Quattro chiacchiere e una playlist con Bruno Belissimo

Quattro chiacchiere e una playlist con Bruno Belissimo

Emanuele D'Angelo · 7 mesi fa · Music

Oggi abbiamo fatto quattro chiacchiere con Bruno Belissimo, sì con una “l”, ma vi possiamo assicurare che la sua musica è comunque bellissima.
Bruno Belissimo è un Dj/Produttore e polistrumentista Italo-Canadese.
Un suono unico influenzato dai classici dell’italo/space disco italiana e dalle colonne sonore dei film horror/sci-fi di fine anni ‘70 inizio anni ‘80 ma rielaborato in uno stile assolutamente contemporaneo e molto personale.

Il 27 marzo è uscito il suo nuovo album “Tucker” per VULCANO, a solo un anno di distanza dal suo ultimo lavoro.
Composto da nove tracce e nove illustrazioni, l’artista racconta il roboante mondo di Tucker attraverso sketch pungenti, vocals accattivanti e groove incalzanti.

Ecco qui trovate il suo nuovo album più “una playlist per sopravvivere alla noia” realizzata interamente dall’artista italo canadese.
Scorrendo ancora 5 domande e curiosità su Bruno Belissimo, il suo album e il suo stile.

Tucker, il nome del tuo nuovo album e della prima traccia, da dove deriva e soprattutto perché lo hai scelto?
Tucker è un nome di persona molto simile a Fucker che rappresenta bene il tipo di personaggio che volevo descrivere in queste nove tracce.

Da Bruno Bellissimo (2016) a Tucker (2020), com’è cambiato il tuo modo di fare musica? Consideri quest’album come un punto d’arrivo o una svolta per il futuro?
Il modo in cui faccio musica è cambiato moltissimo rispetto al mio esordio. Certi meccanismi che ho in fase di produzione si sono consolidati altri si sono completamente stravolti.. In realtà è cambiato anche il luogo dove lavoro e gli strumenti che uso quindi credo sia una naturale crescita.. ciò che credo sia rimasto intatto è lo spirito con cui lo faccio, l’attitudine. il divertimento e la serietà

Il tuo è un suono unico influenzato dai classici dell’italo/space disco italiana e dalle colonne sonore dei film horror/sci-fi di fine anni ‘70 inizio anni ‘80 ma rielaborato in uno stile assolutamente contemporaneo e molto personale. Ci piacerebbe che ci dicessi almeno tre dei nomi o tre dischi che hai ascoltato e che ti hanno indubbiamente influenzato di più durante la scrittura di “Tucker”
Toro y Moi – Outer Peace
De Lux – More Disco Songs About Love
Armando Trovajoli – Brutti, Sporchi e Cattivi (Original Soundtrack)

Una domanda veloce, cos’hai pensato una volta finito e mixato il disco? Com’è andato il primo ascolto?
Ne ero molto soddisfatto! Marco Caldera colui che missa tutto quello che faccio è stato davvero strepitoso anche questa volta.

9 brani per perdersi nella giungla di Bruno Bellissimo, perfetto o quasi oserei dire in questo periodo di quarantena, rispetto ai primi dischi si sente una differenza di stile e di produzione, anche se è difficile puoi dirci il brano che ti ha preso di più a livello emotivo?
Sicuramente “Il Piacere”. E’ stato un bella sorpresa anche per me, non pensavo di potermi avventurare in quel modo in un mondo a me sconosciuto come quello delle canzoni cantate! E’ stato tutto cosi naturale che lo considererò sempre un momento di svolta per me.

Quattro chiacchiere e una playlist con Bruno Belissimo
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Le fotografie pittoriche di Langston Bowen

Le fotografie pittoriche di Langston Bowen

Collater.al Contributors · 22 ore fa · Photography

Ti sei mai chiesto come sarebbe la realtà se vivessimo tutti in un dipinto Rococò?
Le fotografie di Langston Bowen riescono a far viaggiare la nostra fantasia e sembrano portarci proprio nelle atmosfere eleganti e sognanti di quel periodo.

Guardare i suoi scatti è come entrare in un altro mondo dove si vive a contatto con la natura, se ne rispettano le leggi e si indagano i miti, i segreti e le meraviglie. 

Le fotografie pittoriche di Langston Bowen | Collater.al

I suoi soggetti sono specialmente donne, queste sono ritratte in paesaggi naturali e sembrano delle divinità celestiali. Ogni sua fotografia è un’opera d’arte e ogni luogo racconta una storia diversa.
Langston riesce a rivelare i dettagli più intimi dei suoi soggetti, il suo è a tutti gli effetti un affresco fotografico, un idillio della figura femminile.

Caratterizzate da una palette colori calda e splendente e da luci morbide e delicate, le fotografie di Langston Bowen sembrano ispirarsi ai dipinti di Jean-Honore Fragonard e ai suoi mondi intimi e graziati.
Il suo lavoro artistico è pura narrazione emotiva.

