Design Pluri: il sistema modulare che ci ricorda Jenga
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Pluri: il sistema modulare che ci ricorda Jenga

Presentato da Woak durante la Milan Design Week 2026 nello spazio di Convey, il nuovo progetto di Naessi trasforma l’idea di archivio domestico in un equilibrio dinamico di moduli, pieni e vuoti.
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Anna Frattini

Alla Milan Design Week 2026, nello spazio di Convey, tra le nuove collezioni presentate da Woak, uno dei progetti che più ci ha colpiti è Pluri disegnato dallo studio Naessi. Un nuovo sistema contenitivo modulare che ci ha immediatamente riportato a un’immagine precisa: una torre di Jenga pronta a cambiare forma da un momento all’altro. Un oggetto che lavora sull’equilibrio, sulla sovrapposizione e sull’idea che ogni elemento possa modificare l’intera composizione.

Naessi

Il parallelismo con il celebre gioco non è soltanto visivo. Pluri sembra infatti costruito attorno alla stessa tensione tra stabilità e trasformazione: moduli che si aggregano, si spostano, si impilano e creano configurazioni sempre diverse. Un sistema aperto che cambia insieme agli oggetti che contiene e allo spazio che lo circonda.

Il nome deriva dal prefisso latino “pluri-”, richiamando il concetto di molteplicità come principio progettuale. Tutto nasce da un’unità primaria, un cassetto o un vano a giorno, che, replicata e combinata, genera un archivio componibile e in continua evoluzione. Presentato all’interno del progetto espositivo curato da /àr-o/ studio, art director del brand, Pluri dialogava con le nuove collezioni firmate da Antonio De Marco e con la nuova palette cromatica di Woak, inserendosi perfettamente nella ricerca del brand tra rigore formale e sperimentazione.

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Ma oltre all’aspetto modulare, quello che rende interessante Pluri è il modo in cui trasforma il contenere in qualcosa di più personale. Non un semplice sistema per organizzare oggetti, ma una struttura che li custodisce e li mette in relazione tra loro, quasi fosse un archivio di memorie quotidiane.

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«Ci piace collezionare frammenti di materiali e piccoli oggetti», raccontano Eleonora e Alessandro, fondatori di Naessi. «Nel corso degli ultimi anni abbiamo creato un archivio che lentamente si sta arricchendo di nuovi elementi. Non ci sono troppe gerarchie, si tratta di oggetti che ci incuriosiscono e che non vogliamo dimenticare». Da un’ossidiana trovata nel bosco a un righello giapponese in alluminio, fino a frammenti di ottone o oggetti recuperati nei mercatini: Pluri nasce proprio da questa pratica del conservare intesa come gesto estetico e affettivo.

Con la sua chiara matrice architettonica, il progetto riesce a tenere insieme funzione e libertà espressiva. E forse è proprio questo che continua a farci pensare a Jenga: non solo la struttura fatta di blocchi sovrapposti, ma l’idea che ogni spostamento, anche minimo, possa generare un equilibrio completamente nuovo.

ph. Claudia Zalla

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Scritto da Anna Frattini

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