“Il futuro, per me, è romantico, non capisco le persone che dicono che il passato è romantico. Romantico, per me, è qualcosa che ancora non conosci, qualcosa che puoi sognare, qualcosa di sconosciuto e mistico. Questo trovo affascinante.”
Romanticismo e futuro, queste le due parole chiave per provare a descrivere una delle notizie più deflagranti del mondo della moda, Raf Simons sarà co-direttore creativo di Prada e collaborerà gomito gomito con Miuccia. La notizia è stata comunicata domenica 23 febbraio con una conferenza stampa convocata appositamente.
“Sono molto felice di questa nuova fase. Il contratto con Raf inizierà a partire dal 2 aprile e la prima collezione sarà in passerella a settembre. Con questo non intendo fare un passo indietro, né sto cercando un successore. Non sono così vecchia!”
Ha dichiarato Miuccia, mentre Simons ha raccontato come è nato tutto e quale sarà il suo impegno.
“Sono sempre alla ricerca di nuove sfide. Patrizio Bertelli mi ha cercato dopo la mia uscita da Calvin Klein, e abbiamo messo a punto la nostra collaborazione nel corso dell’ultimo anno. Collaborerò esclusivamente al marchio Prada, non a Miu Miu, e vivrò fra Milano, Anversa e New York, continuando a curare il mio brand.”
Bertelli, amministrazione delegato del gruppo Prada e marito di Miuccia, aveva già scelto Simons come direttore creativo di Jil Sander nel 2005, ma è la prima volta che due stilisti di questo livello collaborano per la realizzazione di una nuova collezione.

Raf Simons, nato a Neerpelt, in Belgio nel 1968, studia Industrial and furniture design a Genk mentre ascolta Krafterk e Joy Division. Ad Anversa però, sta nascendo un nuovo filone creativo legato alla sperimentazione nel campo della moda, grazie a personaggi del calibro di Ann Demeulemeester, Van Noten e proprio Margiela, e Raf ne resta immediatamente affascinato.
“Niente nella moda ha avuto su di me un impatto emotivo maggiore della terza sfilata di Margiela. Era il 1989 e io ero uno stagista di Walter Van Beirendonck. La sfilata di Martin era in un parco giochi. Avevano chiesto ai genitori dei bambini di non usare il parco giochi e loro dissero: sì, ma solo se i nostri figli possono venire. Le modelle sono apparse in lunghi vestiti bianchi, e all’improvviso i bambini hanno iniziato a giocare con loro. Era così commovente. Tutti piangevano. Anche io.”
“Da studente pensavo che la moda fosse superficiale, tutta ostentazione e glamour, ma quella sfilata ha cambiato tutto. Ne sono uscito pensando che quello era ciò che avrei fatto. Quella sfilata è la ragione per cui sono diventato uno stilista.”
Quello che avete appena letto, è l’inizio di tutto, lo show all-white di Martin Margiela per la SS90.
Il 1995 è l’anno in cui Simons lascia il mondo dell’industrial design e abbraccia quello che diventerà la sua vita e farà la sua fortuna. La relazione intima che esiste tra il corpo, la psicologia e la moda è la scintilla creativa dello stilista fiammingo, una sfida costante e complessa che lo porterà a debuttare in passerella con la sua prima collezione maschile nel 1997.
Valentine De Saint-Point, nel gennaio del 1913, vergava il manifesto futurista della lussuria e noi prendiamo in prestito una frase emblematica del testo per descrivere quanto sia viscerale, carnale quasi, la ricerca nel lavoro di Simons: “la lussuria è la ricerca carnale dell’ignoto”.
Raf è clamorosamente attratto da ciò che non conosce, è lussurioso in questo senso, “l’ignoto” è fonte di massima ispirazione per lui.
“Quando comprendo appieno una cosa smette di ispirarmi”.
Dopo 10 anni arriva la proposta di Bertelli che lo vuole direttore creativo di Jil Sander, Simons accetta svecchiandolo totalmente e rendendo il brand un punto di riferimento.
Proprio grazie a questo lavoro, fatto di lungimiranza, attenzione e audacia, Raf Simons viene chiamato a sostituire John Galliano come womenswear creative director di Dior. Una legittimazione assoluta, tradizione e contemporaneità al servizio della maison francese, l’impressionismo, i fiori e soprattutto l’eleganza. Tre anni e sei collezioni che portano un incremento del 60% nelle vendite, un successo enorme ma che non sarà sufficiente a trattenere Simons a capo della maison francese.

Nel 2015 Raf lascia il ruolo da direttore creativo di Dior per potersi focalizzare su “altri interessi, sul mio brand e sulle passioni che esulano dal mio lavoro”.
La ricerca continua, la voglia di approfondire e conoscere cose nuove, una spinta costante che lo porta a diventare chief creative director di Calvin Klein. Fino al 2018 contribuirà a dare nuova linfa al brand americano, rinnovandolo in ogni suo aspetto donandogli quell’alone di esclusività che mancava da tempo.

In conclusione però va fatta una riflessione.
La scelta da parte di Prada di avere una figura inusitata come un co-direttore creativo possiamo provarla a spiegare in due modi.
Il primo è quello di voler contraddistinguere ancora di più lo stile attuale del brand, un mix di capi streetwear e di alta moda che è proprio il fulcro del lavoro di Simons.
Il secondo è legato a una questione più hype, mi spiego.
Era necessario per il brand milanese, accaparrarsi un gigante assoluto amato sia dalla cultura street ma soprattutto dagli appassionati della moda di archivio. Simons è un vero e proprio guru per questi appassionati e, considerato quanto dichiarato non più di due mesi fa da Virgil Abloh, ovvero che l’evoluzione prossima dello streetwear sarà quella di scavare negli archivi, la scelta di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada risulta in questo senso più lungimirante di quello che si possa pensare.
Non ci resta che aspettare la collezione Spring/Summer 21 che sarà la prima che porterà la firma della coppia di direttori creativi di Prada.





