Art Le serie tv che hanno davvero cambiato la storia della televisione
Arttv series

Le serie tv che hanno davvero cambiato la storia della televisione

-
Giulia Guido
serie tv

Quante volte abbiamo sentito dire a qualcuno che una serie tv ha cambiato le storia della televisione? Ci siamo messi d’impegno e abbiamo stilato una lista di show che secondo noi hanno davvero cambiato le regole del piccolo schermo. (Non vogliamo fare nessuna classifica, abbiamo quindi deciso di optare per un sempreverde ordine cronologico). 

Star Trek 

Non serve averla vista – alcuni di voi potrebbero essere troppo giovani -, ma sicuramente tutti hanno sentito almeno una volta nella vita sentir parlare di Spock, Jim Kirk e della famosa astronave Enterprise. Star Trek ha cambiato completamente la rappresentazione del futuro, dell’universo e dei viaggi spaziali. La sua influenza è palpabile ancora oggi, tant’è che il pubblico è in attesa della nuova serie Star Trek: Starfleet Academy, in produzione. Ovviamente noi stiamo parlando di quella chiamata dai trekker “TOS”, ovvero The Original Series, andata in onda negli USA dal 1966 al 1969.
Indimenticabile e leggendario è il bacio tra il capitano Kirk e la comandante Uhura nel decimo episodio della terza stagione, Umiliati per forza maggiore, passato alla storia come il primo bacio “interrazziale” nella storia della televisione. 

M*A*S*H 

È il 1972, finalmente si comincia a vedere una fine per la Guerra in Vietnam, Nixon vince le elezioni, gli Stati Uniti sono popolati di cortei e manifestazioni pacifiste e la CBS decide di mandare in onda una serie tv ambientata nella Corea del Sud durante la guerra di Corea. La domanda sorge spontanea, come ha fatto M*A*S*H a diventare una delle serie tv più viste? Grazie a un equilibrio perfetto di drama e comedy. In effetti, la sfida di portare una guerra in tv non era facile da affrontare, ma quale modo migliore se non quello di aggiungere un pizzico di umorismo a una situazione drammatica. Probabilmente il successo di M*A*S*H si nasconde anche nel fatto che è riuscita a raccontare la guerra meglio dei giornali dell’epoca che lo facevano in maniera irreale e patriottica. L’hype creato da questa serie l’accompagnò fino al suo episodio finale, che ad oggi rimane quello con lo share più alto di sempre, raggiungendo il 60,2%

Dallas

Oggi i cliffhanger – quell’espediente che prevede una brusca interruzione subito dopo un colpo di scena – sono all’ordine del giorno, ma se dovessimo andare a ricercare chi, prima di tutti gli altri, capì la potenzialità di inserire un cliffhanger alla fine di un episodio, o meglio ancora alla fine di una stagione, quello è David Jacobs, l’ideatore di Dallas. Andata in onda dal 1978 al 1991, più di tante altre serie, Dallas è riuscita a far stare col fiato sospeso milioni di spettatori. È un pezzo di storia il finale della terza stagione con il tentato omicidio di J.R. che divenne un vero e proprio caso di stato. “Chi ha sparato a J.R.?” divenne una delle frasi più dette dell’estate americana del 1980. Il tentato omicidio finì sulle prime pagine dei giornali americani come se fosse un fatto di cronaca e anche l’allora Presidente Jimmy Carter dichiarò che non avrebbe avuto problemi a finanziare la sua campagna presidenziale se solo avesse saputo chi aveva sparato a J.R. L’episodio rivelazione del colpevole, dal titolo Who Done It fu l’episodio più visto dell’intera serie. 

