565 Broome Soho, il lusso di Renzo Piano

565 Broome Soho, il lusso di Renzo Piano

Collater.al Contributors · 1 settimana fa · Design

Il celebre architetto italiano Renzo Piano ha di recente completato la sua ultima opera situata nel centro di New York: il 565 Broome Soho. Questo è il primo edificio residenziale realizzato dall’architetto nella città americana ed è stato progettato in collaborazione con la società immobiliare italiana Globale Bizzi & Partners Development.
Un tempo rifugio per una generazione di artisti, nonostante la sua evoluzione, Soho è continuato ad essere un punto di incontro tra arte e cultura ed è questo il motivo per cui la residenza è stata realizzata proprio in questo quartiere.

Il progetto comprende due strutture congiunte da una base comune e ospita 115 appartamenti lussuosissimi creati per massimizzare lo spazio e la vista che offre una panoramica a 360° su tutta la città e sul fiume Hudson. Infatti, in base al lato in cui è posizionato ciascun appartamento, si può godere di una visuale magica su tutta Manhattan dall’Empire State Building al World Trade Center. La particolarità dell’edificio è la presenza di grandi vetrate luminose composte da vetri ultra-trasparenti che rendono la facciata esterna più lucente. Ciò fa sì che la struttura sembri integrarsi perfettamente con il paesaggio.

Per poter accedere al 565 Broome Soho si attraversa un vialetto privato con ingresso diretto. L’abitazione possiede la più recente tecnologia di parcheggio automatizzato con 40 posti auto, ognuno dei quali è dotato di una stazione di ricarica elettrica a piena capacità. Il progetto è stato pensato per far diventare la struttura il primo edificio residenziale di fascia alta a “zero rifiuti” nella città di New York.
I servizi di benessere in loco includono una piscina coperta riscaldata, spogliatoi, un centro fitness e sauna. I residenti possono inoltre usufruire di un rooftop con piscina con vista sullo skyline della città, di una biblioteca e di un bar.

Gli interni della struttura invece sono stati pensati e realizzati in collaborazione con lo studio francese di interior design Dumas Architecture Intérieure (RDAI) il quale ha sviluppato un approccio che crea spazi eleganti enfatizzando la qualità del design e l’artigianato dei materiali.

565 Brume Soho | Collater.al 1
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Testo di Anna Cardaci

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Design
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In Kenya l’acqua del mare diventa potabile grazie a GivePower

In Kenya l’acqua del mare diventa potabile grazie a GivePower

Giulia Guido · 1 settimana fa · Design

Prima di parlare del progetto firmato GivePower, ci sembra doveroso dare dei dati utili. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ad oggi una persona su tre ha uno scarso accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e, sebbene negli ultimi vent’anni la situazione stia lentamente migliorando, circa 2,2 miliardi persone non hanno ancora un accesso sicuro all’acqua potabile. Questa condizione è più consistente nei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati, in cui la problematica dell’acqua rende la vita una continua lotta contro malattie e virus. 

Fortunatamente, gli enti e le organizzazioni che cercano in ogni modo di risolvere queste situazioni sono sempre maggiori e una di queste sembra aver trovato la soluzione ideale. Si tratta, come abbiamo accennato all’inizio, di GivePower che nel piccolo villaggio kenyota di Kiunga ha recentemente terminato l’installazione di un dissalatore che trasforma l’acqua del vicino Oceano Indiano in acqua potabile. 

Oltre a ciò, l’aspetto più sorprendente è che l’intero sistema funziona grazie a una copertura di pannelli solari che riesce a depurare circa 75.000 litri di acqua al giorno. 

Sul sito di GivePower, dove viene specificato che con una donazione di 20 euro si assicura acqua potabile a una persona per 10 anni, si può sostenere economicamente il progetto e scoprire tutti gli altri.  

Givepower | Collater.al
Givepower | Collater.al
Givepower | Collater.al
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In Kenya l’acqua del mare diventa potabile grazie a GivePower
Design
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Ninehours, il nuovo capsule hotel a Osaka

Ninehours, il nuovo capsule hotel a Osaka

Collater.al Contributors · 7 giorni fa · Design

La catena alberghiera giapponese Ninehours ha recentemente aperto la sua seconda struttura ad Osaka nei pressi di Namba Station.
Il progetto è stato affidato a Naruse Inokuma Architects il quale ha realizzato un capsule hotel. Lo studio – a differenza di molti altri alberghi in cui la qualità è molte volte trascurata – ha deciso di migliorare l’esperienza dell’ospite perfezionando struttura e servizi offerti. Per fare ciò, gli architetti hanno progettato un albergo suddiviso in quattro ambienti diversi che corrispondono alle quattro fasi del soggiorno: la reception, il corridoio, il salotto e infine gli spazi contenenti le cabine letto.

