Il progetto Eulogy di Sander Coers affronta il tema del trauma intergenerazionale e postcoloniale attraverso la lente della sua personalissima storia familiare. L’artista olandese parte da un’immagine potente e personale: una fotografia pubblicata sul Bali Post che ritrae il nonno trasportato fuori di casa in una sacca mortuaria dopo la sua morte nel 2020. Questo scatto diventa il punto di partenza per un’indagine sui silenzi, le perdite e i ricordi non detti che attraversano le generazioni, mettendo in discussione la natura frammentata e selettiva della memoria.

Per raccontare questa complessità, Coers utilizza una vasta gamma di media: archivi familiari, fotografia personale e materiali tangibili come tessuti, legno, ceramica e intelligenza artificiale. Quest’ultima gioca un ruolo cruciale nel progetto, fungendo da “memoria collettiva” artificiale che genera nuove immagini a partire dagli album di famiglia. Le immagini prodotte dall’IA esasperano tratti come la mascolinità e il trauma, sottolineando l’artificiosità e la parzialità del ricordo.

Il progetto si distingue per l’uso di opere su legno compensato, come I Mistook The Laughter For Love e I Felt Very, Very Cold, dove immagini generate dall’IA vengono stampate a raggi UV e disposte in dittici o trittici. Queste composizioni frammentano e anonimizzano i soggetti, evocando la natura discontinua e soggettiva della memoria. La tavolozza cromatica è ispirata ai toni della fotografia originale, un filo conduttore che unifica le opere e le collega simbolicamente alla storia personale dell’artista.

L’elemento del nascondimento è evidente anche nelle travi di legno dipinte a olio, che oscurano parzialmente le immagini stampate. Questo gesto allude al modo in cui la memoria idealizza il passato, nascondendo le verità più scomode. Un approccio simile si ritrova nella serie Obituary, in cui le immagini d’archivio UV-stampate su piastrelle di ceramica vengono ritagliate per enfatizzare specifici dettagli. I colori smaltati a mano riprendono quelli della fotografia d’origine, rafforzando il legame tra memoria personale e collettiva.

Infine, i tessuti e gli arazzi prodotti a partire dalla stessa immagine originale accentuano ulteriormente il concetto di memoria come trama e ordito. L’uso dell’arazzo, un medium storicamente associato alla narrazione e alla rappresentazione della memoria collettiva, diventa simbolo di come le storie personali e collettive siano intimamente intrecciate.

Con Eulogy, Sanders Coers non solo esplora il trauma e le eredità postcoloniali, ma mette in discussione la natura stessa della memoria. Attraverso un uso sapiente di archivi familiari, fotografia personale, intelligenza artificiale e materiali tangibili, il progetto svela la costruzione della memoria e il modo in cui il ricordo viene preservato, reinterpretato e tramandato tra le generazioni.
