Photography Tom Hegen racconta il costo nascosto della transizione energetica con The Mineral Age
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Tom Hegen racconta il costo nascosto della transizione energetica con The Mineral Age

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Arianna Maria Leva

La transizione energetica ha un’immagine precisa: distese di pannelli solari, pale eoliche all’orizzonte, automobili elettriche e tecnologie progettate per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma cosa succede prima che tutto questo diventi realtà? Per costruire gli strumenti che promettono un futuro più sostenibile servono risorse estratte dal sottosuolo, processi industriali e territori che, spesso lontano dai nostri occhi, vengono trasformati profondamente.

È da questa contraddizione che prende forma The Mineral Age, il progetto fotografico di Tom Hegen, fotografo tedesco che da sei anni documenta dall’alto i paesaggi dell’estrazione mineraria e della produzione di materie prime. Pubblicato da Hatje Cantz, il libro raccoglie 247 fotografie aeree che raccontano il lato meno visibile della transizione energetica: quello dei luoghi da cui provengono i materiali indispensabili alle tecnologie contemporanee.

Litio, cobalto, nichel e terre rare sono diventati elementi centrali dell’economia contemporanea. Si trovano nelle batterie dei veicoli elettrici, nei pannelli solari, nelle turbine eoliche e nei dispositivi elettronici che utilizziamo quotidianamente. Mentre cresce la necessità di ridurre le emissioni di carbonio e abbandonare carbone, petrolio e gas, aumenta anche la richiesta di queste risorse. Una trasformazione che apre una questione difficile da ignorare: quanto pesa, sul piano ambientale e sociale, l’estrazione dei materiali necessari per costruire un futuro più sostenibile?

In The Mineral Age, Tom Hegen affronta questo interrogativo senza limitarsi a raccontarlo attraverso dati e parole. Il suo punto di osservazione è il cielo. Dall’alto, le miniere a cielo aperto, i bacini di evaporazione e gli impianti industriali assumono forme e proporzioni che difficilmente si colgono osservandoli da terra. Le geometrie delle attività estrattive disegnano nuove strutture sul territorio, mentre le dimensioni degli interventi umani diventano parte integrante del paesaggio.

Le fotografie restituiscono così una prospettiva insolita su luoghi che normalmente restano fuori dall’immaginario associato alla rivoluzione verde. Non ci sono soltanto le tecnologie finite, pronte per essere utilizzate, ma anche le infrastrutture, le superfici scavate e i processi industriali che ne rendono possibile la produzione.

Il progetto attraversa diversi territori del mondo, seguendo le tracce delle materie prime che alimentano la trasformazione energetica. Nel deserto di Atacama, in Cile, Hegen fotografa i bacini di evaporazione utilizzati per la produzione di litio, mentre nella Repubblica Democratica del Congo documenta le aree dedicate all’estrazione del cobalto, comprese le miniere artigianali di Kolwezi, con i loro pozzi attivi e abbandonati.

In Indonesia, sull’isola di Sulawesi, l’obiettivo si concentra invece sulle miniere di nichel a cielo aperto che avanzano verso la foresta primaria e sui complessi industriali legati alla sua lavorazione. Sono scenari differenti, accomunati dal rapporto diretto tra la domanda globale di risorse e la trasformazione dei luoghi in cui vengono estratte.

A queste immagini si affiancano fotografie di altre infrastrutture energetiche, dalle distese di pannelli solari in California e in Provenza ai parchi eolici in Spagna, fino alle opere legate alla produzione di energia idroelettrica in Svizzera. Il racconto non si ferma quindi all’estrazione mineraria, ma si estende ai paesaggi costruiti per sostenere la transizione energetica nel suo insieme.

La varietà delle immagini mette in relazione due dimensioni spesso separate: da una parte, le infrastrutture che producono energia da fonti rinnovabili; dall’altra, i territori da cui provengono le materie prime necessarie a realizzarle. È in questo legame che il progetto trova uno dei suoi punti più interessanti, mostrando come il passaggio a un nuovo modello energetico non coincida con la scomparsa dell’impatto umano sull’ambiente, ma con una sua trasformazione.

Nel lavoro di Tom Hegen, la fotografia aerea non è soltanto una scelta estetica. Cambiando punto di vista, permette di leggere il territorio come una superficie attraversata da interventi, infrastrutture e processi produttivi. Le forme geometriche delle aree estrattive e le grandi distese industriali diventano particolarmente evidenti, rivelando una dimensione del consumo di risorse che, nella vita quotidiana, tende a rimanere distante.

Il risultato è un archivio visivo in cui la forza delle immagini convive con la complessità dei temi affrontati. Le fotografie possono attrarre per le loro composizioni e per le forme che emergono dall’alto, ma ciò che mostrano va oltre la loro qualità visiva: sono paesaggi reali, modellati dalle necessità dell’industria e dalla crescente domanda di materie prime.

Il libro, riunisce fotografie a colori, accompagnate da infografiche, approfondimenti e saggi di Olivia Lazard e Jean-Baptiste Fressoz. Un apparato che inserisce le immagini in un discorso più ampio, mettendo in relazione la dimensione visiva con quella ambientale, politica e sociale dell’estrazione delle risorse.

Con The Mineral Age, Tom Hegen invita a guardare oltre la superficie delle tecnologie che promettono di cambiare il nostro rapporto con l’energia. Per comprendere davvero questa trasformazione, suggerisce il progetto, non basta osservare ciò che arriva nelle nostre case o ciò che si muove sulle strade: occorre seguire il percorso dei materiali fino ai territori da cui vengono prelevati. È lì che la transizione energetica mostra anche il suo lato più concreto, fatto di paesaggi modificati e risorse finite, e pone una domanda che accompagna ogni promessa di progresso: quale impronta lasciamo sulla Terra per costruire il futuro?

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Scritto da Arianna Maria Leva

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