Photography Samar Abu Elouf e lo scatto vincitore del World Press Photo of the Year 2025
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Samar Abu Elouf e lo scatto vincitore del World Press Photo of the Year 2025

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Anna Frattini

Un bambino in canottiera, seduto accanto a una finestra. La luce calda del sole ne illumina il viso, proiettando un’ombra lieve e familiare. Ma basta un attimo per accorgersi che qualcosa spezza la quiete apparente di questa immagine: Mahmoud Ajjour non ha le braccia. È questo lo scatto potente e delicatissimo con cui la fotografa palestinese Samar Abu Elouf si è aggiudicata il premio Photo of the Year 2025 di World Press Photo. Accanto alla sua fotografia, sono state selezionate altre due immagini finaliste che affrontano i temi della migrazione e del cambiamento climatico, completando un trittico visivo che racconta le sfide più urgenti del nostro tempo. Ma scopriamo qualcosa in più.

La foto vincitrice: Mahmoud Ajjour, Aged Nine di Samar Abu Elouf

Lo scatto è stato realizzato per The New York Times ma la realizzazione di questa immagina ha molto a che fare con la storia personale della fotografa che l’ha scattata. Abu Elouf è stata evacuata da Gaza nel dicembre 2023 e oggi vive nello stesso complesso residenziale di Mahmoud, documentando le vite di alcuni dei pochi palestinesi gravemente feriti che, come lui, sono riusciti a lasciare la Striscia per ricevere cure. Il bambino è rimasto ferito nel marzo 2024 mentre fuggiva da un attacco israeliano a Gaza City: si era voltato per incitare la famiglia a seguirlo, quando un’esplosione gli ha amputato un braccio e devastato l’altro. Ora, in Qatar, sta imparando a vivere usando i piedi: apre porte, scrive, gioca con il telefono. Sogna delle protesi e una vita “normale”.

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L’immagine di Abu Elouf è silenziosa, ma potentissima. Ha il potere di raccontare non solo la tragedia personale di un bambino, ma anche quella collettiva di una generazione segnata dalla guerra. Come ha dichiarato la direttrice esecutiva di World Press Photo, Joumana El Zein Khoury, «questa è una foto silenziosa che parla con forza […] sono profondamente grata ai fotografi che, nonostante i rischi personali e il peso emotivo, scelgono di documentare queste storie».

Le altre due foto finaliste: tra migrazione e cambiamento climatico

Accanto allo scatto di Samar Abu Elouf, la giuria ha selezionato altre due immagini che, come tasselli complementari, delineano i tre grandi temi di questa edizione: conflitto, migrazione e cambiamento climatico.

Night Crossing di John Moore (Stati Uniti, Getty Images) cattura un gruppo di migranti cinesi accovacciati sotto la pioggia, mentre si scaldano dopo aver attraversato il confine tra Messico e Stati Uniti. L’immagine è sospesa, intima, e restituisce tutta la vulnerabilità e la complessità dell’esperienza migratoria, lontano dalla narrazione politicizzata che spesso la circonda.

Samar Abu Elouf

Droughts in the Amazon del fotografo Musuk Nolte (Perù/Messico, Panos Pictures, Bertha Foundation) ci porta invece in Amazzonia, dove un ragazzo cammina per due chilometri sul letto asciutto di un fiume per portare cibo a sua madre. Lì dove prima c’era acqua, ora c’è polvere: il contrasto tra la foresta pluviale più grande del mondo e la sua crescente aridità diventa una metafora visiva potentissima del cambiamento climatico.

Samar Abu Elouf
Musuk Nolte – Droughts in the Amazon | World Press Photo

Come ha sottolineato Lucy Conticello, presidente della giuria globale e photo director per M, il magazine del weekend di Le Monde, «la Photo of the Year è un ritratto che colpisce perché stratificato, umano, necessario». L’immagine di Mahmoud è stata una scelta chiara fin dall’inizio, proprio per la sua capacità di trasformare un momento intimo in una narrazione universale.

Così, in occasione del 70° anniversario di World Press Photo, l’eredità di questo concorso continua a rinnovarsi: al fianco dei fotografi che scelgono, ogni giorno, di testimoniare la verità. Anche – e soprattutto – nella sua crudeltà.

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Scritto da Anna Frattini

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