In bilico tra sogno e funzione, ROA continua a raccontare un’estetica che nasce dal paesaggio e si dissolve nella nostra immaginazione, uscendo dagli schemi. La collezione Spring Summer 2026 del brand italiano è una camminata lenta e silenziosa tra le nebbie dell’alba, uno spazio indefinito dove i confini tra corpo, mente e terreno fanno fatica a distinguersi.


Non c’è una direzione chiara, né una mappa da seguire: questa SS26 si muove nell’incertezza come scelta, come approccio radicale al design. I materiali — che spaziano dai canvas ultra resistenti ai nylons tecnici più leggeri — raccontano una funzionalità estrema, pensata per chi attraversa territori mutevoli e inaspettati. La collezione si apre anche a nuovi mondi, come il running e le attività acquatiche, costringendo ROA a ripensare ogni dettaglio con un’attenzione quasi chirurgica: tagli ergonomici, mesh ad asciugatura rapida, membrane traspiranti. Ogni capo diventa un sistema complesso, pronto a reagire.



I partner tecnologici rimangono gli stessi, ma la relazione evolve. Vibram® continua a firmare le suole, Polartec® regola la temperatura e Dryarn® offre leggerezza e traspirabilità, ma è l’insieme a raccontare una tensione verso l’eccellenza che non è mai ostentata. Per ROA, la performance è un fatto di coerenza, non di spettacolo.



Dal punto di vista visivo, SS26 abbandona il mimetismo classico e costruisce un vocabolario simbolico nuovo: cinque check personalizzati, una mimetica ispirata alle ali delle falene e texture che richiamano la corteccia degli alberi si fondono in una grammatica fatta di toni terrosi, grigi profondi e improvvise scariche di viola e blu elettrico. La natura è sempre presente, ma come visione filtrata, come eco onirica.


Non mancano le incursioni nel linguaggio visivo: mappe, diagrammi e trame razionali si fondono con immagini che sembrano uscite da un sogno lucido — un drago che danza tra le stelle, un’aquila che squarcia le nuvole sotto la luna piena. Sono visioni che ampliano il concetto stesso di “funzionalità”: non più solo tecnica, ma anche poetica.



A dare corpo a questa narrazione visiva è anche la campagna, scattata dal fotografo Rafael Wolanowski e interpretata da Lauren Auder. Le immagini traducono così l’essenza della collezione in atmosfere sospese, intime, quasi spirituali, in perfetta continuità con l’universo ROA. Insomma, questa SS26 sembra essere un invito ad abbandonare il sentiero battuto. Una collezione che non si accontenta di proteggere il corpo, ma accompagna la mente in un viaggio lento e interiore, dove anche la nebbia diventa spazio da attraversare, e non limite da evitare.