Il Ninehours è stato progettato con una formula totalmente innovativa, che migliora l’immagine dell’hotel e apporta un certo livello di funzionalità e comodità per l’ospite, garantendo un’esperienza di alta qualità. Per questo motivo sono stati scelti in maniera accuratissima i dettagli, i colori, i materiali del mobilio e dell’illuminazione, adattandoli a ogni ambiente.

Arredato in stile minimale, gli ospiti possono effettuare il check-in 24 ore su 24 e utilizzare le strutture per un minimo di un’ora. Una volta oltrepassata la reception, gli ospiti sono invitati ad utilizzare gli armadietti (separati tra uomini e donne) e posare i propri effetti personali e, dopodiché, viene dato l’abbigliamento da notte. Successivamente si passa alla zona doccia dove gli ospiti possono lavarsi con i prodotti forniti direttamente dall’hotel come shampoo, balsamo, spazzolino da denti, per poi infine andare a dormire nella capsule e godere di un sonno tranquillo e indisturbato. Infatti, ogni mini-stanza offre un servizio di insonorizzazione affinché gli ospiti possano riposare al meglio. 

Tutte le strutture della catena sono situate in zone strategiche delle città e solitamente si trovano a meno di tre minuti dai principali aeroporti, dalle stazioni ferroviarie o dal centro cittadino.

Ninehours | Collater.al 2
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Testo di Anna Cardaci

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Song Ball, una canzone da regalare a chi vuoi bene

Song Ball, una canzone da regalare a chi vuoi bene

Anna Cardaci · 3 giorni fa · Design

Fino agli anni ’90, quando volevamo ascoltare una canzone accendevamo il lettore CD o lo stereo e questa partiva. Oggi la musica si ascolta sulle playlist online di Spotify o tramite i servizi di streaming ed è praticamente scomparsa l’usanza di regalare ad un amico o a una persona cara un CD, un disco in vinile o addirittura, se proprio vogliamo sentirci vecchi, una cassetta. Nel 2019 trovare tutto ciò è un miraggio almeno che non si vada in un negozio di discografia vintage o si acquisti su Amazon il vinile dell’ultimo album uscito del tuo cantante preferito – ovviamente nel caso il formato fosse in commercio. Pierpaolo Lazzarini, un designer italiano, ha voluto trovare una soluzione ricreando il tocco fisico della musica – ormai perso – inventando la “Song Ball” un piccolo oggetto personalizzabile che contiene una sola canzone speciale.

La Song Ball, che il designer descrive come un piccolo “gioiello musicale”, permette a chi l’acquista di inserire al suo interno la canzone che si desidera regalare. Del diametro di 3 cm, la palla può essere personalizzata e realizzata in diversi materiali: in plastica, in legno o in metallo prezioso. Questa è dunque una sorta di mini cassa che, una volta accesa, riproduce in loop la canzone scelta.
Ogni Song Ball viene consegnata con inciso lungo la sua circonferenza il nome dell’artista o della band, il titolo della canzone scelta e l’anno in cui viene regalata.

Poiché ogni canzone rappresenta un momento unico e memorabile, le possibilità di personalizzazione sono innumerevoli. È infatti possibile incidere un messaggio individuale o una firma. La pallina viene data in una confezione che contiene anche il testo della canzone scelta.

Songball | Collater.al 2
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Bent Pool, la piscina ad arco di Elmgreen&Dragset

Bent Pool, la piscina ad arco di Elmgreen&Dragset

Giulia Guido · 2 giorni fa · Design

Negli ultimi dieci anni Miami è stata messa a dura prova da tempeste, uragani e piogge. Lentamente ma in modo inesorabile il livello del mare continua ad alzarsi, mentre le spiagge continuano a riempirsi di palazzi e grattacieli. Questi sono solo alcuni dei motivi che hanno portato alla sempre più crescente costruzione di piscine in città, in pratica quasi ogni casa e complesso edilizio ne ha una. 

Il duo di artisti scandinavo formato da Michael Elmgreen e Ingar Dragset, per celebrare questa nuova tradizione architettonica di Miami, ma anche per sensibilizzare sulle problematiche legate al cambiamento climatico, ha presentato Bent Pool

Si tratta di una piscina ovale piegata su se stessa che forma un arco alto 20 piedi, circa 6 metri, posta davanti al Convention Center di Miami, dove ogni anno in questo periodo prende il via l’Art Basel di Miami. 

La scultura, con tanto di trampolino, superficie azzurra e luci, ovviamente non può essere riempita, ma la sua forma a “U” ribaltata è stata scelta appositamente per emulare gli archi, strutture architettoniche nate per marcare gli ingressi nelle città. Al contrario di questi ultimi, sotto alla Bent Pool si può passare uno alla volta, trasformando la scultura in un’opera immersiva. 

bent pool by elmgreen and dragset | Collater.al
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Bent Pool, la piscina ad arco di Elmgreen&Dragset
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Bent Pool, la piscina ad arco di Elmgreen&Dragset
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