contraddizione e nell’incertezza, gli strumenti per capire davvero un pezzo di mondo.












