Romeo + Juliet di Baz Luhrmann, lo stile come espediente narrativo

Romeo + Juliet di Baz Luhrmann, lo stile come espediente narrativo

Andrea Tuzio · 1 mese fa · Style

147 milioni di dollari incassati, i Garbage e i Radiohead a fare da colonna sonora, Leonardo di Caprio nei panni di Romeo, outfit firmati da D&G (linea di Dolce&Gabbana ormai accantonta) e completi Prada, hawaiian shirt, capelli rosa, linguaggio shakespeariano, armi e faide tra gang/famiglie.
Romeo + Juliet di Baz Luhrmann del 1996 è la rivisitazione coloratissima in chiave contemporanea – immersa in un mondo ispirato a un immaginario folkloristico, religioso e strabordante di cultura pop – dell’immortale capolavoro di William Shakespeare Romeo e Giulietta

Questo contesto “ha fornito alla production designer Catherine Martin – Oscar per la migliore scenografia – e alla stylist Kym Barrett un’incredibile quantità di estetiche a cui fare riferimento, rimanendo sempre e comunque ancorate alle parole di Shakespeare”.

Il tutto è ambientato in una fantomatica Verona Beach – un mix tra Venice Beach, Miami e Città del Messico –  fuori dal tempo in un susseguirsi costante di riferimenti culturali di ogni genere.

La storia della tragedia shakespeariana la conosciamo tutti: due nobili famiglie di Verona in contrasto da generazioni, i Montecchi e i Capuleti, e che “dai fatali lombi di due nemici discende una coppia di amanti, nati sotto cattiva stella, il cui tragico suicidio porrà fine al conflitto”.

Nella trasposizione di Lurhmann una delle cose più importanti da far risaltare era quella la differenza netta tra le due famiglie rivali al centro delle vicende. Kym Barrett ha caratterizzato i Montecchi di Romeo attraverso colori vivaci e forti, camicie hawaiane, capelli tinti, pantaloni cargo workpant abbinati alle Chuck Taylor o ad anfibi. 

Romeo + Juliet

I giovani Capuleti vengono invece rappresentati da vere e proprie uniformi firmate D&G: silhouette semplici, pantaloni neri, camicie e gilet/giubbotti antiproiettile sia in pelle che in raso rosso, stampe e decorazioni che impreziosiscono le fondine delle pistole. Risultano tutti estremamente curati e altezzosi, rifiutano la sartorialità anni ’60/‘70 alla Yves Saint Laurent dei loro parenti più anziani, escamotage estetico per sottolineare il contrasto e la spaccatura generazionale all’interno della stessa famiglia Capuleti. La stessa Giulietta, interpretata da Claire Danes, si “dissocia” dai suoi familiari indossando colori più tenui e tessuti morbidi.

Romeo + Juliet

Il Romeo di Leonardo Di Caprio si discosta da tutto e tutti, per lui così come per Giulietta, la Barrett ha scelto qualcosa che fosse “il più semplice possibile, linee pulite e nessuna decorazione” come per l’abito indossato da Romeo per celebrare il matrimonio segreto dei due innamorati, uno splendido abito blu di Prada, camicia in cotone, e una cravatta con una fantasia floreale.

Romeo + Juliet

L’insieme di tutte queste caratteristiche estetiche, studiate nel dettaglio da Kym Barrett, e tutto quello che vi abbiamo descritto all’inizio di questo articolo, hanno reso questo film indimenticabile unico nel suo genere e assolutamente irripetibile.

Romeo + Juliet
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Il nudo artistico e la liberazione nelle foto di Lucie Nechanicka

Il nudo artistico e la liberazione nelle foto di Lucie Nechanicka

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Photography

Forma di libertà e autoaffermazione nei confronti di un mondo di convenzioni e vincoli, fotografando il proprio corpo nudo l’artista Lucie Nechanicka vuole raggiungere questa condizione di libertà personale ed emotiva.
Nata in Repubblica Ceca e ora con base nel Regno Unito, Lucie rappresenta questa libertà innanzitutto spogliandosi di qualsiasi velo che può condizionare lo sguardo, per allontanarsi da una visione tradizionale della nudità e tornando a una tradizione del corpo, visto come unità pura, elemento che più condivide meccanismi con la Terra e la natura.
Tecnicamente Lucie Nechanicka rappresenta il concetto di libertà attraverso la distorsione prospettica oppure nascondendo il proprio corpo o giocando con le ombre, che sono sia naturali sia portate da altri oggetti che creano decori sulla pelle. L’utilizzo di angoli insoliti aiuta ad uscire dalla monotonia della narrazione sul corpo umano in fotografia, così come altri elementi che sembrano mettersi tra il soggetto e lo spettatore, come lenti, filtri o specchi, capaci alterare una prima impressione che è tutta la riscrivere, rivedere e analizzare fuori dagli schemi tradizionali.

