Per il suo progetto Cakeland, lo scultore americano Scott Hove prende spunto sia dal regno animale che dalla cucina moderna.


Il suo lavoro utilizza diversi media, da installazioni scultoree alla pittura, dalla decorazione per dolci all’imbalsamazione. Le sue torte dentate, coloratissime e terrificanti, sembrano uscite da un esperimento scenografico di H.R. Giger per un melodramma di Baz Luhrmann.
L’opera di Hove riflette sul rapporto tra il mondo della natura e quello della civiltà meccanica e il dramma che si verifica durante la loro interazione.
I materiali e le tecniche prese in prestito dalle arti tradizionali, decorative e artigianali rendono le sue opere stridenti e inquietanti.
Parlando del suo lavoro Hove afferma: “all beautiful things are equipped with a defense mechanism, to protect against the predations of those who seek to possess. The mechanizations of the predator also have a terrifying elegance. The two working together tell a very old story, and are the basis of many archetypes“.
Le sculture celebrano la bellezza, la rapacità e l’assurdità della nature. Un’ossessione per il rapporto tra il bello e il brutale. L’uso di un supporto assurdo come la torta ha lo scopo di rappresentare il desiderio, la nostra tendenza ad abbracciare l’illusione, di sentirci al sicuro e ricevere gratificazioni emotive. La bellezza è qualcosa che tutti vogliono o credono di aver il diritto di possedere.
Come AJ Fosik, Hove indaga e reinterpreta dei media con cui gli artisti urbani contemporanei si confrontano di rado. Come i trofei di Fosik, le torte di Hove digrignano i denti, guardandoci dalle pareti di una realtà misteriosa e intrigante.





