The Simpson 

Nata sotto forma di intermezzo pubblicitaro da 60 secondi, il primo episodio ufficiale dei The Simpson è andato in onda il 17 dicembre del 1989 e da allora non ha saltato mai una stagione, spegnendo oggi 35 candeline (mica male!). L’idea vincente, quella che ha permesso alla famiglia di Springfield di resistere tutti questi anni è che racconta è esattamente ciò che potremmo vedere al telegiornale: tutte le contraddizioni, i difetti e le falle della società. Raccontando, in modo ironico e a tratti folle, ogni giorno quel che ci circonda non sorprende che a volte in tutti questi anni i creatori dei Simpson abbiano azzeccato più di un paio di premonizioni, da Trump Presidente a una pandemia. Homer, Marge, Bart, Lisa e la piccola Maggie sono i protagonisti del cartone animato seriale più vincente della storia della televisione, è ovvio che non vogliano crescere. 

Seinfeld

Ciò che ha reso Seinfeld talmente iconico è racchiuso nella tag line con cui la serie venne presentata alla NBC: “L’idea di fare un programma sul niente”. In effetti oggi è considerato lo show about nothing per eccellenza e se chi non lo ha visto pensa che sia una cosa idiota dovrebbe fermarsi a pensare alle proprie giornate, ai dialoghi e alle azioni che fa nel quotidiano. I personaggi che non evolvono, che non prendono una posizione diventano il simbolo di una società alla sbando. 

Twin Peaks

È quella che più di tutte può essere considerata una serie tv d’autore. Per la prima volta il cinema e la televisione si fondono diventando un tutt’uno grazie alla figura di David Lynch. Dopo cinque film, il regista americano, nel 1990 decide di imbarcarsi nella sua prima produzione televisiva, ma lo fa senza rinunciare al suo stile cinematografico, caratterizzato da una particolare attenzione alle atmosfere, all’uso del suono e alla composizione delle inquadrature. Vedere questo stile sul piccolo schermo, per di più a servizio di una storia che mixa mistero, giallo, crime, sovrannaturale, ha dimostrato per la prima volta come la televisione potesse competere con il cinema

Friends

In questo caso, più sulla storia della televisione, l’impatto avuto da Friends è stato proprio sul pubblico nella vita reale. Basti pensare a come il taglio di capelli The Rachel del personaggio di Jennifer Aniston sia diventato un vero e proprio must, richiesto nei saloni di bellezza di tutto il mondo, ma anche a come molti modi di dire utilizzati dai personaggi sono diventati di uso corrente negli USA e in Inghilterra e ancora oggi fanno parte del linguaggio di milioni di persone. 

Sex & the City

Se oggi le donne si sentono più sicure e libere di parlare di sesso il merito è anche di Sex and The City. La serie ideata da Darren Star ha sdoganato una serie di pregiudizi nei confronti della figura femminile, presentando per la prima volta quattro donne indipendenti, lontane dalla rappresentazione avuta fino ad allora in tv e simbolo non solo di una libertà sessuale, ma di un’emancipazione dalla figura femminile in generale. Quello che accomuna Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha è che tutte – ognuna a suo modo e a suo tempo – scelgono per la propria vita, ed è questo che le ha rese punto di riferimento di tutte quelle giovani donne che alla fine degli anni Novanta popolavano le grandi città, ma che non si sentivano rappresentate da nessuno. 

I Soprano

La prima stagione andata in onda nel 1999 ha segnato non solo la fine di un secolo, ma la fine di un modo di concepire e pensare le serie tv. I Soprano è a tutti gli effetti la prima grande serie tv contemporanea, definita dal New York Times «l’opera della cultura pop più importante dell’ultimo quarto di secolo». Il creatore David Chase, con i suoi personaggi iper caratterizzati che arriviamo a conoscere meglio dei nostri amici e di cui comprendiamo le mosse e le reazioni, ha cambiato per sempre le regole della scrittura seriale. 

ER

Parlando del genere Medical Drama, non possiamo non tenere in considerazione ER. Al contrario di altre serie presenti qui, in questo caso abbiamo una quasi totale assenza di colpi di scena in favore di una di episodi che presenta un gran numero di intrecci. Vincente fin da subito si è rivelata l’idea di strutturare ciascun episodio come una giornata all’interno del reparto di medicina generale del famoso County General Hospital di Chicago. ER ha alzato l’asticella per quanto riguarda l’accuratezza nello sviluppare un tema specifico. 