Guarda qui una selezione dei suoi lavori, seguilo su Instagram e visita il suo sito personale.

Le fotografie pittoriche di Langston Bowen | Collater.al
Le fotografie pittoriche di Langston Bowen | Collater.al
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Articolo di Federica Cimorelli

Le fotografie pittoriche di Langston Bowen
Photography
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Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente

Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente

Collater.al Contributors · 4 giorni fa · Photography

Le fotografie di Roeg Cohen sono intime e seducenti, parlano di vita, memoria ed eternità. I suoi scatti raccontano gli aspetti più personali dei suoi soggetti, sono immagini ricche ed enigmatiche.

Roeg ha iniziato a fotografare all’età di trent’anni ma il suo livello artistico è tutt’altro che immaturo. La fotografia è lo strumento che usa per esprimersi, racconta tanto di sé quanto di chi si trova dall’altra parte dell’obiettivo, comunica indipendenza, coraggio e audacia.

Ciò che Roeg Cohen sembra avere con i propri soggetti è una connessione intensa e sincera. I protagonisti delle sue fotografie comunicano attraverso il corpo e gli sguardi. Sono immortalati in situazioni diverse ed esprimono sentimenti opposti e complementari: quiete, pace, silenzio ma anche tumulto, tensione e rivolta.

Le sue fotografie evocano sensazioni difficili da esprimere a parole per questo lasciamo parlare le sue immagini.
Guardatene qui una selezione, seguitelo su Instagram e sul suo sito personale.

Articolo di Federica Cimorelli

Roeg Cohen, un fotografo intimo e seducente
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InstHunt Special Edition – Hope

InstHunt Special Edition – Hope

Giordana Bonanno · 4 giorni fa · Photography

InstHunt Special Edition è la raccolta fotografica delle vostre migliori foto, ideata per la prima volta seguendo un tema. Ogni mese avrà un titolo dedicato e sarete voi a darle vita attraverso i vostri scatti. 

Il tema di questo mese era “Hope”: durante questo strano periodo che stiamo vivendo, cos’è che ti dà speranza? Tra sorrisi e ricordi abbiamo creato la nostra galleria. Scopri qui sotto le foto migliori e non perderti i prossimi appuntamenti!

Restate connessi e continuate a seguire la nostra pagina Instagram @collateral.photo per scoprire il tema del prossimo numero InstHunt Special Edition. 

Be creative Be part of @collater.al

InstHunt Special Edition – Hope
Photography
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“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni

“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Quanti giorni dobbiamo restare chiusi in casa mamma? Questa è la domanda che Monia Marchionni si è sentita fare decine e decine di volte da sua figlia di 5 anni durante il lockdown. È la domanda che ci siamo fatti tutti noi, scrutando il mondo silenzioso dalle nostre finestre. È la domanda a cui all’inizio non sapevamo rispondere e che poi, col tempo, è diventata quella a cui non volevamo rispondere. 

I giorni necessari. Questa la risposta di Monia, certamente più sensata di molte altre che abbiamo sentito. 

Monia Marchionni, classe 1981, è una fotografa marchigiana, di Fermo per la precisione. Dopo un diploma all’Accademia di Belle Arti, una laurea in Filosofia, una specializzazione di Storia dell’Arte Contemporanea e un’esperienza lavorativa nell’ambito dell’installazione decide di dedicarsi esclusivamente alla fotografia. 

Fin dai suoi primi lavori, dalla serie fotografica “Never Again the Fog in the Desert” realizzata in Cile e “Fermo Visioni Extra Ordinarie”, Monia ottiene diversi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. 

Oggi, però, vogliamo focalizzarci sul suo ultimo progetto, nato proprio durante la quarantena e che prende il titolo proprio dalla risposta data alla figlia, “I Giorni Necessari”.

Attraverso scatti delicati, presentati volutamente come dittici, Monia Marchionni ci apre le porte di casa sua proprio durante quei 56 giorni che ci sono voluti per far rientrare la situazione

Come quella di tutti noi, anche la vita della fotografa è stata bruscamente cambiata e il mondo esterno è diventato qualcosa da poter solo vedere, mentre l’interno della sua abitazione si è trasformato nel nuovo oggetto di analisi della sua arte. L’occhio, e con esso l’obiettivo, si posano sui familiari, sulle mani e sui visi, cercando di raccontare un lungo periodo di attesa, di noia, di paura, di sacrificio, di morte, ma anche di amore. 

È proprio quest’ultimo infatti, l’amore per le persone care, un amore ritrovato, che traspare più di ogni altra cosa, reso ancora più essenziale dalle privazioni e dal tempo sospeso.

“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
Photography
“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
“I Giorni Necessari”, il lockdown attraverso gli scatti di Monia Marchionni
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