Il nudo artistico e la liberazione nelle foto di Lucie Nechanicka
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Karen Navarro e la migrazione come formazione di un’identità

Karen Navarro e la migrazione come formazione di un’identità

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

La fotografia a tecnica mista di Karen Navarro è uno strumento attraverso il quale l’artista argentina esplora lati del proprio passato, della propria identità e delle cause che hanno portato a definire certi tratti personali, condivisi con un intero popolo.
L’artista multidisciplinare realizza foto, collage e sculture incentrate sul tema dell’appartenenza, a un luogo fisico e ad un altro dell’anima, utilizzando ritratti e ricorrendo all’uso della parola scritta. Tutta la produzione artistica di Navarro è influenzata dal suo essere immigrata (ora lavora negli Stati Uniti, a Houston) e discendente da popolazioni indigene del Sud America.

La migrazione nel lavoro di Karen Navarro è infatti vista come un processo di trasformazione interiore, di formazione di un’identità collettiva che plasma di riflesso quella personale. L’interpretazione dei simboli della propria cultura è presente sia nelle installazioni ma soprattutto nelle foto, in cui i soggetti spiccano proprio grazie a questi dettagli, insieme al lavoro di trasformazione dell’immagine e decostruzione dell’opera.

Karen Navarro | Collater.al
Karen Navarro | Collater.al
Karen Navarro | Collater.al
Karen Navarro | Collater.al

Karen Navarro | Collater.al
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Karen Navarro e la migrazione come formazione di un’identità
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Una nuova mostra a Bologna curata da Mulieris Magazine

Una nuova mostra a Bologna curata da Mulieris Magazine

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Per due mesi, dal primo febbraio al 30 marzo 2023, a Bologna lo spazio espositivo il concept studio THE ROOOM ospiterà una nuova mostra, curata da Mulieris Magazine.
Il titolo del progetto è DREAMTIGERS, una citazione allo scrittore argentino Jorge Luis Borges e al suo straordinario immaginario in cui gli animali ricoprono un ruolo fondamentale per stimolare ricordi e immaginazione.

DREAMTIGERS è una mostra che grazie alle opere di Lula Broglio, Alejandra Hernández, Joanne Leah, Sara Lorusso, Sara Scanderebech, Ayomide Tejuoso (Plantation), assieme alle installazioni di The Mosshelter di Marco Cesari, si serve dell’immaginazione. Questa dimensione apre così un mondo di possibilità non solo per la mente ma anche per la rappresentazione di ciò che è reale.
Una fusione, quella tra reale e immaginario, che Sigmud Freud definiva l’ombelico del sogno, luogo indefinito in cui è possibile affrontare con libertà i temi che in questi anni hanno fatto conoscere al pubblico la realtà di THE ROOOM e Mulieris Magazine. Tra questi temi sicuramente c’è la condanna a qualsiasi forma di discriminazione e la parità di genere, affrontate negli anni attraverso la divulgazione, splendidi volumi e progetti artistici molto interessanti che continueranno con la mostra Bolognese.

Mulieris Magazine | Collater.al
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Una nuova mostra a Bologna curata da Mulieris Magazine
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La fotografia stenopeica scattata dalla bocca di Justin Quinnell

La fotografia stenopeica scattata dalla bocca di Justin Quinnell

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Che cos’è la fotografia stenopeica? Si tratta un’immagine scattata attraverso il procedimento fotografico della stenoscopia, una tecnica che come le fotocamere più moderne sfrutta il principio della camera oscura, utilizzando però un piccolo foro come obiettivo, che attraverso la diffrazione crea immagini.
Justin Quinnell è considerato tra i principali esperti di questa tecnica, sia per i suoi quasi trent’anni da docente in tutto il mondo sia per la sua produzione artistica di fotografie sperimentali.
Da Bristol, dove vive, realizza fotografia utilizzando camere stenopeiche, creando situazioni e punti di vista insoliti, grazie alle possibilità del mezzo e alle deformazioni dell’immagine.

Tra le serie fotografiche più bizzarre di Justin Quinnell c’è quella realizzata utilizzando una smileycam, una macchina fotografica che l’artista inserisce completamente dentro la propria bocca, sfruttando così la forza di un punto di osservazione – POV per utilizzare una definizione di moda – insolita e molto bizzarra. nell’inquadratura compaiono quindi tutti i denti di Quinnell, che l’osservatore finisce di conoscere meglio del dentista dello stesso artista. Oltre i denti di volta in volta si presentano diversi soggetti, che descrivono la quotidianità di Justin, si parte infatti con lo spazzolino alla mattina, passando per i pasti e il cocktail da condividere alla sera. Dalla bocca del fotografo teniamo traccia anche dei suo viaggi, così tra un incisivo e un canino spunta Piazza San Marco a Venezia e il Teatro dell’Opera di Sidney.

La stenoscopia non prevede nessuna particolare messa a fuoco, per questo le foto sembrano molto amatoriali. In passato ha rappresentato un punto alto per la tecnologia, ora, superata da obiettivi e lenti decisamente più performanti, viene utilizzata per progetti più sperimentali e artistici, grazie alla possibilità di poter creare punti di vista strani e risultati imprevedibili. Il lavoro di Quinnell ne è un esempio molto chiaro, se poi aveste voglia di scoprire cosa vede la vostra bocca, qui potete trovare anche la smileycam.

Justin Quinnell | Collater.al
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La fotografia stenopeica scattata dalla bocca di Justin Quinnell
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