The Wire

Amata ed elogiata per il realismo e l’attenzione nella rappresentazione di un contesto urbano, The Wire è riuscita a cambiare per sempre il genere poliziesco. Il racconto delle indagini non era mai stato così dettagliato in tutte le sue fasi, dall’inizio fino alla sua conclusione. Al contrario di altre serie, che hanno visto un immediato successo, The Wire ci ha messo un po’ a ingranare, per poi dimostrare come osare con formati più lunghi, utilizzare volti non conosciuti e denunciare la stessa società di cui fa parte il target a volte ripaga. 

Lost 

C’è un prima e dopo Lost, questo è un dato di fatto. Infatti, se prima la linea narrativa (sia orizzontale sia verticale) partiva da A per arrivare a B, la serie ideata da J. J. Adams mescola le regole del gioco e lo fa nella maniera più complicata possibile. L’intera serie, ciascun episodio, le storie dei singoli personaggi non seguono più una sequenza cronologica. Flashback, flashforward, ma anche flashpresent e flash sideways: qualsiasi salto temporale immaginabile lo si può sicuramente trovare in Lost

The Office

È quel tipo di umorismo sottile e a volte scorretto (in cui rivediamo, sia nella versione UK sia in quella USA, la mano di Ricky Gervais) a fare di The Office una pietra miliare nella storia della televisione. La chiave di volta è stata anche l’intuizione di abbinare questo humour alla tecnica del mockumentary (o falso documentario), che prevede riprese con camera a mano, inquadrature “sporche”, finte interviste che riesce a farci sentire vicini ai personaggi nonostante la brevità degli episodi. 

Breaking Bad 

Una sola parola: antieroe. Tutti i personaggi che da buoni si sono trasformati in cattivi, ma che abbiamo continuato a comprendere e a tifare, devono la loro esistenza a Walter White. Le vicende del professore di Albuquerque che, dopo ave scoperto di avere un cancro ai polmoni, per assicurarsi di lasciare una degna cifra alla moglie e al figlio, si mette a produrre la metanfetamina più pura possibile sono diventate leggenda, portando critica e pubblico a definire Breaking Bad la miglior serie tv di sempre. In effetti tutto qui è perfetto: la caratterizzazione dei personaggi, la linea narrativa, i colpi di scena, le ambientazioni, i tempi. Ma la chiave di volta è proprio il protagonista, perché potremmo benissimo essere noi, perché chiunque in una situazione disperata sarebbe disposto a tutto. 

Game of Thrones

Sono molti i motivi per cui Game of Thrones potrebbe trovarsi in questa lista, ma quello per cui l’abbiamo scelta è semplicemente uno: i soldi. La rivoluzione portata da quella che è stata per anni la serie di punta della HBO passa attraverso i budget di produzione, che per la prima volta hanno dimostrato come le serie tv potessero avere dei budget cinematografici (e anche degli introiti). Infatti, ogni episodio dell’ultima stagione è costato 15 milioni di dollari, per intenderci meglio, lo stesso identico budget del film C’era ancora domani di Paola Cortellesi. 

Stranger Things

Qualcuno potrebbe storcere il naso a vedere Stranger Things in questa lista e un po’ vi capiremmo anche, ma non siamo qui a parlare di trama o altro. Il motivo per cui l’abbiamo inserita è perché, oltre a essere stata il punto di svolta per Netflix e la prima vera serie di successo della piattaforma streaming, rappresenta un punto di svolta nel modo di fruizione delle serie. Infatti, se prima eravamo abituati ad aspettare una settima per scoprire cosa sarebbe successo ai nostri personaggi preferiti, con Stranger Things abbiamo scoperto cosa si prova a guardare un’intera stagione in una sola serata

Arttv series
Scritto da Giulia Guido

Editor's Picks

x
Ascolta su